DIDATTICA SPECIALE
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Título del Test:
![]() DIDATTICA SPECIALE Descripción: TEST INTERNO |



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1. Secondo Luigi d'Alonzo, da che cosa si misura il grado di civiltà di un Paese?. Dal livello del PIL e dalla crescita economica nazionale. Dalla capacità di accogliere e rispettare tutti i suoi membri, inclusi i più deboli. Dal numero di leggi scolastiche approvate dal Parlamento. 2. Quale legge italiana del 1971 ha avviato il percorso di accettazione delle diversità ponendo la scuola al centro?. Legge 104 del 1992 (Legge-quadro per l'assistenza e l'integrazione scolastica). Legge 517 del 1977 (norme sulla valutazione degli alunni). Legge 118 del 1971 (conversione della L. 30 marzo 1971). 3. Come viene descritta la condizione scolastica dei ragazzi con disabilità in Italia prima degli anni Settanta?. Erano inseriti nelle classi ordinarie con un insegnante di sostegno dedicato. Erano relegati in scuole speciali, lontane dal circuito educativo ordinario. Seguivano percorsi di istruzione domiciliare garantiti dallo Stato. 4. Quale paradosso caratterizza la vita nella società contemporanea secondo d'Alonzo?. Operare nella società è diventato più semplice fisicamente, ma più complesso cognitivamente e relazionalmente. La tecnologia ha reso la scuola più facile ma la vita familiare più difficile. Le leggi sono migliorate ma le risorse economiche per l'educazione sono diminuite. 5. Perché la didattica speciale è considerata indispensabile per tutti gli insegnanti, non solo per quelli di sostegno?. Perché è richiesta dalla normativa ministeriale per l'abilitazione all'insegnamento. Perché indica strade metodologiche sicure per la crescita di tutti gli allievi presenti in classe. Perché riguarda esclusivamente la gestione degli alunni con DSA certificati. 1. Nel modello ICIDH del 1980 dell'OMS, cosa indica esattamente il termine 'handicap'?. Una condizione biologica permanente causata da una malattia o lesione organica. La condizione di svantaggio sociale conseguente a menomazione o disabilità, in relazione all'ambiente. L'incapacità totale di svolgere attività quotidiane in modo autonomo. 2. Per quale motivo d'Alonzo critica l'espressione 'diversamente abile'?. Perché è un termine medico scorretto che non corrisponde ad alcuna categoria diagnostica ufficiale. Perché nasconde un falso pudore e finisce per acuire le differenze che vorrebbe ridurre, negando la realtà del deficit. Perché è stato vietato dalla Convenzione ONU del 2006 sui diritti delle persone con disabilità. 3. Qual è la distinzione corretta tra 'menomazione' e 'disabilità' nel modello ICIDH?. La menomazione riguarda l'aspetto psicologico, la disabilità quello fisico. La menomazione è la perdita/anomalia biologica; la disabilità è la restrizione funzionale che ne consegue. I due termini sono sinonimi e possono essere usati in modo intercambiabile. 4. Quale affermazione descrive correttamente il principio del linguaggio raccomandato oggi per parlare di persone con disabilità?. La condizione medica deve sempre essere nominata per prima, per garantire precisione diagnostica. È preferibile evitare qualsiasi riferimento alla disabilità per non creare disagio nella persona. La persona viene prima della condizione: si dice 'persona con disabilità', non 'il disabile' o 'l'handicappato'. 5. In quale senso la disabilità può essere considerata una variabile relazionale e non solo individuale?. Perché la disabilità viene trasmessa per via genetica all'interno dei nuclei familiari. Perché il livello di svantaggio dipende dall'interazione tra la persona e l'ambiente: un ambiente accessibile riduce l'handicap. Perché ogni disabilità richiede la presenza di un operatore di supporto che funga da mediatore. 1. Secondo la ricerca del CeDisMa citata da d'Alonzo, quale tra le seguenti NON è una caratteristica che gli insegnanti attribuiscono agli alunni di oggi?. Scarsa tenuta sul lavoro scolastico e tendenza ad annoiarsi facilmente. Eccessiva motivazione allo studio e competitività esasperata tra pari. Fragilità emotiva e insofferenza verso regole e adulti. 2. Cosa distingue, secondo d'Alonzo, un alunno 'difficile esogeno' da un alunno 'male-educato'?. L'alunno esogeno ha difficoltà neurobiologiche certificate; l'alunno male-educato ha solo problemi comportamentali. L'alunno esogeno ha radici della difficoltà nel contesto familiare e sociale; il male- educato non ha imparato le regole perché nessuno lo ha fatto con costanza. L'alunno esogeno è straniero; l'alunno male-educato è italiano. 3. Perché d'Alonzo definisce preoccupante la situazione dei DSA nelle scuole italiane?. Perché le certificazioni DSA vengono rilasciate solo in alcune regioni del Nord Italia. Perché le certificazioni stanno aumentando in modo preoccupante ed è raro trovare una classe senza almeno un alunno con questi disturbi. Perché i DSA non possono essere supportati con strumenti compensativi efficaci. 4. Quale categoria di alunni rischia di essere 'dimenticata' nella scuola contemporanea secondo d'Alonzo?. Gli alunni con disabilità grave, che occupano troppo tempo dell'insegnante di sostegno. Gli alunni ansiosi, pigri e scansafatiche, che non disturbano ma non imparano. Gli alunni con ottimi risultati scolastici, che non ricevono abbastanza sfide. 5. Qual è la risposta indicata da d'Alonzo alla sfida della complessità della classe?. Aumentare il numero di insegnanti di sostegno proporzionalmente al numero di alunni difficili. Incarnare l'inclusione come asse portante del proprio agire educativo e operare con una didattica speciale di alto livello. Separare gli alunni difficili in gruppi omogenei per facilitare la gestione della classe. 1. Secondo gli studi 'Beacons of Excellence' (OSEP), quale tra le seguenti NON è una caratteristica dei dirigenti delle scuole inclusive efficaci?. La costruzione di una comunità inclusiva e collaborante tra i docenti. L'utilizzo di strategie punitive per garantire il rispetto delle regole scolastiche. La formazione attenta e continua dei docenti. 2. Qual è la differenza fondamentale tra 'didattica' e 'insegnamento' secondo d'Alonzo e gli autori citati (Laeng, Vertecchi, Guasti)?. La didattica si applica solo agli alunni con disabilità; l'insegnamento riguarda tutti gli alunni della classe. La didattica è la scienza e l'arte dell'insegnamento (sapere); l'insegnamento è l'atto concreto dell'insegnare. L'insegnamento è teorico; la didattica è pratica e applicativa. 3. Cosa significa, secondo d'Alonzo, 'vivere l'inclusione come asse portante del proprio agire educativo'? comunicativo. Applicare correttamente le norme della Legge 104/92 e predisporre il PEI per ogni alunno certificato. Avere la consapevolezza profonda che ogni alunno è importante e che il suo specifico bene è una responsabilità professionale permanente. Organizzare attività di accoglienza nelle prime settimane dell'anno scolastico. 4. Cosa indica d'Alonzo con l'espressione 'rapporto fondamentale' nella didattica speciale?. Il rapporto tra la scuola e la famiglia dell'alunno con disabilità, fondamentale per la riuscita del PEI. La relazione asimmetrica e complementare tra insegnante e alunno, chiave per trovare la tecnica didattica più adatta. Il documento fondamentale che certifica i bisogni educativi speciali dell'alunno. 5. Perché d'Alonzo afferma che nessun insegnante italiano può 'chiamarsi fuori' dalla didattica speciale?. Perché la normativa italiana obbliga tutti gli insegnanti a seguire corsi di aggiornamento sulla disabilità. Perché gli alunni difficili o con bisogni speciali sono un dato di fatto presente in ogni classe, e negarlo sarebbe pedagogicamente irresponsabile. Perché la didattica speciale ha sostituito la didattica generale come disciplina di riferimento. 1. Secondo i dati MIUR (a.s. 2014/2015), quale ciclo scolastico registra la percentuale più alta di alunni con disabilità rispetto al totale degli alunni iscritti?. Scuola dell'infanzia (1,3%). Scuola secondaria di I grado (3,7%). Scuola primaria (3,0%). 2. Quale è la tipologia di disabilità più diffusa nelle scuole italiane secondo i dati MIUR?. Disabilità motoria (circa il 4,1% del totale degli alunni con disabilità). Disabilità intellettiva (oltre il 66,7% del totale degli alunni con disabilità). Disabilità visiva (circa il 1,7% del totale degli alunni con disabilità). 3. Quale dato riportato dal report ISTAT 2014 segnala un grave problema di continuità didattica per gli alunni con disabilità nella scuola primaria?. Il 10% delle famiglie ha presentato ricorso per aumentare le ore di sostegno. Il 44% degli alunni con disabilità ha cambiato l'insegnante di sostegno rispetto all'anno precedente. Il 21% degli alunni con disabilità non è autonomo in almeno una attività quotidiana. 4. Qual è la percentuale di dispersione scolastica in Italia al momento dei dati citati da d'Alonzo, e come si colloca rispetto alla media europea?. 11,6%, in linea con la media europea. 17,6%, significativamente superiore alla media UE del 14,1%. 22,3%, il dato più alto in Europa. 5. Quale risultato dell'indagine PISA d'Alonzo considera particolarmente significativo per capire il malessere della scuola italiana?. Il posizionamento dell'Italia tra la 30ª e la 35ª posizione in matematica. Il dato sulla 'felicità a scuola': gli studenti italiani sono tra i meno felici dei Paesi OCSE. Il fatto che l'Italia sia sotto la media OCSE in tutte e tre le aree valutate. 1. Quante e quali sono le tre sotto-categorie dei Bisogni Educativi Speciali (BES) definite dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012?. Disabilità — DSA — ADHD. Disabilità — Disturbi evolutivi specifici — Svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. Disabilità intellettiva — Disabilità fisica — Disabilità sensoriale. 2. Qual è la differenza principale tra PEI e PDP come strumenti per gli alunni con BES?. Il PEI è per la scuola primaria, il PDP per la scuola secondaria. Il PEI riguarda gli alunni con disabilità (L.104/92) e prevede il sostegno; il PDP riguarda gli alunni con DSA/BES e non prevede il sostegno. Il PEI è obbligatorio per legge, il PDP è facoltativo in tutti i casi. 3. Qual è la principale critica di d'Alonzo all'uso del termine BES nelle scuole italiane?. Il termine BES è troppo tecnico e difficile da capire per le famiglie degli alunni. Nelle scuole il BES viene usato come nuova etichetta categoriale, generando stigma e separazione artificiale tra alunni — l'opposto dell'inclusione. La Direttiva BES del 2012 non ha forza di legge e quindi non viene rispettata dalle scuole. 4. Secondo d'Alonzo, qual è l'errore concettuale delle diagnosi di 'BES' rilasciate da specialisti?. Queste diagnosi sono redatte da professionisti non accreditati dal Ministero dell'Istruzione. Non esiste nessuna sindrome o patologia o limitazione riconosciuta come 'BES': il termine è ombrello normativo, non diagnosi clinica. Le diagnosi di BES sono valide solo per la scuola primaria, non per la secondaria. 5. Quale ciclo scolastico italiano mostra i migliori risultati nelle rilevazioni TIMS 2007 e perché questo è significativo?. La scuola secondaria di I grado, perché è la più riformata del sistema. La scuola primaria, che in Europa supera la media sia in scienze che in matematica — dimostrando che il sistema italiano può funzionare bene. La scuola secondaria di II grado, grazie ai licei di eccellenza. |




