DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE 1-11
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![]() DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE 1-11 Descripción: DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE MarangiMichele |



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01. Che cos'è la pedagogia speciale?. Un approccio educativo riservato alle scuole di tipo speciale. La scienza pedagogica che si occupa delle persone con necessità particolari, complesse e speciali. La scienza che si occupa esclusivamente di bambini con disabilità fisiche. Un insieme di tecniche riabilitative di tipo medico. 02. Quale legge italiana del 1971 ha avviato il percorso culturale di accettazione delle diversità in ambito scolastico?. La Legge 517 del 1977. La Legge 170 del 2010. La Legge 104 del 1992. La Legge 118 del 1971. 03. Come si misura il grado di civiltà di un Paese?. Dal livello di sviluppo economico e industriale raggiunto. Dal numero di scuole speciali presenti sul territorio. Dalla qualità delle leggi sull'istruzione superiore. Dalla capacità di accogliere e rispettare tutti i suoi membri, inclusi i più deboli. 04. Perché la cura educativa viene definita una 'responsabilità civile e scientifica' e non un atto di compassione?. Perché lo Stato finanzia solo gli interventi con base scientifica certificata. Perché ogni persona ha diritto a interventi educativi qualificati, a prescindere dalla sua condizione. Perché i pedagogisti speciali devono essere neutrali sul piano emotivo. Perché la compassione è un sentimento privato che non può guidare le politiche scolastiche. 05. Che cosa caratterizza il paradosso della società contemporanea rispetto al passato?. La vita moderna è più semplice e richiede meno competenze rispetto al passato. Le competenze fisiche restano centrali quanto quelle cognitive nel lavoro attuale. La scuola contemporanea è più selettiva rispetto a quella degli anni Settanta. Vivere oggi è per certi versi più semplice, ma molto più complesso sul piano cognitivo e relazionale. 06. Quale importante svolta ha rappresentato la Legge 517 del 1977 nel sistema scolastico italiano?. Ha istituito le scuole speciali per i ragazzi con disabilità in sostituzione di quelle comuni. Ha introdotto per la prima volta il sostegno scolastico come figura professionale autonoma. Ha reso obbligatoria l'istruzione fino ai 16 anni eliminando ogni forma di selezione. Ha avviato un'innovazione riconoscendo anche ai disabili il diritto di frequentare la scuola comune. 07. In che modo la didattica speciale supera la dimensione specialistica e settoriale per diventare una componente indispensabile di ogni pratica educativa?. Perché sostituisce completamente la didattica ordinaria nei contesti di classe eterogenea. Perché si concentra esclusivamente sulle tecniche riabilitative approvate dal Ministero della Salute. Perché indica metodi scientificamente validi per la crescita di tutti gli allievi, non solo disabili. Perché riduce la necessità di insegnanti di sostegno, garantendo l'autonomia dell'alunno disabile. 08. Quale trasformazione concettuale descrive il percorso storico italiano che va dall'esclusione all'inclusione scolastica?. Un semplice aggiornamento terminologico senza implicazioni pratiche per l'organizzazione scolastica. Il progressivo ritorno a forme di separazione istituzionale più efficienti per i disabili. La sostituzione delle leggi degli anni Settanta con normative più selettive e meritocratiche. Una trasformazione nel modo di intendere la diversità, dall'inserimento fino all'inclusione. 09. Quali sono le due esigenze fondamentali che hanno dato origine alla pedagogia speciale come disciplina?. Un'esigenza religiosa di cura dei deboli, e una medica, legata alla diagnosi delle disabilità. Un'esigenza civile, di dignità e diritti, e una scientifica, di metodi educativi verificabili. Un'esigenza politica sulle classi eterogenee, e una economica, di riduzione dei costi del welfare. Un'esigenza familiare di supporto ai genitori, e una burocratica, di certificazione delle disabilità. 10. Perché comprendere le radici storiche e culturali della pedagogia speciale è considerato essenziale nella formazione del pedagogista?. Perché è il substrato teorico che orienta la pratica verso un'educazione giusta e inclusiva. Perché consente di distinguere gli alunni con bisogni speciali da quelli senza difficoltà certificate. Perché permette di memorizzare le leggi scolastiche italiane necessarie per i concorsi. Perché la storia della pedagogia speciale offre modelli didattici applicabili senza adattamenti. 01. In che modo la storia del linguaggio usato per designare le persone con disabilità riflette una trasformazione culturale profonda?. Il linguaggio è cambiato perché i deficit sono diminuiti grazie ai progressi della riabilitazione. La trasformazione linguistica è dovuta solo alle classificazioni OMS, senza influenze culturali. Inserimento, integrazione e inclusione sono tappe di un cambiamento culturale nel linguaggio. I termini ottocenteschi erano più precisi scientificamente, anche se oggi eticamente inaccettabili. 02. Qual è il limite principale del modello ICIDH del 1980 che ha portato al suo superamento?. Il modello ICIDH non distingueva menomazione e disabilità, impedendo interventi personalizzati. Il modello ignorava l'ambiente, attribuendo il disagio solo a fattori biologici individuali. Il limite era terminologico: i tre termini erano troppo simili da distinguere nella pratica. Restava ancorato a una logica 'di deficit', descrivendo la condizione in termini di mancanza. 03. Perché l'espressione 'diversamente abile' è considerata scorretta da d'Alonzo, nonostante l'intenzione positiva con cui era stata introdotta?. Perché è un termine medico che ignora la dimensione sociale e ambientale della disabilità. Perché nasconde un falso pudore: negare i deficit reali amplifica le differenze invece di ridurle. Perché valorizza le capacità delle persone con disabilità trascurando i bisogni educativi speciali. Perché la Convenzione ONU del 2006 lo ha sostituito con 'portatore di handicap'. 04. Che cos'è la menomazione (impairment) secondo la classificazione ICIDH del 1980?. La condizione di svantaggio sociale derivante dalla disabilità. Qualsiasi perdita o anomalia di una struttura o funzione psicologica, fisiologica o anatomica. La restrizione della capacità di compiere attività nel modo considerato normale. L'insieme dei bisogni educativi speciali di un individuo. 05. Cosa indica il termine 'disabilità' (disability) nel modello ICIDH del 1980?. Restrizione o mancanza della capacità di compiere un'attività nel modo considerato normale. La condizione di svantaggio sociale conseguente a una menomazione. L'insieme di barriere ambientali che ostacolano la partecipazione della persona. La perdita o anomalia di una struttura o funzione anatomica. 06. Perché il termine 'portatore di handicap' è considerato pedagogicamente scorretto?. Perché non distingue tra menomazione, disabilità e handicap come richiede l'ICIDH. Perché è stato vietato dalla normativa scolastica italiana con la Legge 104 del 1992. Perché il termine 'handicap' non è mai stato definito dall'OMS in senso scientifico. Perché suggerisce che la persona 'porta' un peso esterno, senza esaurirne l'identità. 07. Qual è la differenza fondamentale tra disabilità e handicap nel modello ICIDH del 1980?. La disabilità deriva dalla menomazione; l'handicap è lo svantaggio sociale legato all'ambiente. La disabilità riguarda solo i deficit fisici, l'handicap anche quelli cognitivi e sensoriali. La disabilità è definita dall'ambiente, l'handicap è una caratteristica intrinseca della persona. L'handicap è condizione biologica permanente, la disabilità è modificabile con la riabilitazione. 08. Qual è il linguaggio corretto raccomandato oggi da OMS e ONU per riferirsi alle persone con deficit?. Persona con disabilità. Portatore di handicap. Diversamente abile. Soggetto svantaggiato. 09. Perché la scelta delle parole usate per descrivere le persone con disabilità ha una 'profonda valenza pedagogica' per insegnanti ed educatori?. Perché un linguaggio tecnico preciso facilita la comunicazione nell'équipe multidisciplinare. Perché le parole corrette servono a compilare bene i documenti burocratici (PEI, PDP). Perché termini scientifici aggiornati garantiscono il sostegno finanziario previsto dalle leggi. Perché usare le parole giuste significa vedere una persona, non una categoria diagnostica. 10. Come si spiega il paradosso descritto dalla vignetta di Sergio Staino pubblicata su DM nel 2008, riguardo al termine 'handicap'?. La vignetta dimostra che il linguaggio comune è più preciso di quello scientifico sullo svantaggio. La vignetta mostra che handicap è accettabile solo in ambito medico, non in quello educativo. Handicap, nell'ICIDH condizione sociale, nell'uso comune è diventato sinonimo di deficit e insulto. Il paradosso è che 'handicap' era usato correttamente in ambito sportivo ma non in quello medico. 01. Quale legge italiana ha ufficializzato per la prima volta il termine 'inserimento' scolastico per le persone con disabilità?. La Legge 118 del 1971. La Legge 104 del 1992. La Legge 517 del 1977. La Legge 18 del 2010. 02. A quale normativa è principalmente collegato il termine 'integrazione' nel percorso scolastico italiano?. La Legge 118 del 1971. La Convenzione ONU del 2006. La Legge 104 del 1992. La Legge 170 del 2010. 03. Quale figura professionale è stata introdotta dalla Legge 104 del 1992 come risorsa dedicata agli alunni con disabilità?. L'educatore professionale. Il tutor curricolare. Il mediatore scolastico. L'insegnante di sostegno. 04. Qual è il limite principale del modello dell'integrazione rispetto alla prospettiva inclusiva?. L'integrazione limita il ruolo del curricolare, delegando tutto all'insegnante di sostegno. L'integrazione esclude gli alunni disabili dalle verifiche e valutazioni curricolari ordinarie. L'integrazione attiva un doppio sistema: ordinario per tutti, speciale solo per il certificato. L'integrazione non modifica l'organizzazione scolastica per i bisogni degli alunni disabili. 05. Perché d'Alonzo definisce la prima fase dell'inserimento scolastico degli anni Settanta come 'selvaggio'?. Perché gli insegnanti rifiutavano sistematicamente di accogliere alunni con disabilità in classe. Perché le leggi del 1971 e 1977 imponevano l'inserimento senza un supporto normativo specifico. Perché la scuola si aprì ai disabili senza un'adeguata preparazione del contesto educativo. Perché gli istituti speciali continuarono a funzionare insieme alle scuole comuni senza regole. 06. Secondo le ricerche, quali sono le due condizioni determinanti affinché una scuola operi efficacemente sul piano educativo e didattico speciale?. La riduzione degli alunni per classe e la formazione annuale obbligatoria per i docenti. Insegnanti preparati e motivati, e una dirigenza capace di guidare e controllare i processi. L'uso sistematico di tecnologie assistive e la partecipazione delle famiglie alla progettazione. Insegnanti di sostegno certificati a sufficienza e piani educativi individualizzati per ogni alunno. 07. Analizzando il confronto sinottico tra i tre modelli, quale trasformazione del ruolo della scuola emerge progressivamente dall'inserimento all'inclusione?. Da contenitore neutro a sistema adattivo, fino a un ambiente che progetta la diversità come norma. La scuola riduce le figure di supporto, lasciando ai curricolari piena responsabilità dei disabili. La scuola esternalizza la gestione dei disabili a strutture sociosanitarie e forma solo gli altri. La scuola passa da un modello di diritti individuali a uno basato sulla competizione meritocratica. 08. In che modo la scuola inclusiva concilia il 'senso di realtà' con il rifiuto di lasciare 'fallire' qualsiasi alunno sul piano educativo?. Garantisce il successo di tutti con gli stessi obiettivi minimi, ignorando le difficoltà specifiche. Delega al sostegno la responsabilità esclusiva degli alunni in difficoltà, liberando il curricolare. Adatta al ribasso i criteri di valutazione per tutta la classe, così che nessuno venga bocciato. Riconosce i limiti di ogni alunno e lavora per ampliarne le potenzialità, senza abbassare il livello. 09. Che cosa significa che nella scuola inclusiva la didattica speciale è 'norma e non eccezione'?. Significa che tutti gli alunni devono seguire lo stesso piano didattico, senza alcuna distinzione. Significa che l'insegnante progetta in modo inclusivo come prassi permanente per tutta la classe. Significa che la didattica speciale è diventata contenuto obbligatorio in tutte le discipline. Significa che la didattica speciale si applica obbligatoriamente dove c'è un alunno con DSA o BES. 01. Qual è la differenza tra gli alunni 'difficili esogeni' e gli alunni 'male-educati'?. Gli esogeni hanno cause familiari; i male-educati non hanno appreso le regole per scarsa abitudine. Gli esogeni rifiutano gli adulti; i male-educati si comportano bene solo fuori dalla scuola. Gli esogeni sono stranieri con difficoltà linguistiche; i male-educati italiani problematici. Gli esogeni hanno certificazioni di disabilità, i male-educati hanno DSA non riconosciuti. 02. Perché si afferma che 'la complessità della classe non è un ostacolo al lavoro didattico, ma il suo contenuto reale'? Qual è l'implicazione professionale di questa affermazione per l'insegnante?. Perché l'insegnante deve accettare passivamente la complessità, abbassando i propri obiettivi. Perché la complessità giustifica il chiedere supporto esterno, delegando ai servizi sociali. Perché leggere la complessità è parte della competenza didattica, non un ostacolo esterno ad essa. Perché la complessità impone di abbandonare i contenuti per la sola dimensione relazionale. 03. In che modo la classificazione delle tipologie di alunni con bisogni speciali proposta da d'Alonzo orienta concretamente la pratica didattica dell'insegnante inclusivo?. Orienta risposte differenziate: relazionali, normative, compensative o progettuali, secondo i casi. Fornisce una griglia diagnostica per segnalare i casi ai servizi sociali, alleggerendo il docente. Consente di separare gli alunni con bisogni speciali per percorsi paralleli più efficaci. Indica quali alunni seguire con l'insegnante di sostegno e quali restano al docente curricolare. 04. Perché il problema della gestione della classe è diventato una 'preoccupazione generalizzata' e non riguarda solo le classi difficili?. Perché meno insegnanti di sostegno hanno reso impossibile una gestione differenziata delle classi. Perché l'aumento di certificazioni disabilità e DSA ha sovraccaricato i docenti senza supporto. Perché demotivazione e fragilità emotiva sono diffuse a livello nazionale, a ogni grado scolastico. Perché le scuole non investono abbastanza nella formazione alla gestione dei conflitti in classe. 05. Quale trasformazione culturale della società italiana è alla radice del cambiamento nei comportamenti degli alunni?. I social media hanno potenziato le relazioni digitali a scapito dell'attenzione in classe. Il miglioramento economico delle famiglie ha ridotto la motivazione intrinseca allo studio. Una cultura dell'onnipotenza che antepone diritti e desideri, trascurando doveri e limiti reali. Una crescente attenzione ai BES ha reso gli alunni più consapevoli dei propri diritti scolastici. 06. Qual è l'unica risposta efficace alla complessità della classe contemporanea, e perché non è sufficiente una gestione emergenziale caso per caso?. Incarnare l'inclusione come asse educativo e attuare una didattica speciale strutturata a priori. Formare gli insegnanti a tecniche di gestione comportamentale per i casi più evidenti. Ridurre gli alunni per classe e riorganizzare i gruppi per livello, per gestire la diversità. Aumentare gli insegnanti di sostegno e potenziare la psicologia scolastica per i casi complessi. 07. Quali sono le due dimensioni principali del cambiamento degli alunni rilevate dalla ricerca CeDisMa?. L'eccesso di stimolazione digitale e la difficoltà nella comunicazione verbale diretta. L'aggressività fisica verso i compagni e l'isolamento sociale come principali forme di disagio. La demotivazione (disinteresse) e la fragilità emotiva (insofferenza verso regole e adulti). Il ritiro scolastico e il rifiuto attivo delle attività proposte dall'insegnante. 08. Quale categoria di alunni con bisogni speciali è descritta come la più 'invisibile', con il rischio di essere dimenticata dalla scuola impegnata a gestire le emergenze?. Gli alunni con disabilità certificata. Gli alunni con DSA. Gli alunni difficili esogeni. Gli alunni ansiosi, pigri e scansafatiche. 09. Quale disturbo rientra nella categoria dei DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)?. Il ritardo cognitivo globale. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). La disabilità intellettiva. La dislessia. 10. Qual è il centro di ricerca universitario che ha condotto la ricerca sulle caratteristiche degli alunni contemporanei citata da d'Alonzo?. Il MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca). Il CeDisMa, Centro Studi sulla Disabilità e la Marginalità dell'Università Cattolica di Milano. L'ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica). L'OSEP (Office of Special Education Programs) degli Stati Uniti. 01. Analizzando il rapporto tra didattica, esperienza e riflessione attraverso Guasti, perché si afferma che 'non si può improvvisare una scuola inclusiva'?. Perché la didattica richiede progettazione e competenza scientifica; senza, può causare danni. Perché l'improvvisazione in didattica è sempre rischiosa, e la scuola inclusiva non fa eccezione. Perché la normativa impone certificazioni obbligatorie per dirsi 'inclusivi' e avere finanziamenti. Perché richiede anni di lavoro burocratico per le autorizzazioni ministeriali necessarie. 02. Come si struttura il 'movimento pedagogico inclusivo' a livello di istituto scolastico, e quali tematiche devono essere affrontate ai diversi livelli collegiali?. Su tre livelli (collegio docenti, plesso, classe), con temi come accoglienza e gestione classe. Prevede un gruppo specializzato di soli insegnanti di sostegno e dirigente, senza i curricolari. Si concentra solo sul consiglio di classe, unico organo per i piani educativi personalizzati. Si realizza tramite accordi sociosanitari, lasciando alla scuola solo la parte didattica. 03. Come definisce Laeng la didattica?. Il metodo pratico con cui l'insegnante trasmette i contenuti disciplinari. L'atto concreto dell'insegnare messo in atto quotidianamente dal docente. La scienza e l'arte dell'insegnamento. L'insieme delle tecniche per la gestione della classe. 04. Come si chiama la ricerca internazionale promossa dall'OSEP per definire le caratteristiche dei dirigenti scolastici inclusivi?. Beacons of Excellence Research Initiative. Global Inclusive School Standards. Special Education Evidence Base Project. Inclusive Leadership for All Schools. 05. Qual è la differenza fondamentale tra 'didattica' e 'insegnamento'?. La didattica è spontanea e intuitiva, l'insegnamento è un'attività scientifica pianificata. La didattica riguarda solo gli alunni con bisogni speciali, l'insegnamento tutti gli studenti. La didattica è scienza e arte dell'insegnamento; l'insegnamento è l'atto concreto dell'insegnare. La didattica riguarda i contenuti disciplinari, l'insegnamento la relazione con gli alunni. 06. Secondo gli studi 'Beacons of Excellence' dell'OSEP, quale delle seguenti è una caratteristica distintiva dei dirigenti delle scuole inclusive?. Utilizzare dati reali per le decisioni organizzative e didattiche, non impressioni o abitudini. Ridurre il numero di alunni per classe per alleggerire il carico dei docenti curricolari. Delegare la gestione degli alunni disabili al sostegno, mantenendo solo la supervisione generale. Separare la gestione degli alunni certificati dagli ordinari per percorsi più efficienti. 07. Perché in una scuola inclusiva 'nessun insegnante può chiamarsi fuori'?. Perché i bisogni speciali sono presenti in ogni aula e ogni docente deve svilupparne le competenze. Perché il sostegno non è sempre presente e i colleghi devono supplire alla sua assenza. Perché la normativa impone a tutti i docenti corsi annuali obbligatori di didattica inclusiva. Perché il dirigente può sanzionare gli insegnanti che non adottano pratiche inclusive in classe. 08. In che senso l'inclusione è definita 'posizione esistenziale prima ancora che professionale'? Quale implicazione ne deriva per il modo in cui l'insegnante si rapporta a ogni allievo?. Perché richiede di anteporre il benessere degli alunni ai risultati, senza valutazione formale. Perché riguarda il percorso personale del docente, senza ricadute sulla progettazione didattica. Perché richiede un impegno autentico per il bene di ogni allievo, prima della competenza tecnica. Perché significa aderire a un'ideologia che uniforma le scelte didattiche di tutti i docenti. 09. Perché la soluzione del problema didattico non risiede nell'individuazione di un 'metodo' universale, e quale competenza richiede invece al docente di didattica speciale?. Perché un metodo standard garantisce equità, l'adattamento individuale rischia discriminazioni. Perché i metodi disponibili sono troppi e contraddittori per identificarne uno universale. Ogni situazione è unica: il docente deve leggere quel rapporto e costruire la risposta più adatta. Perché la ricerca mostra che nessun metodo ha effetti significativi su disabilità gravi o BES. 10. Che cos'è il 'rapporto fondamentale'?. La relazione paritetica tra insegnante e famiglia dell'alunno con disabilità. La relazione asimmetrica e complementare tra un insegnante e un alunno. Il contratto formativo tra scuola e studente definito all'inizio dell'anno scolastico. Il legame simmetrico tra compagni di classe che favorisce l'apprendimento cooperativo. 01. In che modo i risultati PISA 2012 sulla 'felicità a scuola' degli studenti italiani sono collegati all'efficacia dell'apprendimento?. Perché la felicità a scuola determina la scelta dei metodi più adatti alle caratteristiche emotive. Perché il benessere dipende solo dalle strutture fisiche e dalle risorse tecnologiche disponibili. Perché gli studenti più felici ottengono automaticamente risultati migliori nelle prove PISA. Perché un alunno infelice non apprende bene: il benessere è condizione, non un accessorio. 02. Quanti erano gli alunni con disabilità certificata nelle scuole italiane nell'anno scolastico 2014/15, secondo i dati MIUR?. 148.7. 210.909. 174.404. 198.672. 03. Quale tipologia di disabilità rappresenta la forma più diffusa tra gli alunni con disabilità certificata nelle scuole italiane, e a quale percentuale corrisponde?. I disturbi dello spettro autistico, pari al 44,0% del totale degli alunni con disabilità. La disabilità intellettiva, pari al 66,7% del totale degli alunni con disabilità. La disabilità motoria, pari al 24,6% del totale degli alunni con disabilità. La disabilità uditiva, pari al 33,3% del totale degli alunni con disabilità. 04. Qual è la percentuale di dispersione scolastica in Italia registrata nel periodo di riferimento, e a quanti giovani corrisponde?. 14,1%, corrispondente a circa 500.000 giovani. 10,5%, corrispondente a circa 350.000 giovani. 17,6%, corrispondente a circa 700.000 giovani. 22,3%, corrispondente a circa 900.000 giovani. 05. In quale ciclo scolastico si registra la percentuale più alta di alunni con disabilità certificata, secondo i dati MIUR?. Nella scuola secondaria di I grado, con il 3,7% del totale degli alunni del ciclo. Nella scuola primaria, con il 3,0% del totale degli alunni del ciclo. Nella scuola dell'infanzia, con il 2,5% del totale degli alunni del ciclo. Nella scuola secondaria di II grado, con il 4,2% del totale degli alunni del ciclo. 06. Perché il dato ISTAT secondo cui il 44% degli alunni con disabilità della scuola primaria cambia insegnante di sostegno ogni anno è considerato particolarmente allarmante dal punto di vista pedagogico?. Perché dimostra che l'assegnazione dei docenti di sostegno non rispetta i criteri della Legge 104. Perché indica che gli insegnanti di sostegno non sono motivati a restare nello stesso istituto. Perché la continuità educativa è cruciale per l'inclusione: cambiare ogni anno vanifica il lavoro. Perché il cambio annuale del sostegno comporta costi extra per le famiglie degli alunni disabili. 07. Come si spiega il divario nella dispersione scolastica tra il Sud Italia (22,3%) e il Centro-Nord (~16%), e perché viene definita un problema 'educativo, economico e civile' insieme?. È solo culturale: le famiglie del Sud valorizzano meno il titolo di studio, senza motivi economici. È causata da infrastrutture inadeguate, che rendono difficile raggiungere le scuole secondarie. È legato a più alunni disabili al Sud, che abbandonano prima per mancanza di sostegno. Riflette disuguaglianze territoriali: nega opportunità, esclude dal lavoro, aumenta la marginalità. 08. Perché d'Alonzo afferma che il pericolo attuale per la scuola italiana non è 'l'affondamento ma la stagnazione', e quali sono i parametri che individua per un cambiamento radicale?. Perché dipende dalla mancanza di fondi, che blocca il rinnovo di strutture e tecnologie. Perché la scuola non forma più insegnanti qualificati e il reclutamento non garantisce qualità. Perché la scuola ha ridotto la sua autonomia per l'Europa, perdendo la tradizione inclusiva. Perché la scuola resta ferma mentre la società cambia; servono rinnovamento e relazione educativa. 09. In che modo i dati quantitativi (MIUR, ISTAT, PISA) si collegano alla necessità della relazione educativa come 'condizione imprescindibile' per il cambiamento?. Rivelano che la relazione educativa è sopravvalutata: contano solo fattori socioeconomici. Confermano che la scuola non è recuperabile senza una riforma radicale su modelli europei. Dimostrano che solo più risorse e insegnanti producono cambiamento, non la relazione educativa. I dati aiutano a diagnosticare, ma il vero motore del cambiamento è la relazione educativa. 10. Analizzando la serie storica degli alunni con disabilità dal 2007/08 al 2014/15, quali sono le possibili interpretazioni dell'incremento costante registrato, e perché si afferma che si tratta di un 'dato non neutro'?. È dovuto solo all'aumento della popolazione scolastica, con più certificazioni rispetto al passato. Riflette diagnosi migliore, reale aumento dei bisogni e maggiore consapevolezza familiare. Riflette solo burocrazia: le famiglie cercano certificazioni per benefici e ore di sostegno. È conseguenza dei tagli al personale, che riducono la capacità dei docenti senza certificazione. 01. Perché d'Alonzo critica l'uso del BES come etichetta classificatoria nelle scuole, e quale rischio pedagogico individua?. Perché il termine BES non ha base normativa e il suo uso nelle scuole è illegittimo. Perché come categoria statistica crea distinzioni artificiose, verso stigma e discriminazione. Perché la categorizzazione BES aumenta la burocrazia senza benefici concreti per gli alunni. Perché il BES spetta agli specialisti sanitari, il suo uso da parte dei docenti viola i confini. 02. Perché la relazione educativa è definita 'condizione imprescindibile' per il cambiamento, e in che rapporto sta con gli altri parametri elencati (rinnovamento didattico, gestione della classe, unitarietà di intenti, competenze speciali, dirigenza)?. Perché senza relazione autentica tra insegnante e alunno, l'organizzazione resta sterile. Perché è l'unico parametro misurabile, indicatore principale della qualità inclusiva della scuola. Perché sostituisce le competenze speciali: basta un rapporto empatico, senza formazione specifica. Perché è innata, non insegnabile con la formazione, criterio principale per selezionare i docenti. 03. Analizza la tensione tra la logica normativa dei BES — che prevede piani personalizzati per categorie specifiche — e la logica inclusiva proposta da d'Alonzo. Come si risolve questa tensione nella pratica didattica?. Si risolve non usando le categorie come etichette, ma come strumenti al servizio di ogni alunno. Non esiste: il BES è già inclusivo, ampliando l'attenzione oltre la sola disabilità certificata. Si risolve delegando il BES a specialisti sanitari, docenti solo sulla relazione educativa. È irrisolvibile: le categorie fisse contrastano con l'inclusione; serve uno strumento universale. 04. In che modo il dato sulle bocciature nella scuola secondaria — con il 21,7% di bocciati al primo anno e tassi di abbandono fino al 40% negli istituti professionali — si collega al concetto di BES come 'ben-essere a scuola' proposto da d'Alonzo?. È solo statistica: le bocciature aumentano con il numero di alunni BES non certificati in classe. Dimostra criteri valutativi troppo rigidi, penalizzando gli alunni con DSA non ancora certificati. Giustifica una quarta categoria BES per il rischio dispersione, con un PDP per l'abbandono. Rivela una scuola che non risponde ai bisogni: bocciatura e abbandono sono mancanza di ben-essere. 05. Perché si afferma che 'non esiste una diagnosi di BES' e quali implicazioni ha questa precisione tecnica per la pratica scolastica?. Perché è competenza esclusiva del dirigente, formalizzata nel Piano Annuale per l'Inclusività. Perché il BES è un termine ombrello, non clinico; una 'diagnosi di BES' è tecnicamente infondata. Perché il BES è solo scolastico, non certificabile da esterni competenti su DSA e disabilità. Perché non richiede documentazione formale: basta che il docente rilevi la difficoltà. 06. Quali diritti garantisce la Legge 170/2010 agli studenti con diagnosi di DSA?. Un insegnante di sostegno dedicato, riduzione del programma ed esonero dalle verifiche scritte. Il diritto al PEI, al sostegno e alla valutazione differenziata con obiettivi minimi. Strumenti compensativi, misure dispensative, didattica personalizzata e verifiche adeguate. L'esonero dalle prove INVALSI, la frequenza ridotta e l'esame di maturità solo in forma orale. 07. Qual è la differenza fondamentale tra PEI e PDP come strumenti di risposta ai bisogni educativi speciali?. Il PEI riguarda solo le competenze disciplinari, il PDP include anche autonomia e socializzazione. Il PEI è per i certificati con sostegno dedicato; il PDP per DSA e svantaggio, senza sostegno. Il PEI si aggiorna ogni tre anni, il PDP è redatto annualmente per i bisogni evolutivi. Il PEI è facoltativo, deciso dal consiglio di classe; il PDP è obbligatorio per chi ha difficoltà. 08. Quale legge ha introdotto in Italia il riconoscimento normativo dei DSA e il diritto degli studenti a strumenti compensativi e misure dispensative?. La Legge 170 dell'8 ottobre 2010. La Legge 104 del 5 febbraio 1992. La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012. La Legge 118 del 30 marzo 1971. 09. Quale strumento didattico è previsto per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992?. Il PEI (Piano Educativo Individualizzato). Il PDP (Piano Didattico Personalizzato). Il PSP (Piano di Studio Personalizzato). Il PAI (Piano Annuale per l'Inclusività). 10. Quali sono le tre macro-categorie di alunni comprese nel concetto di BES secondo la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012?. Alunni stranieri, alunni con disabilità motoria e alunni con difficoltà di apprendimento. Disabilità fisiche, disabilità cognitive e disturbi del comportamento. Disabilità certificate, disturbi evolutivi specifici (DSA/ADHD) e svantaggio socioculturale. Dislessia, discalculia e disturbi generalizzati dello sviluppo. 01. Che cosa descrive il concetto di 'performance' nell'ICF?. Ciò che l'individuo fa realmente nel proprio ambiente di vita, considerando i fattori ambientali. Il massimo livello di funzionamento in un ambiente standardizzato, non adattato alle sue esigenze. L'insieme delle funzioni fisiologiche e psicologiche dei sistemi corporei dell'individuo. Il coinvolgimento in situazioni di vita reale, come andare a scuola o stare in un gruppo. 02. In quale anno l'OMS ha adottato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)?. 2001. 1980. 2006. 1992. 03. Qual è la differenza fondamentale tra 'capacità' e 'performance' nell'ICF, e perché questa distinzione è rilevante per la pratica pedagogica?. La capacità riguarda i risultati scolastici, la performance il comportamento extracurriculare. La capacità è il potenziale standard, la performance il funzionamento reale nel contesto di vita. La capacità riguarda abilità cognitive, la performance abilità motorie, misurate clinicamente. La capacità è stabile nel tempo, la performance varia con l'umore e il rapporto con l'insegnante. 04. Quali sono i tre limiti fondamentali del modello medico tradizionale che il modello bio-psico-sociale intende superare?. Riduzionismo diagnostico, staticità della disabilità ed esclusione dei fattori contestuali. Eccesso di specializzazione, scarsi strumenti riabilitativi e poco coordinamento sanitario. Costi elevati, accesso limitato ai servizi sanitari e mancanza di linguaggio condiviso. Scarsa attenzione psicologica, prevalenza di farmaci e trascuratezza delle disabilità cognitive. 05. In che modo i fattori ambientali possono agire sia come facilitatori sia come barriere, secondo il modello ICF? Fai un esempio per ciascuna direzione. Facilitatori migliorano il funzionamento (es. sostegno); barriere lo limitano anche per assenza. Facilitatori modificano la diagnosi clinica, barriere richiedono certificazione aggiuntiva. Facilitatori compensano i deficit con interventi medici, barriere aggravano la condizione. Facilitatori aumentano motivazione, barriere riducono rendimento, dipendendo solo dalla relazione. 06. Perché l'ICF definisce 'funzionamento' e 'disabilità' come termini ombrello, e quale implicazione ne deriva per il modo in cui si concepisce la disabilità rispetto al modello medico tradizionale?. Perché si applicano a chiunque, rendendo superflua la distinzione tra alunni con o senza BES. Perché descrivono un'interazione dinamica persona-contesto, non una proprietà fissa della persona. Perché comprendono tutte le diagnosi OMS, sostituendo l'ICIDH del 1980 con un unico sistema. Perché evitano etichette stigmatizzanti, permettendo di comunicare senza linguaggio medico tecnico. 07. In che modo l'integrazione del linguaggio ICF nella pratica scolastica italiana, a partire dal D.Lgs. 66/2017, cambia concretamente l'approccio alla costruzione del Profilo di Funzionamento e del PEI?. Riduce il ruolo del sostegno nel PEI, affidando la valutazione solo all'équipe sociosanitaria. Impone ai docenti competenze cliniche per compilare da soli il Profilo, senza specialisti esterni. Sposta il focus dai deficit al funzionamento reale; il PEI parte da come funziona in classe. Sostituisce completamente il PEI con il Profilo, eliminando il piano educativo per i certificati. 08. Analizza il passaggio epistemologico dal modello medico al modello bio-psico-sociale: perché affermare che 'la disabilità non è una proprietà intrinseca della persona' ha conseguenze radicali per la pedagogia speciale?. Perché la diagnosi medica sarebbe irrilevante per il lavoro educativo con l'alunno. Perché la disabilità non è un destino fisso, ma un esito modificabile del contesto. Perché autorizzerebbe a ignorare le certificazioni, basandosi solo sull'osservazione in classe. Perché sposterebbe la responsabilità dalla persona alla società, scaricando tutto sulla scuola. 09. Quali sono i tre ordini di fattori che, secondo il modello bio-psico-sociale, determinano lo stato di salute o di malattia di una persona?. Fattori medici, fattori riabilitativi e fattori familiari. Fattori neurologici, fattori comportamentali e fattori culturali. Fattori biologici, fattori psicologici e fattori sociali. Fattori genetici, fattori educativi e fattori economici. 10. Perché l'assenza di un facilitatore necessario costituisce essa stessa una barriera? Quale implicazione ha questo principio per la responsabilità pedagogica dell'insegnante?. Perché se manca un supporto necessario, è l'assenza stessa a produrre disabilità. Perché la normativa impone sanzioni ai docenti che non predispongono i facilitatori del PEI. Perché dimostrerebbe che l'ambiente conta più della biologia, rendendo inutile ogni diagnosi. Perché giustificherebbe una riduzione degli obiettivi, esonerando dagli standard ministeriali. 01. Quale ente è incaricato di effettuare la valutazione di base introdotta dal D.Lgs. 62/2024?. Il GLO dell'istituto scolastico frequentato dall'alunno con disabilità. La ASL competente per territorio, attraverso l'Unità di Valutazione Multidisciplinare. L'INPS, attraverso una commissione medico-legale in seduta collegiale. Il Ministero dell'Istruzione, tramite un'apposita commissione scolastica provinciale. 02. Analizza il rapporto tra Profilo di Funzionamento, PEI e Progetto di vita come strumenti distinti ma interconnessi: in che modo questa architettura documentale traduce sul piano operativo la visione bio-psico-sociale della disabilità?. Il PF descrive il funzionamento, il PEI lo traduce a scuola, il Progetto di vita all'intera vita. Sarebbero equivalenti e intercambiabili, con il Progetto di vita che sostituisce il PEI da adulti. Riflette la separazione tra sanità, scuola e sociale, sistemi autonomi e non comunicanti tra loro. È solo gerarchico e burocratico: il PF autorizza il PEI, trasmesso poi per il Progetto di vita. 03. Perché conoscere la normativa sull'inclusione è 'una competenza professionale indispensabile' per il pedagogista e non un 'optional tecnico-burocratico'? Quali conseguenze pratiche ha questa affermazione?. Perché definisce strumenti e procedure; senza, non si può partecipare al GLO né costruire il PEI. Perché è oggetto dei concorsi pubblici, e la sua conoscenza serve solo a superare le selezioni. Perché darebbe le istruzioni complete per l'inclusione, sostituendo la formazione specifica. Perché avrebbe la responsabilità esclusiva del PEI e del Profilo, esposto a sanzioni per errori. 04. In che modo la stratificazione normativa dal D.Lgs. 66/2017 al D.Lgs. 62/2024 riflette un'evoluzione concettuale nel modo in cui lo Stato italiano concepisce la disabilità e il diritto all'inclusione?. Mostra un allineamento alla Convenzione ONU: da logica procedurale a logica di autodeterminazione. Riflette solo il susseguirsi di maggioranze politiche diverse, senza logica evolutiva. Riflette solo razionalizzazione burocratica e riduzione dei costi, senza implicazioni pedagogiche. Mostra un ritorno al modello medico: l'INPS dà più peso alla componente medico-legale. 05. Analizza la logica della sperimentazione prevista dal D.Lgs. 62/2024: per quali ragioni si è scelto un approccio graduato per province pilota anziché un'applicazione immediata a tutto il territorio nazionale, e quali criticità ha già evidenziato questa fase?. Imposto dalla Corte Costituzionale, che ha vietato l'applicazione uniforme senza verifica. Riguarda solo le secondarie di II grado, estesa alle altre solo dopo la valutazione del MIUR. Testa le procedure prima dell'estensione nazionale (2027); criticità negli schemi e nei codici ICF. Perché le norme si applicherebbero solo a patologie rare, raccogliendo dati prima dell'estensione. 06. Perché il Profilo di Funzionamento è definito come il 'documento cardine' dell'intero sistema di inclusione?. Perché fonderebbe la valutazione annuale, da allegare alla scheda e comunicare alle famiglie. Perché è indispensabile per PEI e Progetto di vita: senza, non si definiscono le risorse. Perché sarebbe l'atto che stabilisce legalmente la disabilità, sostituendo invalidità civile. Perché sarebbe l'unico documento redigibile dalla scuola senza la ASL, con tempi certi. 07. Quali sono le principali novità introdotte dal D.Lgs. 96/2019 rispetto al testo originario del D.Lgs. 66/2017?. Aggiustamenti tecnici: tempi del PEI, ruoli nell'accertamento e continuità del Profilo tra i gradi. Ha introdotto ex novo il Profilo di Funzionamento e il GLO, assenti nel decreto originario. Ha abolito la distinzione tra PEI e PDP, unificandoli in un unico strumento per gli alunni BES. Ha trasferito la valutazione di base dall'ASL all'INPS, anticipando la riforma del D.Lgs. 62/2024. 08. Qual è il ruolo del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) nel sistema di inclusione delineato dal D.Lgs. 66/2017?. È il gruppo ministeriale che definisce le Linee Guida per PEI e Profilo di Funzionamento. È il luogo dove si costruisce il PEI, con docenti, famiglia, ASL e, ove possibile, lo studente. È la commissione che delibera le ore di sostegno, su proposta dell'insegnante di sostegno. È l'organo tecnico della ASL che redige il Profilo, senza docenti curricolari o di sostegno. 09. Quale documento il D.Lgs. 66/2017 ha introdotto in sostituzione della precedente Diagnosi Funzionale e del Profilo Dinamico Funzionale?. Il Piano Educativo Individualizzato. Il Profilo di Funzionamento. Il Progetto di vita personalizzato. Il Piano Didattico Personalizzato. 10. Quale decreto legislativo del 2017 rappresenta il testo fondativo dell'attuale sistema di inclusione scolastica in Italia?. Il D.Lgs. 62/2024. La Legge 227/2021. Il D.Lgs. 96/2019. Il D.Lgs. 66/2017. 01. Qual è la funzione specifica del Verbale di accertamento medico-legale e in che rapporto si pone con il Profilo di Funzionamento?. Descrive il funzionamento nei quattro domini ICF, redatto dall'UVM con scuola e famiglia. Sostituisce il Certificato diagnostico-funzionale nelle province in sperimentazione. È il documento finale che sintetizza PF e PEI in un unico atto firmato dal dirigente scolastico. Certifica la disabilità in età evolutiva ai fini scolastici ed è propedeutico al PF. 02. In quante sezioni è strutturato il Profilo di Funzionamento proposto dalle Linee Guida ministeriali del 2022?. Quattro sezioni: dati anagrafici, elementi clinici, punti di forza e descrizione del funzionamento. Due sezioni: elementi clinici e descrizione del funzionamento nei domini ICF. Cinque sezioni: anamnesi, diagnosi, funzionamento, facilitatori e progetto educativo. Tre sezioni: diagnosi, piano di intervento e obiettivi a lungo termine. 03. Quale scelta metodologica significativa adottano le Linee Guida del 2022 riguardo all'uso dei codici ICF nella redazione del Profilo di Funzionamento?. Richiedono i soli codici ICF sulle funzioni corporee, escludendo attività e partecipazione. Impongono l'uso obbligatorio di tutti i codici ICF per uniformare la descrizione nazionale. Lasciano libera scelta alle ASL di usare o meno i codici ICF, senza indicazioni vincolanti. Stabiliscono di non usare codici ICF, descrivendo il funzionamento in prosa. 04. Quali sono i tre documenti che compongono il percorso certificativo delineato dalle Linee Guida ministeriali del 2022?. Il PEI, il Profilo Dinamico Funzionale e il Certificato di invalidità civile. Il Certificato diagnostico-funzionale, il Verbale di accertamento e il Profilo di Funzionamento. Il Progetto di vita, il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale. La Diagnosi Funzionale, il Verbale INPS e il Piano Didattico Personalizzato. 05. Quali sono i quattro domini ICF indagati nella Sezione 4 del Profilo di Funzionamento secondo le Linee Guida del 2022?. Cognitivo, Emotivo-relazionale, Motorio-sensoriale, Linguistico-comunicativo. Apprendimento, Comunicazione, Relazioni e socializzazione, Autonomia personale e sociale. Istruzione, Mobilità, Cura della persona, Relazioni interpersonali. Funzioni corporee, Strutture corporee, Attività e partecipazione, Fattori contestuali. 06. Analizza la sequenza logica e temporale dei sei processi che portano dalla certificazione della disabilità al Progetto di vita: perché questa sequenza riflette una 'logica epistemologica precisa' e non è solo una procedura burocratica?. Perché sarebbe imposta dalla normativa UE sulla Convenzione ONU, pena sanzioni finanziarie europee. Perché evita sovrapposizioni tra ASL, INPS e scuola, ognuno operando nella propria fase. Perché ogni documento è firmato da un diverso responsabile, creando una catena di responsabilità. Si parte dalla persona, si passa al contesto, si arriva alla progettualità: il PF è la cerniera. 07. Qual è il ruolo del pedagogista e dell'insegnante di sostegno nella redazione del Profilo di Funzionamento, e perché non si tratta di 'figure ancillari'?. Perché concorrono alla stesura del PF nell'UVM, con informazioni insostituibili sull'alunno. Perché la normativa assegnerebbe al pedagogista il coordinamento dell'intera UVM. Perché sarebbe il responsabile legale del PF, firmandolo per la scuola e rispondendo degli errori. Perché dovrebbero compilare da soli la Sezione 4 del PF, senza gli specialisti sanitari. 08. Perché la distinzione tra Certificato medico diagnostico-funzionale, Verbale di accertamento e Profilo di Funzionamento è pedagogicamente rilevante, e non si tratta solo di una questione tecnico-amministrativa?. Hanno finalità distinte: CMDF clinico, Verbale certificativo, PF sul funzionamento reale. Perché distribuirebbe i costi del percorso tra ASL, INPS e scuola, evitando duplicazioni di spesa. Perché solo il PF sarebbe accessibile alle famiglie, gli altri riservati agli specialisti. Perché redatti in momenti diversi, il mancato rispetto sospenderebbe le ore di sostegno. 09. In che modo le Linee Guida del 2022 traducono operativamente il modello bio-psico-sociale nella struttura del Profilo di Funzionamento, e quali implicazioni ha questa scelta per la pratica inclusiva quotidiana?. Eliminando la diagnosi clinica, per osservare l'alunno senza etichette mediche. Valutando capacità e performance nei quattro domini, con facilitatori e barriere, oltre al deficit. Imponendo la partecipazione degli specialisti come osservatori permanenti al consiglio di classe. Sostituendo il PEI con un documento unico che unifica clinica e progettazione didattica. 10. Perché le Linee Guida del 2022 scelgono di descrivere il funzionamento 'in prosa' anziché con i codici ICF, e quale rischio intendono evitare?. Perché l'OMS avrebbe eliminato la codifica ICF nel 2022, e le Linee Guida si sarebbero adeguate. Perché la prosa farebbe risparmiare tempo, rendendo il Profilo più accessibile alle famiglie. Perché i codici ICF sarebbero solo medici, e il loro uso da pedagogisti violerebbe i confini. Perché l'ICF classifica, non valuta: i codici rischiano di ridurre a numeri ciò che va narrato. |




