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Fondamenti pedagogici 0/3 anni. Parte 2

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Título del Test:
Fondamenti pedagogici 0/3 anni. Parte 2

Descripción:
Materiale didattico Farahi Sarabi Farnaz, nuovo programma.

Fecha de Creación: 2026/01/16

Categoría: Universidad

Número Preguntas: 146

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Quale postura pedagogica è indicata come necessaria per affrontare la relazione tra infanzia e media?. Preventiva e punitiva. Attiva, riflessiva e intenzionale, orientata alla costruzione di ambienti simbolici e narrativi inclusivi. Neutrale e osservativa. Tecnologica e standardizzata.

Qual è uno dei principali rischi della fruizione non mediata dei media da parte dei bambini, secondo la lezione?. L’interruzione dello sviluppo linguistico. La perdita della memoria a lungo termine. La colonizzazione dell’immaginario e la limitazione della creatività simbolica. L’iperattività e la disobbedienza.

Cosa intende la lezione per “mediazione educativa dell’immaginario”?. L’insegnamento formale di tecniche narrative ai bambini. Il supporto critico e simbolico fornito dall’adulto per decodificare i contenuti mediali e favorire processi espressivi autentici. L’organizzazione di attività ludiche scolastiche. Il controllo genitoriale sulle fonti digitali.

In che modo i media digitali incidono sull’immaginario infantile nella cultura contemporanea?. Fornendo narrazioni simboliche complesse e non stereotipate. Anticipando e orientando l’esperienza soggettiva tramite modelli estetici standardizzati e ritmi accelerati. Ampliando in modo illimitato la capacità critica del bambino. itando l’autonomia narrativa attraverso la produzione spontanea di contenuti.

Qual è, secondo la lezione, il ruolo strutturante dei media nel processo di costruzione dell’identità infantile?. Sostituire completamente la funzione educativa della famiglia. Costituire ambienti antropologici e simbolici che plasmano l’esperienza soggettiva. Limitare l’interazione sociale nei primi anni di vita. Offrire strumenti tecnologici per migliorare l’apprendimento scolastico.

Qual è la finalità della pedagogia dell’infanzia digitale delineata nella lezione?. Eliminare l’uso della tecnologia nella fascia 0–6. Integrare tecnologia e relazione in un progetto educativo intenzionale che rispetti l’equilibrio tra corporeità, simbolizzazione e sviluppo. Definire una lista di dispositivi proibiti. Sviluppare app educative certificate.

Qual è la differenza tra “tempo di schermo buono” e “tempo di schermo povero” nella prospettiva pedagogica?. Il costo dei contenuti digitali scaricati. La qualità dell’hardware utilizzato. Il valore narrativo, simbolico e relazionale dell’esperienza mediatica vissuta. Il numero di ore quotidiane trascorse davanti agli schermi.

Secondo le ricerche citate, quale ruolo gioca la presenza dell’adulto durante l’uso dei media digitali da parte del bambino?. Serve a evitare conflitti familiari durante il tempo di utilizzo. Garantisce il rispetto dei tempi di esposizione. Permette di controllare la pubblicità nei contenuti. Funziona come mediatore simbolico ed emotivo, trasformando la fruizione passiva in esperienza educativa.

Quale discontinuità educativa rappresenta l’introduzione precoce degli schermi digitali nell’infanzia secondo la lezione?. Una semplice evoluzione delle metodologie didattiche. Un cambiamento nei consumi culturali dei bambini. Una frattura rispetto ai modelli esperienziali corporei, narrativi e relazionali propri della prima infanzia. Una conseguenza inevitabile della modernizzazione sociale.

In che modo le disuguaglianze socioeducative influiscono sull’esperienza digitale del bambino?. Influenzano le competenze linguistiche scolastiche. Condizionano le modalità d’uso, il tipo di contenuti e la qualità della mediazione educativa. Regolano l’accesso ai social network nei primi anni. Determinano l’età di primo accesso agli strumenti digitali.

Quale criterio pedagogico orienta una mediazione educativa efficace nell’uso dei media digitali?. L’adozione di contenuti certificati dallo Stato. La massimizzazione del tempo di esposizione. L’eliminazione delle esperienze corporee e simboliche tradizionali. L’integrazione dell’esperienza digitale in una cornice relazionale, narrativa e affettiva intenzionalmente progettata.

Quale trasformazione culturale segna l’infanzia contemporanea secondo la lezione?. Il ritorno ai modelli educativi basati sull’oralità e sul gioco fisico. L’adattamento spontaneo dei bambini ai ritmi scolastici digitali. L’accesso tardivo e selettivo ai dispositivi digitali. La precoce esposizione a stimoli digitali, che entra nella struttura simbolica dell’infanzia e ne ridefinisce le traiettorie educative.

Secondo la lezione, in che modo le neuroscienze educative contribuiscono alla comprensione dell’impatto dei media sull’infanzia?. Analizzando le implicazioni legali della digitalizzazione educativa. Studiando gli effetti delle esperienze digitali sulla plasticità cerebrale e sui processi cognitivi emergenti. Fornendo linee guida operative per la produzione di contenuti multimediali. Offrendo raccomandazioni tecniche per l’uso dei dispositivi.

Quale postura educativa emerge come necessaria per affrontare le sfide del digitale nell’infanzia?. Passiva e osservativa. Etica, intenzionale e relazionale, volta alla costruzione di un’ecologia dell’infanzia digitale. Separatista e oppositiva rispetto ai dispositivi digitali. Tecnocratica e prescrittiva.

Qual è il principale rischio cognitivo associato all’uso non mediato e prolungato dei dispositivi digitali?. L’aumento dell’interesse per l’ambiente naturale. La dispersione scolastica precoce. Lo sviluppo di un’attenzione discontinua e la compromissione della capacità narrativa profonda. Il potenziamento eccessivo della memoria procedurale.

Quale condizione è descritta come “passività simbolica” nella lezione sulla sovraesposizione mediatica?. L’incapacità di usare strumenti tecnologici complessi. L’indebolimento della capacità narrativa, immaginativa e linguistica a causa della fruizione digitale automatica e ripetitiva. Il rifiuto da parte del bambino di interagire con contenuti digitali. L’assenza di attenzione selettiva durante le attività scolastiche.

Quale nesso viene tracciato tra sovraesposizione digitale e costruzione dell’identità corporea?. L’interazione prolungata con lo schermo favorisce l’auto-percezione fisica. La prevalenza di stimolazioni visive e virtuali può generare disconnessione tra esperienza corporea e simbolizzazione del sé. Il digitale rafforza la consapevolezza corporea nei bambini. I media contribuiscono alla motricità fine attraverso giochi interattivi.

Qual è uno degli effetti della sovraesposizione mediatica sull’autoregolazione emotiva, secondo la lezione?. Genera dipendenza da stimoli esterni, impedendo lo sviluppo di strategie interne di contenimento. Favorisce la gestione autonoma delle crisi emotive. Migliora la capacità di gestione delle emozioni attraverso stimoli controllati. Riduce l’intensità delle emozioni percepite durante il gioco.

In che modo la sovraesposizione incide sui ritmi biologici fondamentali del bambino?. Migliora la coordinazione motoria grazie alla visione di tutorial motori. Compromette il sonno, altera la motricità, favorisce sedentarietà e riduce la qualità dell’interazione corporea. Favorisce la regolarità del sonno grazie a contenuti rilassanti. Non ha effetti significativi se limitata al pomeriggio.

Quale principio pedagogico viene proposto per contrastare i rischi della sovraesposizione. La normalizzazione dell’uso degli schermi come parte della quotidianità infantile. Il controllo costante da parte degli educatori sui contenuti. L’eliminazione completa dei media digitali in fascia 0–6 anni. L’inserimento del digitale in un progetto educativo fondato su narrazione, corporeità, relazione e osservazione critica.

Cosa caratterizza la “colonizzazione simbolica dell’infanzia” nel contesto digitale, secondo la lezione?. La promozione della creatività attraverso giochi interattivi. L’esclusione dei bambini dalle piattaforme sociali. La saturazione di contenuti educativi online. L’imposizione di modelli identitari fondati sul consumo, la marca e la performance.

Quale compito prioritario è assegnato alla pedagogia nell’attuale scenario mediale?. Sviluppare una funzione di guida interpretativa e di co-costruzione narrativa, restituendo pluralità simbolica e agency al bambino. Limitarsi al controllo dei tempi di esposizione. Affidare la selezione dei contenuti agli algoritmi educativi. Favorire l’accesso precoce ai dispositivi.

Come si manifesta la pubblicità nei contenuti digitali destinati all’infanzia, secondo l’analisi proposta?. Attraverso spot televisivi tradizionali. Integrata nei personaggi, nei giochi e nei video, in modo implicito e persuasivo. Tramite avvisi pop-up separati dal contenuto principale. Come forma esplicita e facilmente identificabile.

Qual è uno degli effetti più critici della sessualizzazione precoce nei contenuti rivolti all’infanzia?. Il miglioramento dell’espressività corporea. La maggiore alfabetizzazione sessuale. La riduzione dell’intimità e l’oggettivazione del corpo infantile secondo logiche adulte. L’imitazione spontanea di codici estetici infantili.

Quale rischio pedagogico si evidenzia nell’accesso non mediato dell’infanzia ai contenuti digitali?. La resistenza allo sviluppo delle abilità linguistiche. L’incremento dell’autonomia cognitiva. La perdita di filtri interpretativi, con conseguente interiorizzazione passiva di narrazioni e modelli simbolici disfunzionali. L’anticipazione delle competenze digitali.

In che senso i media sono definiti “ambienti antropologici” nella lezione?. Perché costituiscono spazi in cui si costruiscono significati, identità e relazioni. Perché replicano rituali collettivi del passato. Perché descrivono comportamenti sociali tradizionali. Perché funzionano come strumenti tecnologici neutri.

Quale competenza è centrale nella prospettiva della media literacy delineata nella lezione?. La rapidità nell’uso dei dispositivi digitali. La familiarità con l’uso delle app educative. L’acquisizione mnemonica di codici linguistici audiovisivi. La capacità critica e simbolica di interpretare, decostruire e produrre contenuti mediali.

Quale funzione pedagogica assume la narrazione nei media digitali, secondo il testo?. Spazio simbolico di negoziazione identitaria e di costruzione del sé. Canale privilegiato per la memorizzazione di contenuti. Veicolo di intrattenimento a basso impatto cognitivo. Strumento per diffondere informazioni tecniche.

In che modo la scuola è chiamata a promuovere un’educazione mediale secondo la lezione?. Introducendo ore settimanali di informatica di base. Limitando l’uso dei dispositivi a contesti ricreativi. Integrando la media literacy nei curricoli, nelle pratiche narrative e nei percorsi identitari. Affidando la media education a figure esterne.

Qual è il ruolo dell’educatore nell’ambito dell’educazione mediale, come definito nel testo?. Sostituire le pratiche educative tradizionali con contenuti digitali. Delegare l’uso dei media alla competenza familiare. Sorvegliare l’accesso ai contenuti online. Agire come mediatore culturale e facilitatore di senso in un progetto educativo simbolicamente fondato.

Quale passaggio concettuale fondamentale propone la lezione per definire una “pedagogia dei media digitali”?. L’adozione di piattaforme educative certificate. La digitalizzazione delle pratiche didattiche tradizionali. L’uso dei media come strumenti per attività ludiche. Il ripensamento strutturale del paradigma educativo alla luce della pervasività mediale nella costruzione dell’identità infantile.

Come viene definita l’educazione ai media nella prospettiva proposta dalla lezione?. Un diritto educativo e sociale strutturale, fondato sul principio di equità e di cittadinanza culturale. Un insieme di attività parascolastiche orientate al divertimento. Una misura preventiva contro i rischi della rete. Una competenza tecnica opzionale per il curriculum.

In che modo i media digitali sono descritti come strumenti simbolici e non solo informativi?. Perché promuovono l’interazione tra istituzioni educative e famiglie. Perché offrono giochi interattivi personalizzati. Perché costituiscono spazi narrativi e identitari che orientano la costruzione del sé e l’elaborazione dell’esperienza. Perché trasmettono messaggi codificati universalmente.

Qual è la funzione degli ambienti educativi integrati con le tecnologie nella visione proposta dalla lezione?. Realizzare una divisione funzionale tra attività analogiche e digitali. Favorire l’introduzione di strumenti multimediali standardizzati. Automatizzare le pratiche di apprendimento attraverso algoritmi. Costruire ecosistemi pedagogici intenzionali e riflessivi in cui la relazione educativa sia potenziata dal digitale.

Quale orizzonte etico-pedagogico viene indicato come prioritario per affrontare la sfida dei media nell’educazione contemporanea?. Promuovere una netta separazione tra mondo digitale e scuola. Formare esperti informatici nel campo dell’educazione. Riformulare i legami tra infanzia, cultura e tecnologia in modo critico, responsabile e generativo. Standardizzare i percorsi formativi per l’infanzia digitale.

Quale tra le seguenti affermazioni descrive meglio la funzione attuale del curricolo nella scuola dell’infanzia, secondo la lezione?. Garantire un apprendimento omogeneo tra tutti i bambini. Offrire contenuti culturali universalmente validi. Valutare la performance dei docenti in base a criteri standard. Strutturare esperienze educative intenzionali, relazionali e situate.

Qual è il significato etimologico originario del termine "curricolo"?. Mappa cognitiva. Codice o griglia. Traiettoria o cammino. Progetto educativo.

Secondo la lezione, cosa rappresenta la documentazione educativa nella scuola dell’infanzia?. Un semplice strumento di monitoraggio burocratico. Un archivio di contenuti trasmissivi per le famiglie. Un meccanismo di controllo degli apprendimenti standardizzati. Un dispositivo riflessivo, trasformativo e generativo del curricolo.

Qual è la principale implicazione pedagogica del passaggio da una concezione prescrittiva a una orientativa del curricolo nella scuola dell’infanzia?. La promozione della progettualità riflessiva e situata dell’educatore. L’adozione di griglie valutative uniformi. L’incremento del numero di contenuti obbligatori. La sostituzione degli obiettivi comportamentali con standard europei.

Quale autore è noto per aver proposto, nel 1949, un modello lineare del curricolo basato sulla definizione di obiettivi comportamentali?. Basil Bernstein. Paulo Freire. Ralph W. Tyler. Jerome Bruner.

01. Cosa implica il superamento del paradigma educativo adulto-centrico, secondo la prospettiva espressa nella lezione?. La definizione di obiettivi educativi stabili e verificabili. La costruzione di un curricolo come tessitura dialogica di esperienze condivise. La centralità del ruolo valutativo dell’insegnante. L’introduzione di contenuti scientifici universali e astratti.

02. Secondo la critica contenuta nella lezione, quale immagine dell’infanzia è veicolata dal modello curricolare tradizionale?. Un essere completo e attivo nella costruzione del sapere. Un interlocutore paritetico dell’adulto nella relazione educativa. Un soggetto dotato di competenze narrative e intenzionalità. Un “adulto in potenza” da plasmare secondo parametri prefissati.

03. Perché la lezione sostiene che il curricolo non sia un dispositivo neutro o oggettivo?. Perché riflette visioni del mondo, orientamenti valoriali e scelte ideologiche. Perché si sviluppa unicamente attraverso modelli ministeriali centralizzati. Perché è basato sull’autonomia decisionale dei bambini. Perché risponde a esigenze puramente operative.

04. Come viene descritto il sapere all’interno delle concezioni tradizionali di curricolo, secondo la lezione?. Come costruzione relazionale e situata. Come entità storicamente e culturalmente costruita. Come contenuto stabile, neutro e preesistente da trasmettere. Come insieme dinamico di esperienze e narrazioni.

05. Qual è la principale critica pedagogica rivolta alla concezione trasmissiva del curricolo?. Sovrastima il ruolo della corporeità nei contesti scolastici. Ignora l’importanza delle discipline accademiche tradizionali. Favorisce l’autonomia del bambino nel costruire il proprio sapere. Riduce l’apprendimento a riproduzione standardizzata e ignora la soggettività infantile.

01. Quale tra queste affermazioni descrive correttamente il curricolo nella sua dimensione relazionale, secondo la lezione?. Il curricolo è la sequenza fissa delle unità didattiche nazionali. Il curricolo è un insieme di obiettivi standard applicabili universalmente. Il curricolo è una narrazione costruita nella reciprocità tra bambino e adulto. Il curricolo è un dispositivo per valutare le performance cognitive.

02. Che ruolo assume la narrazione nella concezione del curricolo come pratica generativa?. Un esercizio letterario opzionale. Un dispositivo simbolico per attribuire senso e visibilità ai processi educativi. Un espediente mnemonico per i contenuti educativi. Una tecnica di verbalizzazione dei contenuti appresi.

03. Nella visione proposta dalla lezione, il contesto educativo è inteso come: Un ambiente da neutralizzare per evitare condizionamenti. Uno sfondo logistico per la trasmissione dei saperi. Un contenitore neutro per le attività previste. Un co-autore attivo e generativo dell’esperienza educativa.

04. Cosa implica il concetto di “kairologia” in relazione al tempo del curricolo flessibile?. La misurabilità delle attività scolastiche. La rigidità della scansione cronologica. Il tempo opportuno dell’incontro educativo e dell’emersione del significato. La sequenza programmata delle tappe evolutive.

05. Secondo la lezione, quale trasformazione epistemologica caratterizza il curricolo concepito come dispositivo aperto e flessibile?. L'adozione di un modello didattico disciplinare. Il rifiuto della linearità e la valorizzazione della contingenza educativa. Il ritorno alla prescrittività dei contenuti. L’applicazione di indicatori valutativi standardizzati.

01. Quale responsabilità pedagogica comporta progettare un curricolo secondo la visione proposta nella lezione?. Raccogliere documentazioni per fini valutativi. Applicare fedelmente modelli educativi standardizzati. Rispettare le tempistiche delle attività programmate. Assumere un ruolo riflessivo e intenzionale, consapevole delle implicazioni simboliche e relazionali di ogni scelta educativa.

02. Secondo la lezione, quale cambiamento epistemologico implica considerare il curricolo come costruzione sociale e culturale. Il riconoscimento del curricolo come pratica intenzionale e simbolica, portatrice di visioni, valori e modelli educativi. La standardizzazione dei saperi nei diversi contesti educativi. L'introduzione di un'organizzazione più efficiente delle attività educative. L'affermazione della neutralità dei contenuti educativi.

03. Cosa comporta, secondo la lezione, l’interconnessione tra soggetti, spazi e tempi nella progettazione curricolare?. Il riconoscimento dell’educazione come processo incarnato, situato e relazionale. Una visione frammentata delle esperienze infantili. Una semplificazione della programmazione educativa. La gestione funzionale e logistica dei servizi.

04. In che senso il curricolo è definito nella lezione come "atto culturale, etico e politico"?. Perché implica la selezione neutrale dei contenuti educativi. Perché rispecchia la cultura dominante in modo oggettivo. Perché ogni scelta curricolare veicola un’immagine dell’infanzia, del sapere e della società. Perché segue linee guida ministeriali.

05. Quale valore assume lo spazio educativo nella configurazione curricolare secondo la lezione?. Un elemento logistico utile a organizzare il gruppo. Un linguaggio pedagogico attivo che struttura relazioni e suscita emozioni. Un ambiente passivo per l'apprendimento. Un contenitore neutro per lo svolgimento delle attività.

01. Cosa distingue pedagogicamente i campi di esperienza dalle tradizionali aree disciplinari?. La possibilità di integrare contenuti ministeriali obbligatori. L'uso prevalente di strumenti valutativi oggettivi. La valorizzazione della pluralità dei linguaggi e del corpo come soggetto conoscente. La maggiore durata dei percorsi didattici associati.

02. In che modo i campi di esperienza sostengono la soggettività del bambino?. Limitando la libertà di espressione a linguaggi codificati. Consentendo al soggetto di interpretare il mondo e se stesso attraverso forme personali, corporee e simboliche. Offrendo percorsi standardizzati e facilmente comparabili. Adattando il bambino a modelli educativi uniformi.

03. Che ruolo assume l’educatore nella costruzione del curricolo attraverso i campi di esperienza?. Coordinatore tecnico dei moduli disciplinari. Valutatore delle performance secondo griglie standard. Facilitatore di processi e osservatore riflessivo della soggettività infantile. Trasmettitore neutro di contenuti programmati.

04. Quale funzione svolgono i linguaggi plurimi nell’impianto pedagogico dei campi di esperienza?. Servono a classificare le abilità artistiche. Compensano le carenze linguistiche dei bambini. Rappresentano forme espressive paritarie e autorappresentative del senso. Forniscono supporto secondario alla verbalizzazione didattica.

05. Come viene definito l’ambiente educativo nella prospettiva dei campi di esperienza?. Un contenitore logistico finalizzato alla sorveglianza. Un “ambiente parlante” che interagisce attivamente con i processi educativi. Un modulo didattico neutro e standardizzato. Uno spazio di contenimento regolato da norme fisse.

01. In che modo la lezione definisce l’esplorazione infantile in relazione alla conoscenza?. Come strategia didattica strutturata dall’adulto. Come modalità accessoria utile solo in contesti naturali. Come sequenza prescritta di attività manipolative. Come forma epistemologica originaria fondata su corpo, sensi e intenzionalità.

02. Quale funzione svolge l’ambiente naturale nei processi di apprendimento secondo la prospettiva dei campi di esperienza?. Contesto secondario utile alla ricreazione. Ambiente da esplorare con approcci scientifici formali. Spazio instabile, ricco di stimoli, che sollecita conoscenze profonde e situate. Cornice decorativa del contesto educativo.

03. Qual è il significato pedagogico della continuità tra esperienza quotidiana e sapere educativo?. Trasformare il vissuto quotidiano in occasione di apprendimento significativo e simbolico. Integrare la vita domestica nel curricolo scolastico. Evitare distrazioni nella sequenza curricolare predefinita. Formalizzare precocemente le routine quotidiane.

04. In che modo la documentazione educativa viene intesa nella lezione?. Come resoconto descrittivo destinato alle famiglie. Come strumento di controllo e archiviazione didattica. Come verifica standardizzata dei risultati attesi. Come pratica riflessiva e generativa per co-progettare a partire dalle esperienze vissute.

05. Secondo la lezione, cosa afferma politicamente il curricolo fondato sui campi di esperienza?. Il diritto all’istruzione come addestramento uniforme. L’uguaglianza formale tra tutti gli approcci educativi. Il diritto di ogni bambino a essere riconosciuto come soggetto di sapere, parola e relazione. L’universalità delle griglie valutative ministeriali.

01. Quale tra queste configurazioni spaziali è coerente con una rappresentazione del bambino come soggetto passivo, secondo il testo?. Ambienti immersivi costruiti su narrazioni plurime. Spazi diversificati, articolati in angoli esperienziali. Contesti simbolici con materiali estetici e manipolabili. Strutture organizzate per il controllo e la frontalità.

02. In che senso la comunicazione non verbale è descritta come un vettore pedagogico nel curricolo implicito?. Funziona come codice alternativo al linguaggio verbale. Agisce solo in contesti emotivamente instabili. Precede e struttura il messaggio educativo prima delle parole. Serve come supporto alla gestione dei conflitti.

03. Qual è, secondo il testo, la condizione imprescindibile affinché il curricolo implicito non produca effetti diseducativi?. Richiede la presenza di uno spazio educativo standardizzato. Deve essere formalizzato nella documentazione didattica. Nessuna delle risposte precedenti. Deve essere tematizzato, riconosciuto e assunto come oggetto di riflessione pedagogica intenzionale.

04. In che modo il curricolo implicito può contraddire il curricolo esplicito, secondo quanto esposto nella lezione?. Rivelando strategie educative alternative a quelle dichiarate. Offrendo una maggiore flessibilità nell’organizzazione del tempo educativo. Attivando apprendimento inconscio parallelo a quello formale. Generando una distanza tra intenzionalità dichiarata e pratiche quotidiane non tematizzate.

05. Secondo la lezione, quale tra questi comportamenti adulti veicola un'immagine pedagogica implicita del bambino come dipendente e incompleto?. Offrire possibilità di scelta in contesti educativi. Sorvegliare costantemente e anticipare ogni azione infantile. Sottolineare l’importanza dell’errore come scoperta. Esporre narrazioni culturali di gruppo all’interno dell’ambiente.

01. Secondo il testo, che tipo di sapere si costruisce attraverso il curricolo come spazio di crescita professionale?. Un sapere tecnico focalizzato sulla trasmissione disciplinare. Un sapere situato, interpretativo e riflessivo, fondato sull’esperienza e sul confronto educativo. Un sapere replicabile, applicabile in ogni contesto senza modifiche. Un sapere normativo utile per il rispetto delle linee guida.

02. Nella lezione, quale ruolo viene attribuito alla riflessione educativa nel contesto curricolare?. Organizzare le attività sulla base di modelli astratti. Coordinare le routine giornaliere in modo efficiente. Costruire obiettivi valutativi standardizzati per il gruppo. Rielaborare criticamente l’agire pedagogico e orientare la progettazione condivisa.

03. Quale funzione educativa svolge la documentazione nella progettazione curricolare?. Raccogliere dati per la valutazione ministeriale. Conservare in archivio i risultati raggiunti dai bambini. Formalizzare gli obiettivi didattici in funzione delle griglie di osservazione. Rendere visibili le esperienze formative e favorire la riflessione educativa condivisa.

04. Che cosa caratterizza l’approccio negoziato al curricolo secondo la lezione?. L’adozione di modelli educativi ministeriali condivisi. La costruzione dialogica di significati tra educatori, bambini, famiglie e contesto. L’adattamento delle pratiche educative agli obiettivi prefissati. La mediazione tra esigenze familiari e logiche istituzionali.

05. Quale tra le seguenti affermazioni esprime correttamente la visione del curricolo come progetto intenzionale nella progettazione educativa?. Il curricolo come strumento tecnico per la pianificazione ministeriale. Il curricolo come processo orientato da finalità educative esplicite e condivise, sensibile al contesto. Il curricolo come elenco di contenuti predefiniti da trasmettere. Il curricolo come struttura neutrale e formalizzata per l’organizzazione delle attività.

01. In che senso il concetto di qualità nei servizi educativi per l’infanzia è descritto nella lezione come costrutto non neutrale?. Perché riflette una visione valoriale e ideologica dell’educazione. Perché è stabilito dalle direttive ministeriali. Perché è definito da parametri statistici e misurabili. Perché coincide con gli standard gestionali e strutturali.

02. Quale affermazione esprime coerentemente la visione della qualità come costruzione relazionale?. La qualità è definita dal numero di attività realizzate. La qualità emerge nei processi dialogici tra educatori, bambini, famiglie e territorio. La qualità è un dato oggettivo misurabile attraverso strumenti standardizzati. La qualità deriva dall'applicazione uniforme di criteri internazionali.

03. Che cosa distingue, secondo la lezione, una qualità autenticamente pedagogica da una qualità tecnico-gestionale?. La coerenza tra intenzionalità educativa, progettazione e pratiche effettive. L’uso di strumenti di controllo centralizzati. Il rispetto delle normative edilizie. L’aderenza alle indicazioni nazionali per il curricolo.

04. Secondo il modello delle scuole dell'infanzia di Reggio Emilia, qual è una delle caratteristiche fondamentali della qualità educativa?. La conformità a griglie di osservazione standardizzate. La bellezza degli ambienti e la pluralità dei linguaggi espressivi. La rotazione sistematica degli educatori. La priorità assegnata alle competenze digitali.

05. Quale visione del bambino è posta alla base del concetto di qualità nei servizi per l’infanzia presentato nella lezione?. Bambino da guidare rigidamente nelle tappe evolutive. Bambino come soggetto attivo, competente e costruttore di significato. Bambino come recettore passivo di stimoli educativi. Bambino inteso come utente del servizio.

01. Cosa implica assumere il benessere del bambino come criterio epistemologico nella valutazione educativa?. Misurare lo sviluppo motorio secondo tabelle standard. Applicare test psicometrici in modo sistematico. Osservare il vissuto del bambino per orientare le scelte educative. Proporre attività ludiche in ogni routine giornaliera.

02. Secondo la lezione, quale tra le seguenti condizioni è necessaria per costruire indicatori pedagogicamente significativi?. La formazione obbligatoria degli educatori a livello nazionale. L’analisi delle pratiche educative e del contesto specifico. L’uso di strumenti osservativi a griglia standardizzata. L’adesione alle linee guida europee sulla qualità.

03. Quale delle seguenti dimensioni è associata agli indicatori organizzativi secondo il testo?. La chiarezza del progetto pedagogico e la coerenza nella gestione quotidiana. La capacità dell’educatore di ascoltare attivamente. La disposizione estetica e funzionale degli spazi. Il numero di bambini per educatore.

04. Come viene descritta la relazione tra indicatori e professionalità educativa nella lezione?. Gli indicatori orientano il lavoro educativo in modo gerarchico. La professionalità educativa deve adeguarsi agli standard oggettivi. Gli indicatori sostituiscono la necessità di formazione permanente. Indicatori e professionalità si costruiscono reciprocamente in un processo riflessivo.

05. Quale tra le seguenti affermazioni descrive correttamente la funzione epistemologica degli indicatori di qualità educativa?. Servono a garantire la conformità a modelli ministeriali. Offrono criteri universali per valutare ogni contesto. Forniscono parametri standardizzati per la rendicontazione amministrativa. Costituiscono dispositivi di interpretazione e trasformazione della realtà educativa.

01. Quale caratteristica distingue una valutazione autenticamente educativa da una procedura burocratica?. L'impiego di strumenti standardizzati per garantire l'efficienza. La verifica quantitativa degli apprendimenti raggiunti. L'allineamento ai protocolli ministeriali di rendicontazione. La capacità di restituire senso all'agire educativo attraverso una prospettiva critica e riflessiva.

02. Che cosa si intende per funzione trasformativa della valutazione, come presentata nella lezione?. Valutare per prevedere i risultati futuri delle pratiche adottate. Valutare per uniformare le pratiche educative al modello nazionale. Valutare per attivare cambiamento, innovazione e responsabilità condivisa nei contesti educativi. Valutare per produrre classificazioni formali dei bambini.

03. Qual è la funzione della valutazione narrativa e documentativa nei servizi per l'infanzia?. Uniformare le pratiche tra i diversi servizi. Registrare esclusivamente i risultati formali dei bambini. Rendere visibili e comunicabili le esperienze e i processi formativi. Sostituire l'osservazione sistematica degli educatori.

04. In che modo la valutazione formativa si integra con la progettazione educativa secondo la lezione?. Esprimendosi principalmente al termine del percorso educativo. Applicando checklist rigide in ogni fase. Costituendo un'attività occasionale e separata. Intrecciandosi in modo continuo con osservazione, documentazione e confronto professionale.

05. Secondo il testo, che ruolo assume l'osservazione nella costruzione del sapere pedagogico?. Rappresenta un dispositivo intenzionale, riflessivo e professionale per accedere all'esperienza infantile. Svolge un ruolo marginale nei contesti 0-3 anni. È una pratica tecnica e neutra di registrazione dei dati. Serve a valutare lo sviluppo cognitivo attraverso test.

01. Che cosa rende la documentazione educativa un atto etico, secondo la lezione?. L'adozione di criteri uniformi per la narrazione pedagogica. La responsabilità di rappresentare con dignità l'identità e la pluralità dei bambini. L'uso di strumenti digitali per condividere i materiali con i genitori. La capacità di standardizzare le esperienze educative.

02. Quale funzione pedagogica assume il coordinatore all'interno del processo valutativo?. Facilitatore della riflessione e promotore di cultura educativa condivisa. Redattore delle griglie valutative obbligatorie. Responsabile della comunicazione verticale con le famiglie. Supervisore tecnico dei protocolli ministeriali.

03. Come viene valorizzata la dimensione collettiva della valutazione nell'equipe educativa?. Attraverso l'affidamento delle osservazioni a un solo referente. Evitando il dialogo tra professionisti per mantenere coerenza valutativa. Confrontando le osservazioni in gruppo per costruire significati condivisi. Formalizzando le decisioni solo con il coordinatore pedagogico.

04. Secondo il testo, quale caratteristica distingue il portfolio evolutivo da altri strumenti valutativi?. È un archivio fotografico degli ambienti educativi. Raccoglie osservazioni standardizzate in forma tabellare. È uno strumento normato per la certificazione delle competenze. Documenta narrativamente il percorso del bambino, valorizzando la sua unicità e la partecipazione della famiglia.

05. Quale tra le seguenti affermazioni esprime coerentemente la funzione epistemologica dell'osservazione sistematica nei servizi educativi 0-6?. L'osservazione consente di raccogliere dati quantitativi per fini statistici. L'osservazione è uno strumento per valutare l'efficacia delle attività programmate. L'osservazione è una pratica intenzionale e riflessiva che costruisce sapere pedagogico. L'osservazione ha lo scopo di uniformare le esperienze educative tra servizi.

01. Come viene definita la "qualità" nei servizi educativi secondo la prospettiva partecipata proposta dalla lezione?. Come processo dinamico, situato e costruito nella relazione tra soggetti e contesti. Come certificazione delle competenze educative acquisite. Come parametro ministeriale per la valutazione del servizio. Come insieme di standard oggettivi da applicare in ogni contesto.

02. Quale concetto pedagogico fonda il ruolo attivo dei bambini nella costruzione della qualità educativa?. Centralità del bisogno assistenziale. Preminenza dell'adulto come agente educativo. Sviluppo motorio come indicatore di crescita. Partecipazione come diritto pedagogico e atto politico.

03. Secondo Gunilla Dahlberg, in cosa consiste la "qualità" nei servizi educativi per l'infanzia?. In un concetto misurabile e certificabile secondo standard europei. Nella riproduzione di modelli pedagogici prestabiliti. In una costruzione discorsiva fondata sulla co-partecipazione e sulla meaning making. Nella verifica delle competenze tramite strumenti psicometrici.

04. Come si configura la valutazione all'interno di un approccio democratico e riflessivo alla qualità?. Come strumento tecnico per categorizzare i bambini. Come pratica dialogica, polistrumentale e generativa di senso. Come verifica periodica delle attività programmate. Come procedura formale imposta dagli enti locali.

05. In che modo la Actor-Network Theory (ANT) contribuisce alla lettura della qualità nei servizi educativi?. Separando nettamente gli elementi umani e materiali dell'educazione. Applicando protocolli standard alle dinamiche pedagogiche. Considerando i servizi come reti ibride che co-producono significati educativi. Valutando le pratiche sulla base di griglie osservative oggettive.

01. Secondo la lezione, cosa implica considerare lo spazio come "terzo educatore"?. Lo spazio è un attore attivo che orienta le esperienze e veicola cultura pedagogica. Lo spazio è definito in base a criteri ergonomici standardizzati. Lo spazio riflette una progettazione tecnica basata sull'efficienza. Lo spazio agisce come semplice cornice funzionale delle attività.

02. Quale caratteristica distingue i materiali educativi definiti "aperti" nella lezione?. Sono strumenti elettronici destinati all'apprendimento digitale. Vengono utilizzati solo sotto la guida diretta dell'adulto. Possono essere impiegati in modo polifunzionale e stimolano l'immaginazione. Sono specificamente costruiti per scopi didattici predefiniti.

03. Cosa significa progettare spazi educanti secondo la visione presentata nel testo?. Offrire ambienti flessibili e relazionali che accolgano e orientino l'esperienza infantile. Garantire principalmente igiene e sicurezza normativa. Uniformare gli spazi secondo criteri estetici predefiniti. Allestire ambienti neutri per evitare interferenze culturali.

04. Quale relazione sussiste tra materiali educativi e autonomia infantile secondo il testo?. L'autonomia si sviluppa solo tramite istruzioni verbali. I materiali servono a ridurre l'interazione tra pari. I materiali accessibili e ordinati favoriscono l'autoregolazione e il senso di competenza. I materiali devono essere complessi e tecnologici per incentivare l'indipendenza.

05. In che modo lo spazio educativo diventa luogo di cittadinanza, secondo la lezione?. Assegnando agli adulti il compito esclusivo della gestione degli spazi. Rendendo visibili le norme disciplinari attraverso pannelli informativi. Limitando la fruizione dello spazio a orari prefissati. Consentendo la partecipazione attiva dei bambini alla vita del contesto attraverso ambienti accessibili e modificabili.

01. Cosa implica, secondo la lezione, concepire il tempo come dispositivo pedagogico nei servizi educativi per l'infanzia?. Segmentare rigidamente le attività per favorire l'apprendimento ordinato. Considerare il tempo come una cornice funzionale per l'organizzazione delle attività. Riconoscere il tempo come trama relazionale e simbolica che sostiene lo sviluppo e costruisce senso. Utilizzare il tempo come elemento tecnico per la misurazione dell'efficienza educativa.

02. Secondo la lezione, quale relazione sussiste tra la qualità del tempo educativo e l'identità professionale dell'educatore?. La cura del tempo richiede una postura riflessiva, empatica e intenzionale da parte dell'educatore. L'educatore deve attenersi rigorosamente al piano giornaliero prestabilito. La gestione del tempo non influisce sull'agire educativo. L'educatore deve garantire l'efficienza della scansione temporale.

03. Come si configura il tempo educativo nella prospettiva relazionale descritta nella lezione?. Come dimensione esperienziale e affettiva entro cui si costruiscono legami e significati condivisi. Come misura cronologica che consente la programmazione didattica. Come contenitore neutro per lo svolgimento di attività prestabilite. Come strumento per la valutazione dell'autonomia dei bambini.

04. Cosa caratterizza la flessibilità nella gestione del tempo educativo secondo la lezione?. L'applicazione di griglie osservative settimanali. L'assenza di struttura per favorire la spontaneità. L'apertura critica e riflessiva alle situazioni reali, sostenuta da una solida cornice pedagogica. L'adattamento delle attività a un modello di rotazione prefissato.

05. In che modo le routine quotidiane assumono valore pedagogico secondo la prospettiva della lezione?. Costituiscono momenti standardizzati per lo sviluppo delle autonomie. Permettono il rispetto uniforme delle procedure istituzionali. Si configurano come nodi educativi significativi dove si condensano relazioni, apprendimenti impliciti e identità. Rappresentano sequenze operative finalizzate a ottimizzare i tempi.

01. Quale funzione svolge la continuità verticale nel sistema integrato 0-6?. Stabilire protocolli comuni per le valutazioni periodiche. Facilitare l'omogeneizzazione dei programmi tra nido e scuola dell'infanzia. Predisporre ambienti standard per ogni ordine di scuola. Accompagnare il bambino nei passaggi tra contesti educativi, valorizzando le specificità di ogni fase.

02. Come viene definita la continuità educativa secondo la prospettiva teorica presentata nella lezione?. Una visione pedagogica relazionale e sistemica che accompagna il bambino nei passaggi evolutivi. Una procedura organizzativa per favorire il passaggio tra ordini scolastici. Un dispositivo per l'efficienza gestionale nei servizi 0-6. Un principio tecnico per l'allineamento dei curricoli.

03. In che senso la cultura dell'infanzia è considerata fondativa della continuità educativa?. Perché consente una transizione rapida verso l'apprendimento formale. Perché riconosce nel bambino un soggetto di diritti, identità e competenze, da ascoltare e valorizzare nel tempo. Perché garantisce l'uniformità dei metodi educativi nel sistema 0-6. Perché permette di valutare i bambini in base alle loro competenze scolastiche.

04. Cosa comporta una progettazione educativa integrata secondo la prospettiva della lezione?. L'uso esclusivo di strumenti standard per ogni fascia d'età. La stesura autonoma del progetto educativo da parte del singolo educatore. La separazione dei ruoli educativi tra i diversi ordini scolastici. Il confronto dialogico tra educatori, famiglie e territori per rispondere ai bisogni dei bambini.

05. Secondo il testo, cosa distingue la continuità orizzontale?. La ripetizione sistematica delle attività didattiche. L'autonomia degli educatori nella gestione delle sezioni. La rotazione frequente dei gruppi di bambini. La coerenza tra pratiche, relazioni, organizzazione e progettualità all'interno dello stesso servizio.

Secondo la lezione, quale ruolo sociale e culturale assume la qualità nei servizi per l'infanzia?. Assicurare la conformità alle direttive ministeriali nazionali. Garantire la coerenza organizzativa tra istituzioni educative. Promuovere l'equità, la giustizia sociale e la partecipazione democratica. Rappresentare un indicatore di modernità educativa.

Come viene concettualizzata la "qualità" nei servizi educativi per l'infanzia secondo l'approccio pedagogico presentato nella lezione?. Come un insieme standardizzato di parametri tecnici e normativi. Come indice di efficienza gestionale dei servizi. Come processo dialogico e situato, costruito attraverso relazioni, progettazione e riflessione. Come certificazione ministeriale delle pratiche educative.

Quale delle seguenti affermazioni esprime il significato di "qualità relazionale" nel contesto educativo 0-6?. L'intensità delle relazioni affettive tra bambini e operatori. l numero di interazioni giornaliere registrate tra pari. La costruzione intenzionale di legami educativi basati su ascolto, rispetto e reciprocità. La capacità dell'educatore di trasmettere contenuti in modo efficace.

Cosa distingue la "qualità generativa" all'interno dei servizi per l'infanzia?. La capacità di raggiungere risultati misurabili in termini di apprendimento. La promozione di trasformazioni nei soggetti coinvolti attraverso esperienze educative significative. La somministrazione di prove standardizzate per la valutazione. L'aderenza a modelli pedagogici consolidati.

Come viene interpretata la documentazione pedagogica nella prospettiva della lezione?. Come raccolta sistematica di materiali grafici. Come strumento di visibilità e interpretazione dei processi educativi. Come supporto per la valutazione quantitativa delle attività. Come obbligo amministrativo per la trasparenza.

Quale delle seguenti caratteristiche è un indicatore di qualità strutturale?. La capacità riflessiva dell'educatore. La coerenza progettuale tra educatori. La conformità degli ambienti ai criteri di sicurezza e accessibilità. Il clima simbolico relazionale del gruppo.

Quale relazione intercorre tra qualità strutturale e qualità processuale nei servizi educativi per l'infanzia?. La qualità strutturale è sufficiente per garantire l'eccellenza educativa. Rappresentano elementi alternativi nella pianificazione dei servizi. Sono dimensioni autonome che si possono valutare separatamente. Sono dimensioni complementari e interdipendenti che insieme definiscono l'efficacia educativa.

In che senso la valutazione educativa contribuisce alla costruzione della qualità secondo la lezione?. Come controllo esterno dei risultati educativi. Come procedura ministeriale per la certificazione della conformità. Come strumento per verificare l'efficienza tecnica del servizio. Come pratica riflessiva e partecipativa che orienta lo sviluppo professionale e relazionale.

Secondo la lezione, quale elemento della qualità processuale incide maggiormente sul benessere del bambino?. L'adozione di routine rigide. L'efficienza dell'organizzazione amministrativa. La dotazione tecnologica del servizio. La presenza empatica e l'ascolto attivo degli adulti.

Cosa implica una visione etico-pedagogica della qualità nei servizi per l'infanzia?. L'adozione di protocolli per il miglioramento continuo. La priorità della valutazione quantitativa dei risultati. Il riconoscimento della qualità come costruzione situata, relazionale e orientata al benessere del bambino. L'applicazione uniforme di standard europei.

Secondo la lezione, cosa caratterizza la continuità pedagogica tra spazio interno ed esterno?. La progettazione integrata che garantisce coerenza, senso e intenzionalità educativa in ogni ambiente. La somiglianza architettonica tra ambienti. La suddivisione funzionale tra attività didattiche interne e motorie esterne. La separazione logistica per una migliore gestione dei tempi educativi.

Quale funzione educativa svolge la "leggibilità" degli spazi, secondo la lezione?. Favorisce il controllo visivo da parte dell'educatore. Serve a uniformare la disposizione degli arredi in tutti i contesti educativi. Permette l'applicazione di protocolli didattici prestabiliti. Consente al bambino di orientarsi autonomamente, favorendo l'autonomia e il senso di competenza.

In che senso l'estetica degli ambienti è considerata parte integrante dell'etica educativa?. Perché rende gli ambienti più attraenti per le famiglie. Perché è associata a criteri ministeriali di valutazione. Perché garantisce la spettacolarizzazione dell'ambiente educativo. Perché la bellezza stimola emozione, rispetto, coinvolgimento e cura reciproca.

Quale valore pedagogico assume la documentazione inserita nello spazio educativo?. Valorizzare l'estetica attraverso l'esposizione di lavori artistici. Servire come strumento per la valutazione ministeriale. Raccogliere evidenze per i colloqui con le famiglie. Testimoniare e rendere visibile l'esperienza educativa, rafforzando l'identità pedagogica del servizio.

Come viene definito lo spazio educativo nella prospettiva della pedagogia contemporanea, secondo la lezione?. Un insieme di spazi funzionali organizzati per esigenze logistiche. Un attore pedagogico capace di comunicare, orientare, stimolare e accogliere. Un ambiente decorativo che rende più piacevole l'intervento educativo. Uno sfondo neutro per lo svolgimento delle attività.

Cosa caratterizza uno spazio realmente accessibile, secondo la lezione?. L'adozione di arredi omologati secondo le normative europee. La possibilità per ogni bambino, indipendentemente dalle sue caratteristiche, di esplorare, muoversi, partecipare e sentirsi competente. La presenza di percorsi segnalati per la sicurezza. La segmentazione dell'ambiente in aree dedicate per età.

Secondo la lezione, in che modo lo spazio per il gioco simbolico contribuisce allo sviluppo infantile?. Consente l'elaborazione dell'esperienza, la costruzione dell'identità e lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale. Rappresenta un ambito marginale rispetto alle attività didattiche. Favorisce esclusivamente lo sviluppo motorio e la coordinazione. Serve per l'intrattenimento libero nei tempi non strutturati.

In quale senso la dimensione temporale è considerata centrale nella progettazione dello spazio educativo?. Per rendere lo spazio capace di accompagnare le routine quotidiane, le stagioni, le trasformazioni evolutive dei bambini. Per assicurare la rotazione rapida delle attività educative. Per organizzare i materiali in base a cicli settimanali fissi. Per consentire la sincronizzazione tra educatori e famiglie.

Come viene interpretata la flessibilità dello spazio educativo nella lezione?. Come modalità per ridurre i costi di gestione degli ambienti. Come capacità di adattamento tecnico dell'arredo modulare. Come requisito amministrativo per l'accreditamento dei servizi. Come principio pedagogico che consente allo spazio di evolvere con i bisogni educativi e le trasformazioni infantili.

Quale funzione educativa assumono le "zone funzionali" nella progettazione dello spazio educativo, secondo la lezione?. Garantire la varietà delle proposte per evitare la noia infantile. Suddividere le attività in compartimenti per facilitarne la gestione. Ridurre la necessità di intervento dell'adulto nelle attività. Tradurre in scelte ambientali la visione pedagogica dell'infanzia, della conoscenza e della relazione.

Quale valenza epistemologica assumono i materiali educativi nella prospettiva presentata nella lezione?. Sono strumenti ausiliari per le attività didattiche programmate. Sono risorse passive destinate a uso diretto da parte dell'adulto. Sono dispositivi semiotici e simbolici capaci di generare significati e orientare l'esperienza. Sono supporti tecnici per la trasmissione efficiente di contenuti.

Cosa caratterizza i materiali non strutturati rispetto a quelli strutturati, secondo la lezione?. Sono progettati per un utilizzo standard e controllato. Offrono un uso predefinito volto a sviluppare abilità cognitive specifiche. Sono dotati di regole implicite che limitano la libertà d'espressione. Possiedono ambiguità semantica, trasformabilità e stimolano l'esplorazione creativa.

In che senso l'allestimento dei materiali rappresenta una forma di linguaggio pedagogico?. Esprime l'intenzionalità educativa, orienta l'esperienza e valorizza il ruolo attivo del bambino. Comunica un'idea di ordine e igiene. Supporta l'organizzazione oraria delle attività. Permette una gestione efficiente dello spazio.

Quale postura educativa viene sollecitata all'educatore nell'uso dei materiali non strutturati?. Normativa, per garantire l'efficacia dell'attività. Discreta e riflessiva, basata sull'osservazione e sul rispetto dei percorsi infantili. Direttiva, per fornire istruzioni precise. Di controllo, per evitare dispersioni.

Quale funzione educativa svolgono routine, transizioni e rituali nella struttura della giornata?. Garantire il rispetto delle regole comportamentali. Ridurre la variabilità delle risposte infantili. Ottimizzare l'organizzazione del personale educativo. Offrire stabilità, significato, orientamento e costruzione simbolica dell'esperienza.

Come si configura la pluralità dei tempi educativi nella prospettiva proposta dalla lezione?. Come alternanza tra momenti ludici e didattici. Come stratificazione tra cronos, kairos e ritmo relazionale, ciascuno con specifica valenza educativa. Come sovrapposizione di attività nei diversi ambienti. Come insieme di regole temporali eterogenee da applicare in modo uniforme.

Cosa implica progettare il tempo come pratica riflessiva e intenzionale, secondo la lezione?. Redigere protocolli standard per garantire uniformità. Stabilire orari fissi per tutte le attività della giornata. Sostenere processi educativi significativi mediante osservazione, flessibilità e cura delle esperienze quotidiane. Favorire la valutazione quantitativa delle performance educative.

Come viene concettualizzato il tempo educativo nella lezione?. Come cornice organizzativa neutra delle attività. Come dispositivo pedagogico, culturale e relazionale che struttura ritmi, significati e relazioni. Come parametro tecnico per la misurazione delle performance. Come funzione amministrativa della giornata educativa.

Qual è la valenza pedagogica della lentezza nei servizi educativi secondo la lezione?. Creare un tempo intenzionale, profondo, che favorisce l'ascolto, la soggettività e la relazione. Offrire spazi di inattività per il recupero energetico dei bambini. Evitare l'accelerazione del programma didattico. Rallentare le attività per diminuire il carico di lavoro degli educatori.

Quale ruolo ha l'educatore nella progettazione integrata di tempo e spazio?. Applicare i modelli organizzativi forniti dagli enti gestori. Controllare il rispetto delle scansioni orarie e spaziali. Gestire la logistica per ottimizzare le risorse materiali. Agire come regista pedagogico, osservatore e facilitatore di contesti.

Secondo la lezione, quale significato pedagogico assume l'integrazione tra tempo e spazio nei servizi per l'infanzia?. Una strategia per ottimizzare la gestione organizzativa del servizio. Un dispositivo tecnico per facilitare il passaggio tra le attività. Un criterio estetico per migliorare l'immagine del servizio. Un principio fondativo per la costruzione di esperienze educative coerenti, partecipative e trasformative.

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