9° MODULO MARANGI 2026-27
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Título del Test:
![]() 9° MODULO MARANGI 2026-27 Descripción: 9° modulo 65-72 |



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01. Analizza la DaD come 'specchio del sistema scolastico': in che modo ha reso visibili contraddizioni preesistenti, e perché la risposta inclusiva non può essere semplicemente il ritorno alla normalità pre-pandemica?. Perché la DaD ha amplificato fratture già esistenti, prima oscurate dalla routine in presenza. Avrebbe rivelato che il problema principale è la carenza di strumenti tecnologici da finanziare. Avrebbe dimostrato che la scuola funziona senza presenza fisica, con risultati migliori. Non avrebbe rivelato nulla di nuovo, essendo i problemi già noti prima della pandemia. 02. Quali sono le tre dimensioni del divario digitale, e quale manifestazione concreta ha ciascuna?. Infrastrutturale (rete), formativa (docenti non formati) e normativa (assenza di leggi digitali). Hardware mancante, software inadeguato, metodologica (incapacità di integrazione digitale). Generazionale (nativi/immigrati digitali), geografica (nord/sud) e socioeconomica (ricchi/poveri). Economica (dispositivi), culturale (familiarità digitale) e pedagogica (uso senza modello). 03. Come definiscono Frabboni e Pinto Minerva (2013) i 'sassolini bianchi' e in quale contesto vengono citati?. Indicatori quantitativi di qualità, citati come strumenti di valutazione durante la pandemia. Buone pratiche preesistenti non resistite all'impatto della DaD, illustrando cosa si è perso. Strategie durature per una scuola inclusiva, apporti positivi della DaD nonostante l'emergenza. Piccoli gesti quotidiani di appartenenza, come innovazione dal basso contro le grandi riforme. 04. Perché Carruba (2020) afferma che durante la DaD 'a fare la differenza sono stati gli approcci, le proposte educative e non la tecnologia', e come si collega al concetto di curvatura tecnicistica?. La tecnologia sarebbe sempre neutra, con vantaggi ingiusti per i più tecnologicamente preparati. Perché i più preparati pedagogicamente hanno differenziato, gli altri riprodotto la lezione frontale. Gli approcci tradizionali sarebbero stati sempre superiori a qualsiasi innovazione tecnologica. Si riferirebbe solo alla primaria, dove sarebbe stato l'approccio relazionale a fare la differenza. 05. Perché il divario digitale non si risolve 'distribuendo tablet o potenziando la rete'? Quale implicazione ha questa affermazione per la progettazione della didattica inclusiva?. Sarebbero obsoleti, servendo dispositivi di nuova generazione permettibili solo da Paesi ricchi. Sarebbe di competenza del MIUR, con le scuole limitate solo alla dimensione pedagogica. Perché è un problema radicato in più disuguaglianze, richiedendo di considerare tutte le dimensioni. Distribuire tablet creerebbe dipendenza, da ridurre nelle scuole più vulnerabili socialmente. 06. In che modo il concetto di 'società sospesa' (Carruba, 2020) come 'matrioska di complessità' amplia quello di 'società liquida' (Bauman, 2014), e quali implicazioni specifiche ha ciascuno per la scuola come istituzione?. La 'società sospesa' supererebbe la 'liquida', ormai conclusa con la pandemia. Si applicherebbe solo agli studenti con BES, i cui percorsi sarebbero stati sospesi. Sarebbe solo terminologica, descrivendo entrambi la stessa realtà di incertezza sociale. La liquidità è progressiva, la sospensione è un'immobilità improvvisa; la matrioska annida più crisi. 07. Perché si afferma che 'la complessità della classe non è un problema da risolvere ma la condizione normale dell'insegnamento contemporaneo', e come questo cambio di prospettiva si collega all'intera architettura del corso (dalla Pedagogia Speciale alla Didattica Inclusiva)?. Si risolverebbe suddividendo gli alunni in classi omogenee, come nei sistemi anglosassoni. Riguarderebbe solo il Modulo 9, con i moduli precedenti che avrebbero già risolto tutto. Perché il corso converge sull'idea che la diversità è materia prima dell'insegnamento. Sarebbe un problema irrisolvibile che giustifica le difficoltà, con fallimenti sempre inevitabili. 08. Chi ha introdotto il concetto di 'società liquida' e in quale opera, e chi ha proposto l'idea di 'società sospesa'?. Lévy avrebbe introdotto la 'società liquida', Prensky la 'società sospesa' per i nativi digitali. Bauman (1999) la 'modernità liquida', Giddens (1991) la 'società sospesa' di transizione. Frabboni e Pinto Minerva (2013) avrebbero introdotto entrambi i concetti, pre e post pandemia. Bauman (2014) introduce la 'società liquida'; Carruba (2020) la 'società sospesa' per la pandemia. 09. In che modo il cambio di paradigma 'dal cosa al come' proposto da Carruba anticipa il tema della differenziazione didattica indicato come tema centrale del corso?. Perché la complessità delle classi rende impossibile insegnare allo stesso modo per tutti. Si applicherebbe solo alla valutazione, dal 'cosa' al 'come', con portfolio invece di voti. Indicherebbe che i contenuti vadano eliminati e sostituiti da competenze metodologiche. Sarebbe già stato completato con le Indicazioni Nazionali del 2012, obbligatorio per legge. 10. Analizza la distinzione tra strumenti (neutri) e approcci (non neutri) (Carruba citando Fasoli, 2019): perché questa distinzione è fondamentale per comprendere il fallimento di molti progetti di innovazione scolastica tecnologica?. Significherebbe che tutti gli strumenti sono equivalenti, con fondi sempre sprecati. Dimostrerebbe che gli strumenti non andrebbero mai usati, essendo neutri e senza valore aggiunto. Perché investire su strumenti senza cambiare l'approccio produce solo digitalizzazione tradizionale. Si applicherebbe solo alla primaria, dove gli studenti non avrebbero ancora un approccio critico. 01. Quale articolo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 enuncia per la prima volta l'istruzione come bisogno di tutti e dovere dello Stato?. L'articolo 17 sulla proprietà, con l'istruzione equiparata a un bene inalienabile da possedere. L'articolo 11 sulla libertà di espressione, da cui l'istruzione sarebbe ricavata per estensione. L'articolo 22: l'istruzione come bisogno di tutti, da rendere accessibile a tutti i cittadini. L'articolo 1 sull'uguaglianza dei diritti, da cui deriverebbe l'istruzione universale. 02. Quali sono le cinque differenze tra integrazione e inclusione identificate nel confronto tra i due modelli?. Target, certificazione, strumenti, tempi e risorse, dalla disabilità certificata ai BES. Filosofia, legislazione, formazione, valutazione e clima, dal deficit model al capability approach. Storia, normativa, approccio, valutazione e spazio, dal 1977 al 1992. Focus, logica, intervento, obiettivo e professione: dal singolo speciale a tutti gli studenti. 03. Perché si afferma che 'la scuola che esclude — anche parzialmente, anche informalmente, anche inconsapevolmente — è una scuola che viola un diritto fondamentale'? Quali forme di esclusione informale o inconsapevole identifica implicitamente?. Escluderebbe formalmente gli studenti con disabilità grave dalla programmazione ordinaria. Si manifesterebbe solo nelle scuole private, non nelle pubbliche obbligate all'inclusione. Riguarderebbe solo il bullismo tra pari, quando la scuola non protegge le vittime. Perché il diritto a partecipare è universale, e l'esclusione informale viola il principio inclusivo. 04. Come definisce Canevaro (2006) il ben-essere nel contesto della pedagogia inclusiva?. La soddisfazione sul rendimento, misurata con questionari trimestrali da psicologi certificati. L'assenza di sintomi negativi che permetterebbe la partecipazione senza supporti individuali. Il benessere raggiunto solo eliminando tutte le barriere architettoniche e comunicative. Non solo rapporto malattia/salute, ma riorganizzazione della quotidianità per il ben-essere. 05. Perché il principio di uguaglianza sostanziale (art. 3, comma 2 della Costituzione) è fondamentale per la pedagogia inclusiva, e come si differenzia dall'uguaglianza formale?. Si applicherebbe solo agli studenti certificati, fondando solo l'insegnamento di sostegno. Sarebbero sinonimi nella tradizione giuridica, con la distinzione una semplificazione pedagogica. Perché la formale garantisce diritti sulla carta, la sostanziale rimuove gli ostacoli reali. La formale sarebbe dell'art. 3 comma 1, la sostanziale dell'art. 34, completandosi tra loro. 06. Analizza il principio 'la diversità è una risorsa' (Terzi, 2005) attraverso i fondamenti teorici di Vygotsky e Gardner: perché una classe eterogenea è un ambiente di apprendimento più ricco di una classe omogenea, e quali implicazioni concrete ha per la progettazione didattica?. Sarebbe risorsa solo per chi ha alta competenza, gli altri meglio serviti da classi omogenee. Si collegherebbe solo a Gardner, non a Vygotsky, che richiederebbe classi omogenee per livello. Vygotsky mostra che si apprende con gli altri, Gardner che le intelligenze sono multiple. Sarebbe una posizione ideologica senza basi empiriche, con gruppi omogenei sempre migliori. 07. Perché Carruba afferma che 'una scuola inclusiva non ha bisogno di strumenti speciali ma di approcci educativi che mirano alla differenziazione', e come si collega al tema strumenti vs. approcci?. Avrebbero dimostrato che meno tecnologia produce studenti più inclusivi, aumentando l'interazione. Stigmatizzerebbero i BES, richiedendo l'eliminazione di ogni differenziazione visibile. Perché è l'approccio pedagogico, non la dotazione tecnologica, a determinare l'inclusione. Sarebbero costosi, con Carruba che proporrebbe una soluzione pragmatica al finanziamento. 08. Perché Iavarone (2008) afferma che in classe 'la dimensione soggettiva e quella collettiva si incontrano in modo autentico', e come si collega al concetto di clima di classe?. Sarebbero in conflitto permanente, dovendo la scuola scegliere quale privilegiare. La collettiva sarebbe sempre prioritaria sul singolo, sacrificando le esigenze individuali. Si riferirebbe solo alla psicologia clinica, applicata alla scuola solo per analogia. Perché la scuola è il primo luogo in cui si costruisce l'identità sociale come parte di un gruppo. 09. Analizza la progressione storica del diritto all'istruzione da Aristotele alla Costituzione italiana: in che modo ciascuna tappa ha ampliato il concetto, e perché il principio di uguaglianza sostanziale (art. 3, comma 2) rappresenta il fondamento più profondo dell'educazione inclusiva?. La tappa più importante sarebbe l'art. 34 sulla gratuità, non l'uguaglianza sostanziale. Da Aristotele alla Dichiarazione del 1789, fino all'art. 3 comma 2 sull'uguaglianza sostanziale. Sarebbe lineare e conclusa, con l'art. 3 comma 2 che avrebbe risolto definitivamente il problema. Sarebbe ciclica, con l'uguaglianza sostanziale che produrrebbe nuove disuguaglianze compensative. 10. In che modo la distinzione tra personalizzazione e individualizzazione — implicita nella definizione di inclusione di Carruba e Canevaro — si collega al tema del Cooperative Learning?. La personalizzazione sarebbe del sostegno col PEI, l'individualizzazione del curricolare col PDP. Perché l'inclusione è personalizzazione dentro un contesto comune, realizzato esattamente dal CL. Non si collegherebbe: il CL riguarda le competenze sociali, non la valutazione formativa. Non avrebbero differenze operative, distinte solo per ragioni terminologiche. 01. Quale pedagogista seicentesco ha formulato il principio 'insegnare tutto a tutti' e in quale implicazione pedagogica risiede il suo significato inclusivo?. Fröbel (1782-1852): insegnare tutte le discipline a tutti i bambini, incluse le bambine. Comenio (1592-1670): 'tutto' calibrato sull'apprendente, 'tutti' il diritto di apprendere. Pestalozzi (1746-1827): l'istruzione deve raggiungere tutte le classi, non solo la borghesia. Rousseau (1712-1778): l'educazione naturale sviluppa tutte le facoltà seguendo la natura. 02. In che modo la Zona di Sviluppo Prossimale (ZSP) di Vygotsky diventa il principio operativo fondamentale della differenziazione didattica? Perché differenziare non significa 'abbassare le aspettative'?. La differenziazione avverrebbe solo tramite tutoraggio tra pari, senza progettare attività diverse. Dimostrerebbe che il livello potenziale è immodificabile, accettandone semplicemente i limiti. Perché individua lo spazio dell'apprendimento efficace, né troppo facile né troppo difficile. Dimostrerebbe che tutti partono dallo stesso livello, riducendo le aspettative per i più deboli. 03. Perché la definizione di differenziazione didattica di d'Alonzo (2016) descrive la DD come 'prospettiva metodologica di base' e non come tecnica, e quali implicazioni operative ha per l'insegnante?. Perché la DD è la modalità ordinaria di progettazione, non un'eccezione emergenziale per pochi. Sarebbe più semplice delle singole tecniche, con meno formazione specifica richiesta. Sarebbe una tecnica specialistica solo per il sostegno, non per la didattica ordinaria curricolare. Sarebbe automaticamente inclusa nel curricolo per competenze, senza progettazione aggiuntiva. 04. Quali sono le tre domande fondamentali che Tomlinson indica come guida per il docente differenziatore prima di progettare un'attività?. 'Chi c'è con me?', 'Di cosa hanno bisogno?', 'Come intervenire perché nessuno sia escluso?'. 'Qual è il livello medio?', 'Chi ha bisogni certificati?', 'Come completo il programma coi BES?'. 'Cosa devo insegnare?', 'Come posso valutare?', 'Quali risorse ho per differenziare le proposte?'. 'Quali competenze acquisire?', 'Quante ore dedicare?', 'Come valuto profili diversi?'. 05. Quali sono i tre oggetti di differenziazione del modello di Tomlinson (1999) e le tre variabili degli studenti su cui si basa?. Obiettivi, strumenti e valutazione; variabili: capacità cognitiva, motivazione, stile relazionale. Spazio, tempo e interazione; variabili: età, livello scolastico e background familiare. Contenuto, processo e prodotto; variabili: prontezza, interessi e profilo di apprendimento. Curricolo, istruzione e valutazione; variabili: intelligenza, creatività e autoregolazione. 06. Perché Carruba sottolinea la necessità di 'superare l'ansia del programma' come condizione per la differenziazione, e come la programmazione per competenze la rende possibile?. Perché è incompatibile con la DD: si differenzia solo puntando alle competenze, non al curricolo. Il tradizionale sarebbe più semplice, con più tempo libero per differenziare i BES certificati. Sarebbe obbligatoria per legge dal 2012, un obbligo normativo e non una scelta pedagogica. Riguarderebbe solo gli ultimi anni di ciclo, con la differenziazione già praticata negli altri. 07. Perché la dimensione collegiale della differenziazione — 'il singolo insegnante non basta' (d'Alonzo, 2008) — è definita da Carruba un aspetto 'spesso trascurato ma fondamentale', e come si collega all'identità professionale del pedagogista inclusivo?. Riguarderebbe solo le decisioni amministrative, non le scelte didattiche quotidiane del docente. Contraddirebbe l'autonomia professionale, con il singolo insufficiente solo per ragioni pratiche. Sarebbe trascurata per ragioni organizzative, ricadendo la responsabilità sul singolo insegnante. Perché richiede unitarietà di intenti tra docenti, consiglio, dirigente e famiglia. 08. In che modo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner modifica concretamente la progettazione di una verifica di apprendimento inclusiva, e come si collega alla dimensione del 'prodotto' nel modello di Tomlinson?. Implicherebbe che ogni studente vada valutato solo nella sua intelligenza dominante. Sarebbe solo parziale: Gardner si applicherebbe al processo, il prodotto resterebbe standardizzato. Perché limitarsi a prodotti scritti privilegia solo due intelligenze su otto, secondo Gardner. Non avrebbe connessioni con la valutazione, riguardando l'acquisizione, non la dimostrazione. 09. Analizza i quattro elementi del contesto inclusivo di Tomlinson (ambiente, curricolo, valutazione, istruzione) come sistema integrato: perché nessuno dei quattro è sufficiente da solo e come ciascuno presuppone gli altri?. Sarebbero alternativi, scelti dall'insegnante in base alle caratteristiche della propria classe. Avrebbero un ordine gerarchico: ambiente, curricolo, valutazione, istruzione, senza saltare tappe. Perché presidiano dimensioni diverse interdipendenti, tutte necessarie simultaneamente. Si applicherebbero a cicli scolastici diversi, seguendo lo sviluppo cognitivo degli studenti. 10. Analizza il passaggio dalla domanda 'perché lui non capisce?' alla domanda 'cosa posso fare io perché lui possa accedere ai contenuti?' come 'postura professionale diversa': perché questo spostamento rappresenta il cambio di paradigma più profondo dell'intera architettura del corso?. Sarebbe principalmente emotivo: la prima domanda frustrante, la seconda motivante per il docente. Sarebbe più semplice, concentrandosi su soluzioni pratiche invece di cause complesse. Perché la prima localizza il problema nel soggetto, la seconda nel sistema e nel docente. La prima sarebbe corretta per i sistemi del passato, la seconda per quelli inclusivi attuali. 01. Perché la flessibilità nativa dei formati digitali è 'uno degli argomenti più forti a favore dell'integrazione delle tecnologie nella didattica inclusiva', e come si collega ai temi di LIM, software didattico e principi di Mayer?. Riguarderebbe solo il prodotto, con contenuto e processo affidati a materiali analogici. Avrebbero dimostrato apprendimenti migliori per tutti, con l'efficacia come ragione principale. Richiederebbe sempre il sostegno, essendo troppo complessa per l'autonomia dello studente disabile. Perché i formati digitali sono intrinsecamente flessibili, per la differenziazione del contenuto. 02. Analizza il modello di valutazione autentica differenziata attraverso la definizione di Earl (2003): perché le tre funzioni (informare sui risultati attesi, valutare la condizione individuale, orientare verso il miglioramento) trasformano la valutazione da strumento di selezione a strumento di apprendimento?. Perché la tradizionale risponde a 'chi ce la fa?', l'autentica a 'come puoi migliorare?'. Si applicherebbero solo ai BES certificati, con la sommativa tradizionale per gli altri. Dimostrerebbe che la selezione è illegale, obbligatorie le tre funzioni secondo Lisbona. Produrrebbe risultati statisticamente migliori nei test PISA, oltre che pedagogicamente corretta. 03. Come definisce Earl (2003) la valutazione di alta qualità e quali sono le sue tre funzioni?. Valutazioni con sempre autovalutazione, per metacognizione e riduzione dell'ansia da prestazione. Valutazioni che guidano a comprendere i risultati attesi, la propria condizione e come migliorare. Valutazioni che confrontano classi diverse, per certificare, orientare e rendicontare. Valutazioni standardizzate uniformi, per misurare conoscenze, certificare e produrre dati esterni. 04. Quali sono i tre obiettivi essenziali definiti dall'Unione Europea a Lisbona (2000) nel framework delle competenze chiave?. Definire competenze europee, innalzare la qualità e riconoscere gli apprendimenti non formali. Ridurre la dispersione sotto il 10%, i laureati al 40%, la formazione continua al 15% degli adulti. Eliminare l'analfabetismo entro il 2010, garantire l'accesso e sviluppare competenze digitali. Uniformare i curricoli, certificare con crediti europei ed eliminare le barriere linguistiche. 05. Perché differenziare il contenuto NON significa impoverirlo o abbassare il livello, e quale principio fondamentale orienta le personalizzazioni?. Sarebbe obbligatorio solo per i certificati per Legge 104, facoltativo per i BES non certificati. Significherebbe produrre materiali completamente diversi, riscritti sempre in tre versioni. Significherebbe semplificare il testo per tutti, migliorando la comprensione di tutti gli studenti. Perché l'obiettivo resta invariato, cambiando solo formato senza impoverire il contenuto. 06. In che modo la teoria dell'intelligenza triarchia di Sternberg (1985) critica la scuola tradizionale e quali implicazioni ha per la differenziazione del processo?. Dimostrerebbe che l'intelligenza è distribuita equamente in terzi, assegnati al gruppo dominante. Si applicherebbe solo al prodotto, senza implicazioni per la progettazione del processo. Contraddirebbe la teoria di Gardner, incompatibili, dovendo l'insegnante sceglierne uno solo. Perché la scuola tradizionale privilegia l'analitica, trascurando creativa e pratica. 07. Perché i gruppi flessibili sono uno strumento fondamentale per la differenziazione del processo, e cosa li distingue dai gruppi fissi?. Sarebbero richiesti dal D.Lgs. 66/2017, che vieterebbe i gruppi stabili nelle classi con disabilità. I gruppi fissi sarebbero più efficienti, i flessibili preferibili solo per il Cooperative Learning. Sarebbero ricostituiti ogni giorno con verifiche diagnostiche, sempre dal livello attuale. Perché cambiano in base a attività e obiettivi, senza stigmatizzare permanentemente nessuno. 08. Analizza il passaggio da 'accesso' a 'partecipazione' proposto da Carruba come il cambio di prospettiva fondamentale dell'inclusione: perché 'stare a scuola non basta' e in che modo i tre assi operativi (contenuto, processo, prodotto) realizzano concretamente questo passaggio?. Sarebbe già realizzato dalla Legge 104/1992, con i tre assi come scelta volontaria del docente. Si otterrebbe aumentando le ore di sostegno, con i tre assi utili solo quando il sostegno manca. Riguarderebbe solo la disabilità motoria, automatica dopo le sole barriere architettoniche. Perché l'accesso è necessario ma non sufficiente per l'apprendimento reale. 09. In che modo la programmazione per competenze (Lisbona 2000) rende la differenziazione 'un processo quasi naturale', e come si collega il concetto di 'rinnovamento didattico' di d'Alonzo (2016) al cambiamento di mentalità richiesto?. Eliminerebbe la necessità della differenziazione, con un percorso uguale per tutti senza varianti. Renderebbe la differenziazione obbligatoria per legge dal 2012, un rinnovamento solo normativo. Si applicherebbe solo alla valutazione finale, mantenendo tradizionale il resto dell'anno. Perché l'obiettivo è acquisire le stesse competenze, non gli stessi esercizi, per percorsi diversi. 10. Quante e quali sono le cinque categorie del modello di stili di apprendimento di Dunn e Dunn (1993) e quanti elementi identifica complessivamente?. 18 elementi in cinque categorie: visiva, uditiva, cinestetica, tattile e multisensoriale. 15 elementi in cinque categorie: cognitiva, motivazionale, relazionale, sensoriale e temporale. 12 elementi in tre categorie: ambientale, cognitiva e sociale, con due aggiunte nel 1999. 21 elementi in cinque categorie: ambientale, emotiva, sociologica, fisiologica e psicologica. 01. Come definisce Tomlinson (2005) la caratteristica degli insegnanti più efficaci in relazione alla differenziazione?. Sarebbero quelli con aspettative uguali per tutti, come dimostrerebbe l'effetto Pigmalione. Sarebbero quelli tecnologicamente più attrezzati, variabile decisiva secondo la ricerca. Gli insegnanti più efficaci avrebbero sempre differenziato, per arrivare a tutti gli studenti. Sarebbero quelli con padronanza assoluta dei contenuti, sufficiente per l'apprendimento di tutti. 02. Analizza il principio 'percorsi multipli verso la stessa meta' usando la metafora dell'atelier proposta da Carruba: perché non è individualizzazione totale, e in che modo si distingue sia dalla standardizzazione che dalla parcellizzazione del curricolo?. Perché l'atelier ha una meta comune ma percorsi diversi, senza abbassare le aspettative. Sarebbe applicabile solo alle discipline artistiche, con lacune se applicata altrove. Richiederebbero prodotti sempre diversi, con progetti autonomi senza obiettivi comuni. Sarebbe solo un'altra metafora del Cooperative Learning, senza principi pedagogici nuovi. 03. Perché la 'minestra alfabetica' (alpha-bet soup) di Stanfors, Crowe e Flice (2010) è un rischio specifico per l'innovazione didattica, e quale risposta viene offerta a questo rischio?. Dimostrerebbe che tutte le metodologie sono equivalenti, applicabili senza differenziare. Sarebbe un problema del MIUR, risolvibile riducendo le metodologie raccomandate a non più di tre. Riguarderebbe solo i docenti in formazione, non gli esperti con metodologia già consolidata. Perché la proliferazione di acronimi crea disorientamento, non risolvibile con un metodo migliore. 04. Perché il rinnovamento didattico ha bisogno di 'unitarietà di intenti' e 'lavoro collegiale' per essere strutturale e non episodico, e come si collega al ruolo del dirigente scolastico descritto dalla ricerca Beacons of Excellence?. Sarebbe un obbligo normativo, con sanzioni del dirigente per i docenti non collaborativi. Perché un insegnante isolato produce miglioramenti limitati e difficili da mantenere nel tempo. Sarebbe più semplice, con risultati migliori solo per efficienza economica, non pedagogica. Produrrebbe automaticamente innovazione, col dirigente che organizza solo i tempi dei collegi. 05. Analizza il confronto tra modello tradizionale centrato sui contenuti e modello per competenze centrato sull'apprendimento: perché ciascuna delle sei dimensioni (focus, obiettivo, misura, differenze, valutazione, ruolo dell'insegnante) riflette una visione epistemologica diversa dell'educazione?. Si applicherebbero a cicli diversi: contenuti all'infanzia, competenze alla secondaria. Sarebbero alternative, scelte liberamente dall'insegnante senza necessariamente modificare le altre. Sarebbero ordinate gerarchicamente, con il focus che modificherebbe automaticamente le altre. Perché le sei dimensioni riflettono una concezione unitaria, tutte tra loro interdipendenti. 06. Perché d'Alonzo (2016) afferma che il metodo tradizionale non produce solo un calo nei risultati ma anche demotivazione, sensazione di inadeguatezza e 'esclusione silenziosa'? In che cosa consiste quest'ultima?. Sarebbero effetti collaterali inevitabili, prezzo necessario per mantenere standard elevati. Perché lo studente impara che 'provarci non serve' e si disimpegna, escluso in modo invisibile. Sarebbe un fenomeno misurabile con l'assenteismo selettivo, non collegato al metodo uniforme. Riguarderebbe solo i BES non certificati, i più vulnerabili al metodo uniforme. 07. Quale distinzione introduce Carruba tra pseudoinnovazione e innovazione autentica, e come si collega al tema degli strumenti vs. approcci?. Si manifesterebbe solo con le tecnologie, con le metodologie non digitali sempre autentiche. La pseudoinnovazione cambia gli strumenti col vecchio modello, l'autentica cambia la visione. La pseudoinnovazione verrebbe dall'alto, l'autentica dal basso, dagli insegnanti. Sarebbe sempre intenzionale per obblighi amministrativi, l'autentica sempre inconsapevole. 08. Perché la presenza del 'saper stare insieme' come quarto sapere non è casuale, e come una classe che differenzia lo insegna implicitamente ogni giorno?. Sarebbe riservato agli alunni con difficoltà relazionali, distinto dai saperi cognitivi. Sarebbe diventato obbligatorio nel 2012, per adeguamento normativo, non scelta pedagogica. Perché riflette che la scuola forma persone capaci di vivere nella differenza, non solo menti. Sarebbe il sapere più facile, sviluppandosi spontaneamente senza insegnamento esplicito. 09. Quali sono i quattro saperi per la cittadinanza e a quale dimensione formativa corrisponde ciascuno?. Sapere, saper fare, saper essere e saper stare insieme: conoscenze, abilità, valori e socialità. Sapere cognitivo, affettivo, psicomotorio e metacognitivo, i quattro domini identificati da Bloom. Sapere formale, non formale, informale e digitale, i quattro ambiti del lifelong learning. Sapere teorico, applicato, critico e collaborativo, secondo la tassonomia di Bloom. 10. Quali sono le quattro false assunzioni del metodo tradizionale uniforme?. Stessi obiettivi, meglio in silenzio, competizione migliore della cooperazione, famiglia esclusa. Stessi prerequisiti, stessi canali e ritmi, stesse motivazioni e stessa verifica per tutti. Stesso QI, preferenza per la frontale, memorizzazione sufficiente, sommativa sempre più equa. Programma sempre adeguato, libri di qualità, distinzione BES netta, voto sempre obiettivo. 01. Analizza il confronto 'innovazione apparente vs. innovazione autentica': perché ciascuna delle cinque righe (dispositivi, LIM, tablet, piattaforme, coding) descrive la stessa contraddizione di fondo, e come si collega ai piani FORTIC come caso emblematico di questo problema?. Si applicherebbero a cicli diversi, con strumenti spesso inadeguati all'età degli studenti. Descriverebbero cinque fasi storiche separate, ognuna investendo senza valutare la precedente. Sarebbe solo economica, con investimenti sempre sproporzionati rispetto ai risultati. Perché in tutte le righe uno strumento replica la pratica preesistente, senza trasformarla. 02. Perché la scuola digitale descritta da Carruba come 'prevalentemente laboratoriale nel senso di Kilpatrick (1962)' rappresenta una sintesi dell'intera prospettiva inclusiva e differenziante del corso, e come si collega al principio 'si impara facendo'?. Perché il laboratorio di Kilpatrick è il luogo in cui la diversità diventa produttiva. Sarebbe efficace solo per gli avanzati, più inclusiva la frontale con scaffolding per gli altri. Si applicherebbe solo alle scientifiche, con la frontale più efficace per le umanistiche. Avrebbe sviluppato il laboratorio specificamente per le tecnologie digitali, anni prima. 03. Perché le strategie didattiche attive (Flipped Classroom, PBL, Cooperative Learning digitale) 'resistono al cambio di contesto' meglio della lezione frontale, e come si collega questa caratteristica al concetto di engagement?. Dipenderebbe dalla standardizzazione, con procedure più rigide della lezione frontale. Perché non dipendono dalla presenza fisica ma dall'intenzionalità attivata dal compito. Sarebbero state progettate specificamente per il digitale, mai funzionando in presenza. Richiederebbero meno competenza digitale, funzionando meglio in contesti a bassa connettività. 04. Quali sono le tre fasi dell'evoluzione del digitale a scuola, con i relativi periodi e caratteristiche principali?. Fase 1 laboratorio informatico, Fase 2 LIM e FORTIC, Fase 3 digitale pervasivo e DaD. Fase 1 hardware (anni '80-'90), Fase 2 software (2000-2010), Fase 3 connettività (2010-oggi). Fase 1 informatica obbligatoria (1985), Fase 2 e-learning (2000), Fase 3 mobile learning (2015). Fase 1 il PC (anni '80), Fase 2 internet a scuola (anni '90-2000), Fase 3 tablet e cloud. 05. Perché Carruba collega il concetto di 'speciale normalità' di Ianes (2006) all'uso consapevole del digitale come 'atto etico' e non solo come scelta innovativa?. Perché supera la logica del bisogno speciale, rendendo la diversità normale, non eccezionale. Renderebbe speciale ciò che era normale, elevando il livello di tutti gli studenti. Si riferirebbe solo alla disabilità certificata, senza distinzioni visibili tra compagni. Ianes avrebbe dimostrato che il digitale riduce le differenze cognitive tra studenti. 06. In che modo il digitale, se usato in prospettiva differenziante, modifica la relazione tra lo stile di insegnamento del docente e gli stili di apprendimento degli studenti?. Sarebbe sempre linguistico-visivo, penalizzando gli stili cinestetico e uditivo. Eliminerebbe il problema degli stili, rendendo superflua la progettazione differenziata. Perché il docente tende a insegnare come apprende lui, avvantaggiando chi condivide il suo stile. Produrrebbe una convergenza verso il visivo-analitico, semplificando la differenziazione. 07. Come descrive Carruba il concetto di 'cornice di senso' come precondizione dell'innovazione tecnologica, e quali tre domande devono essere poste rispettivamente prima, durante e dopo l'uso di uno strumento?. È il modello pedagogico entro cui lo strumento trova giustificazione, con domande su perché e come. Sarebbe la valutazione che giustifica l'investimento, con domande su costi e voti nelle verifiche. Sarebbe il contesto tecnologico entro cui lo strumento funziona, con domande tecniche. Sarebbe il curricolo disciplinare, con domande sul completamento del programma previsto. 08. Quali sono le tre condizioni che rendono il digitale autenticamente inclusivo?. Accessibilità, usabilità (interfacce intuitive) e universalità (standard aperti compatibili). Pluralità di canali, collaborazione autentica oltre la presenza, personalizzazione dell'accesso. Formazione docenti, dotazione scolastica adeguata e supporto tecnico continuativo. Connettività stabile, dispositivi individuali e piattaforme certificate dal MIUR. 09. Analizza il ruolo del 'docente come mediatore critico' nell'ecosistema digitale: perché la duplice competenza (digitale di base + pedagogica critica) è necessaria e in che modo sintetizza il profilo dell'educatore designer e il principio 'nessun automatismo tecnologico'?. Sarebbe già garantita dalla formazione universitaria, con problemi solo nella formazione continua. La pedagogica sarebbe sempre più importante della digitale, delegabile ai tecnici informatici. Sarebbe un requisito normativo, richiedendo certificazione ECDL e specializzazione in sostegno. Perché la digitale senza la pedagogica produce tecnicismo, senza integrazione critica delle due. 10. Perché la DaD ha rivelato che 'riversare la lezione frontale in rete non funziona', e quale implicazione positiva ha prodotto per la riflessione sull'innovazione didattica?. Perché i meccanismi di controllo attentivo della lezione frontale vengono meno a distanza. Avrebbe dimostrato che la trasmissione è sempre inefficace, abbandonando tutte la lezione frontale. Avrebbe rivelato la scarsa autonomia degli studenti, portando a investire sulla metacognizione. Avrebbe dimostrato che il digitale è sempre inferiore alla lezione tradizionale in presenza. 01. In che modo il livello di Redefinition del SAMR produce 'differenziazione naturale' nell'esempio della produzione collaborativa cloud?. Sarebbe automaticamente inclusivo richiedendo internet, rendendo superflua la differenziazione. Perché la collaborazione sincrona permette a ciascuno di contribuire secondo le proprie competenze. Eliminerebbe la valutazione individuale, non distinguibile nei documenti cloud collaborativi. Richiederebbe sempre l'insegnante di sostegno per la gestione tecnica della piattaforma. 02. Perché la classificazione delle cinque tipologie di tecnologia di Carruba supera la distinzione binaria tra tecnologie assistive e compensative, e come si collega alla dimensione inclusiva del modello SAMR?. Sarebbe più accurata, aggiungendo la classificazione a cinque solo categorie ridondanti. Non supererebbe la binaria ma la completerebbe, con 'per il fare' come unica novità genuina. Non sarebbe pertinente, operando i due framework su popolazioni di utenti completamente diverse. Perché la distinzione binaria era centrata solo sulla disabilità, la classificazione a cinque no. 03. Qual è il significato dell'acronimo ADDIE, chi ha adattato il modello al contesto educativo e in quale anno?. Assess, Design, Develop, Instruct, Evaluate, sviluppato da Bloom nel 1956 dalla sua tassonomia. Analyze, Differentiate, Develop, Integrate, Evaluate, teorizzato da Puentedura nel 2010. Analyze, Design, Develop, Implement, Evaluate, adattato da Tyler nel 1949. Analyze, Design, Deliver, Implement, Evaluate, introdotto dall'OECD nel 1990. 04. Perché la struttura del modello ADDIE è definita 'ciclica' e non 'lineare', e quale implicazione ha questa caratteristica per la progettazione in classi eterogenee?. Deriverebbe dal modello di Kolb, con le fasi corrispondenti ai quattro stadi più una aggiuntiva. Perché Evaluate non chiude il processo ma alimenta una nuova fase Analyze. Le cinque fasi si realizzerebbero simultaneamente, senza completarne una prima dell'altra. Le fasi si applicherebbero in qualsiasi ordine, scelto liberamente dal docente. 05. Qual è la differenza operativa tra tecnologia adattiva e tecnologia compensativa, e perché la stessa app può svolgere funzioni diverse per studenti diversi?. L'adattiva modifica la configurazione, la compensativa aggira una capacità compromessa. Non ci sarebbe differenza operativa, essendo sinonimi in letteratura italiana secondo la dispensa. L'adattiva si userebbe solo coi certificati, la compensativa con tutti, secondo le Linee Guida. L'adattiva sarebbe sempre più efficace, producendo un miglioramento strutturale della capacità. 06. Analizza le cinque fasi ADDIE attraverso le domande guida e i prodotti di ciascuna: perché la fase Analyze è definita 'la più critica' per la differenziazione, e come il prodotto di ciascuna fase alimenta la fase successiva?. Perché Analyze raccoglie le informazioni che orientano tutte le fasi successive. Sarebbe la fase più costosa in tempo, con le altre considerate meno critiche perché più rapide. Determinerebbe automaticamente le scelte successive, generabili da un algoritmo di IA. Sarebbe l'unica fase che il sostegno può condurre da solo, richiedendo le altre lavoro collegiale. 07. Perché si afferma che 'non ogni attività richiede il livello di Redefinition' e che 'la scelta dipende dagli obiettivi'? In che modo questa affermazione previene una nuova forma di pseudoinnovazione?. Perché inseguire sempre il livello più alto produce la stessa distorsione, ma per eccesso. La sequenza sarebbe obbligatoriamente progressiva, senza possibilità di saltare livelli. Sarebbe tecnicamente difficile, richiedendo competenze avanzate che pochi docenti possiedono. La Redefinition sarebbe sempre superiore, da raggiungere sempre quando le risorse lo permettono. 08. In che modo l'integrazione ADDIE + SAMR produce un 'sistema di progettazione riflessiva' che supera sia l'improvvisazione che la stagnazione? Porta un esempio concreto di come i due modelli si usano insieme. ADDIE guiderebbe la valutazione, SAMR la progettazione, usati in sequenza cronologica invertita. Sarebbero modelli alternativi non combinabili, con logiche incompatibili tra loro. Sarebbe possibile solo all'università, troppo complessa per i docenti curricolari nelle scuole. ADDIE evita l'improvvisazione con struttura, SAMR evita la stagnazione valutando il digitale. 09. Quali sono i quattro livelli del modello SAMR, le due macro-aree in cui si suddividono e chi ne è il teorico?. Substitution, Adaptation, Modification e Revolution, tra utilizzo base e avanzato, di Carruba. Substitution e Augmentation (miglioramento), Modification e Redefinition (trasformazione), 2010. Support, Augment, Modify e Redefine, tra livello base ed esperto; di Hattie, 2009. Substitution, Augmentation, Mediation e Redefinition, tra sostituzione e trasformazione, 1999. 10. Quali sono le cinque tipologie di tecnologia per la differenziazione proposte da Carruba e quale funzione specifica svolge ciascuna?. Software, hardware, connectivity, cloud e assistive, per natura tecnica e non funzione pedagogica. Cognitiva, relazionale, comunicativa, motoria e metacognitiva, secondo i domini ICF. Sostitutiva, ampliativa, modificativa, ridefinitrice e trasformativa, come livelli del SAMR. Assistiva, adattiva, compensativa, abilitativa e per il fare: le cinque funzioni delle tecnologie. 01. Quali sono le quattro condizioni necessarie perché la tecnologia produca valore inclusivo?. Sostiene le capacità, promuove cooperazione, migliora feedback, integrata nella metodologia. Connessione stabile, dispositivo individuale, piattaforma approvata e formazione tecnica. Accessibilità tecnica, gratuità, semplicità d'uso e compatibilità con il curricolo ministeriale. Coinvolgimento attivo, feedback immediato, progressione adattiva e valutazione autentica. 02. Quante e quali sono le cinque strategie operative della differenziazione attiva, e quale principio di differenziazione presidia ciascuna?. Flipped Classroom, PBL, Cooperative Learning, Debate e Jigsaw, in versione digitalmente potenziata. Stazioni di lavoro, centri di interesse, tabelle di scelta, gruppi flessibili e debate. Scaffolding, modeling, peer tutoring, cooperative learning e problem solving. Contenuto, processo, prodotto, ambiente e valutazione, secondo Tomlinson aggiornato al digitale. 03. Come definisce Carruba il significato di 'innovare' secondo il dizionario italiano, e quale implicazione profonda ha questa definizione per la didattica?. Significherebbe rendere il processo misurabile con criteri standardizzati e confrontabili. Significherebbe seguire le tendenze più recenti, applicando sistematicamente ogni nuovo framework. Significherebbe introdurre elementi nuovi, abbandonando sistematicamente i metodi tradizionali. Innovare significa recuperare vitalità e forza, non solo modernizzare l'atto educativo. 04. Perché Bruner (1997) è citato come fondamento teorico per spiegare perché il digitale richiede riflessione pedagogica e non solo uso tecnico?. Sarebbe l'autore delle strutture disciplinari, che orientano la scelta degli strumenti digitali. Perché per Bruner la cultura plasma la mente, e il digitale è un medium culturale che la modifica. Avrebbe sviluppato nel 1997 il concetto di Web 2.0, il mezzo più efficace per costruire conoscenza. Avrebbe dimostrato che l'esposizione precoce al digitale sviluppa capacità cognitive superiori. 05. In che modo il debate strutturato con il digitale realizza simultaneamente differenziazione del processo, sviluppo di competenze metacognitive e inclusione degli studenti con difficoltà comunicative in presenza?. Perché la preparazione online abbassa l'ansia da prestazione, differenziando il processo. Sarebbe una forma di Cooperative Learning, senza aggiungere nulla di specificamente digitale. Sarebbe indicato solo per gli avanzati, con ansia da prestazione non compensata dal digitale. Eliminerebbe la presenza fisica, con differenziazione automatica dal formato asincrono. 06. In che modo le tabelle di scelta (o tic-tac-toe board) realizzano la differenziazione rispettando l'autonomia dello studente, e quale potenziamento specifico offre il digitale?. Sarebbero obbligatorie per i BES certificati, con produzione semplificata dal digitale. Perché offrono attività che raggiungono lo stesso obiettivo con modalità diverse. Sarebbero uno strumento diagnostico, rivelando lo stile di apprendimento dalle scelte effettuate. Eliminerebbero la valutazione, con attività auto-valutative tramite quiz adattivi senza docente. 07. Perché Tomlinson (2005) afferma che l'insegnante è 'il primo grande ausilio di cui tutti gli allievi hanno bisogno', e come si concilia questa affermazione con il valore attribuito alla tecnologia?. Contraddirebbe l'approccio, con le tecnologie ausili secondari senza l'insegnante disponibile. Perché la tecnologia amplifica l'insegnante, senza sostituirlo, come moltiplicatore non rimpiazzo. Sarebbe sempre inferiore, con l'interazione faccia a faccia sempre superiore a qualsiasi strumento. Si applicherebbe solo all'infanzia, potendo il digitale essere primario nella secondaria. 08. Analizza le tre domande chiave del docente differenziatore con il digitale: come ciascuna integra la prospettiva del SAMR con i bisogni reali degli studenti, e perché la domanda 'come inserisco il nuovo in ciò che ha già funzionato?' previene la pseudoinnovazione?. Si applicherebbero solo alla fase iniziale, atto puntuale e non processo riflessivo continuo. Sarebbero una versione semplificata dell'ADDIE, senza aggiungere nulla di nuovo. Contraddirebbe l'innovazione autentica, richiedendo di abbandonare ciò che si faceva prima. Perché le tre domande insieme impediscono sia la stagnazione sia la pseudoinnovazione. 09. Analizza la sintesi del corso: perché il 'filo conduttore' dell'intero modulo è 'la differenziazione come visione e non come tecnica', e come si collega al 'filo conduttore' dell'intero corso (dal soggetto al contesto, dal deficit alla risorsa, dalla trasmissione alla costruzione)?. Sarebbero contraddittori: focus sul sistema nella 40, sull'individuo nella 72, tensione irrisolta. Si applicherebbero a discipline diverse, operando in parallelo senza mai integrarsi. Supererebbe la lezione 40, rendendo obsoleta la triade formulata nella parte iniziale del corso. Perché entrambi descrivono lo stesso cambio di paradigma a livelli diversi del corso. 10. Perché la 'classe come comunità multilivello' è descritta come condizione necessaria prima ancora di introdurre la tecnologia, e come si collega all'approccio alle capacità e al principio di 'speciale normalità' di Ianes (2006)?. Sarebbe un obiettivo a lungo termine, risultato che il digitale contribuisce a costruire nel tempo. Perché è una classe dove la diversità è la norma, collegandosi alla 'speciale normalità' di Ianes. Richiederebbe lo stesso livello di competenza digitale, come precondizione alla differenziazione. Si applicherebbe solo alle scuole con alta percentuale di BES, irrilevante nelle scuole ordinarie. |





