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Didattica dell'inclusione

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Título del Test:
Didattica dell'inclusione

Descripción:
daypo esame didattica dell'inclusione e campus

Fecha de Creación: 2026/06/19

Categoría: Universidad

Número Preguntas: 29

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Nella prospettiva inclusiva, le barriere sono: carenze motivazionali degli studenti. ostacoli presenti nei contesti, nelle metodologie e negli strumenti. differenze nei livelli di apprendimento. limiti cognitivi individuali.

Medeghini, ragionando sul tema dell'inclusione, sposta l’attenzione dal livello individuale a quello: sistemico. meramente disciplinare. esclusivamente valutativo. clinico.

Quale cultura professionale docente è coerente con l’inclusione?. corresponsabile e riflessiva. applicativa e procedurale. specialistica e separata. individualistica e trasmissiva.

Quando un contesto può dirsi realmente inclusivo?. Quando sono presenti strumenti compensativi. Quando sono attivati percorsi individualizzati. Quando è garantito l’accesso ai servizi. Quando la partecipazione di tutti è condizione ordinaria del fare scuola.

Nell'ottica presentata nelle lezioni, l’inclusione NON dovrebbe coincidere con: l’adeguamento a uno standard predefinito o con l’adempimento formale di obblighi legislativi. la costruzione di condizioni per il riconoscimento dei soggetti. l’interrogazione critica dei dispositivi di accesso e partecipazione. la trasformazione delle culture organizzative.

Quale caratteristica deve assumere la progettazione educativa se l’inclusione è “aperta e instabile”?. separata dai contesti e centrata sulle procedure. uniforme, replicabile e standardizzata. prescrittiva, vincolata a modelli unici. flessibile, situata e continuamente rinegoziata.

07. Quale postura viene richiesta alle istituzioni educative in chiave inclusiva?. una postura centrata su protocolli standardizzati. una postura riflessiva e autocritica. una postura esclusivamente applicativa delle norme. una postura delegante verso figure specialistiche.

08. Quale tratto distingue la definizione di inclusione proposta da Pavone e presentata del testo?. l’inclusione si realizza attraverso percorsi separati. l’inclusione riguarda molteplici ambienti di vita, non solo quello scolastico. l’inclusione coincide con l’adempimento di obblighi legislativi. l’inclusione è un processo limitato alle istituzioni educative.

09. Gaspari definisce l’inclusione come: modello di gestione della classe centrato sull’omogeneità. metodo e prospettiva di riconoscimento reciproco in un percorso di crescita comune. standard di accessibilità definito da norme prescrittive. insieme di misure compensative per categorie di studenti.

10. Nella lettura di Canevaro, il nucleo concettuale dell’inclusione è: la centralità della prestazione rispetto alla partecipazione. la riduzione delle differenze mediante uniformazione. l’appartenenza alla comunità oltre l’accesso formale ai contesti. la separazione dei percorsi per aumentare l’efficacia.

11. Per Canevaro l’inclusione è definita come: applicazione di procedure codificate per l’integrazione. ampliamento dell’orizzonte nella riconquista di un senso di appartenenza. adattamento del soggetto a uno standard di partecipazione. generalizzazione di interventi specialistici individuali.

12. Secondo la prospettiva presentata nel corso, l’inclusione è definita principalmente come: un processo di riconoscimento reciproco che coinvolge la persona nella sua globalità e le relazioni nei contesti di vita. un modello di individualizzazione didattica basato sulla differenziazione delle prestazioni. un insieme di interventi metodologici finalizzati alla compensazione delle difficoltà individuali. una strategia organizzativa centrata sull’adattamento dell’alunno agli standard scolastici.

13. La relazione d’aiuto si fonda sul: rispetto della persona nella sua globalità. potenziamento delle abilità residue. riconoscimento delle competenze cognitive. controllo sistematico dei comportamenti.

14. Il rischio del tecnicismo nella relazione d’aiuto consiste nel: spostare il focus dall’incontro con la persona all’esecuzione corretta delle procedure. ridurre il tempo dedicato alla progettazione educativa. utilizzare strumenti non adeguati ai bisogni degli alunni. privilegiare la valutazione sommativa.

15. Il diritto a immaginare assume valore inclusivo perché: favorisce l’adattamento del soggetto alle richieste del contesto. permette di compensare simbolicamente le limitazioni funzionali. sviluppa abilità cognitive di tipo rappresentativo. consente alla persona di proiettarsi in traiettorie di sviluppo e costruire significati oltre i vincoli della realtà.

16. Pensando all'inclusione, il compito dell’educatore rispetto al diritto a immaginare è: accompagnare processi progettuali autenticamente centrati sul soggetto. orientare le scelte in base alle possibilità occupazionali. definire obiettivi di vita realistici per lo studente. proporre modelli di sviluppo già strutturati.

La crescita, in prospettiva inclusiva, è intesa come: maturazione biologica e cognitiva. acquisizione di prerequisiti per l'inserimento lavorativo. processo complesso che coinvolge autonomia, partecipazione e cittadinanza. sviluppo delle abilità adattive di base.

Il diritto al pudore è connesso principalmente: alla tutela della privacy, dell'intimità e del controllo sul proprio corpo. alla regolazione delle relazioni affettive. alla protezione della persona nei contesti pubblici. alla gestione degli spazi personali a scuola.

La negazione del diritto al pudore deriva spesso da: una carenza di spazi adeguati. la presenza di assistenza comunicativa. una visione infantilizzante della persona con disabilità. un'eccesiva medicalizzazione degli interventi.

Il diritto ad affermare se stesso si esprime anche attraverso: la manifestazione delle proprie emozioni. la partecipazione alle decisioni del gruppo classe. la possibilità di opporsi e dire “no”. la scelta autonoma delle attività didattiche.

21. Il “curare” si distingue dal “prendersi cura” perché: il primo è obbligatorio, il secondo è facoltativo. il primo riguarda l’ambito sanitario, il secondo quello educativo. il primo è individuale, il secondo è collegiale. il primo è centrato sulla prestazione tecnica, il secondo sulla relazione con la persona.

01. Il principale limite dell’integrazione rispetto all’inclusione è: l’assenza di adattamenti metodologici. la mancanza di strumenti per la partecipazione sociale. l’esclusione degli alunni con disabilità dalle classi comuni. la persistenza della distinzione tra normalità e specialità.

02. Qual è la finalità principale della Carta di Lussemburgo?. Stabilire i livelli essenziali di apprendimento. Introdurre il modello ICF nei sistemi sanitari. Costruire le condizioni per una scuola per tutti e per ciascuno nelle politiche europee. Definire i criteri per la certificazione della disabilità.

03. Nella fase dell’inserimento (1962-1980) l’accesso alla scuola comune avviene: prevalentemente sul piano fisico e organizzativo senza trasformazioni didattiche significative. con l’eliminazione di ogni forma di delega a figure specialistiche. mediante la sostituzione della didattica frontale con il cooperative learning. attraverso la totale revisione dei curricoli disciplinari.

04. Nella prospettiva inclusiva la rimozione delle barriere è finalizzata a: garantire accesso, partecipazione e apprendimento per tutti. facilitare esclusivamente la valutazione degli alunni con disabilità. ridurre la complessità della progettazione didattica. sostituire la programmazione curricolare.

Nella logica assistenzialistica il diritto all'istruzione: è fondato sul principio della progettazione inclusiva per tutti. coincide con l'obbligo di frequenza nelle class comuni. non è ancora riconosciuto come diritto universale e si traduce in forme di assistenza differenziata. è garantito attraverso la personalizzazione dei curricoli nella scuola comune.

06. Nella fase dell’assistenzialismo (1947-1962) la disabilità è prevalentemente concepita come: differenza come risorsa per la progettazione didattica. funzionamento risultante dall’interazione tra persona e contesto. bisogno educativo speciale transitorio. invalidità equiparata alla condizione di invalido civile.

07. Come viene definita l’inclusione nelle Linee guida UNESCO del 2009?. Un modello organizzativo per la scuola speciale. Un insieme di misure compensative per gli alunni con difficoltà. Un processo volto ad aumentare la partecipazione all’apprendimento, alle culture e alle comunità. Una strategia di individualizzazione dei curricoli.

08. Quale innovazione introduce la Convenzione ONU del 2006 nella definizione di disabilità?. La disabilità come limite all’apprendimento disciplinare. La disabilità come condizione esclusivamente sanitaria. La disabilità come patologia individuale certificata. La disabilità come risultato dell’interazione tra persona e barriere ambientali e sociali.

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