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Logica e filosofia della scienza

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Título del Test:
Logica e filosofia della scienza

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Ecampus 2026

Fecha de Creación: 2026/06/10

Categoría: Universidad

Número Preguntas: 29

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Quale tra questi autori viene considerato all'unisono il fondatore della "logica classica"?. Platone. Aristotele. Parmenide. Democrito.

Quale tra queste NON è una caratteristica della "logica arcaica"?. Distinzione tra i piani del pensiero, della realtà e del linguaggio. Unità di pensiero, realtà e linguaggio. Coincidenza di parole e cose. Carattere eminentemente verbale dell'«errore».

Quale tra queste affermazioni rispecchia la cosiddetta «unità indifferenziata di parole e cose», caratteristica della "logica arcaica"?. Tra parole e cose c'è una relazione intrinseca. Nessuna delle precedenti. Tra parole e cose non c'è una relazione convenzionale. I nomi sono una semplice "etichetta" aderente alle cose da essi designate.

Come si spiega la «natura eminenentemente verbale dell'errore» nella "logica arcaica"?. L'errore è dovuto alla trasgressione del "principio di non contraddizione" e del "terzo escluso". L'errore è dovuto a una mancata adeguazione di discorsi a stati di fatto. L'errore è dovuto a una mancata adeguazione del pensiero al linguaggio. L'errore è dovuto alla semplice espressione verbale scorretta.

Quale relazione sussiste tra parole e cose nella "logica arcaica"?. Unità indifferenziata di parole e cose. Indifferenza delle parole nei confronti delle cose. Indifferenza delle cose nei confronti delle parole. Differenza specifica tra parole e cose.

3) Stando a Parmenide, quale tra i seguenti termini sfugge alle "opposizioni" tra denominazioni costitutive del linguaggio verbale?. Eternità. Essere. Sostanza. Non-essere.

Quale tra i seguenti è un dispositivo produttivo per l'argomentare di Eraclito?. L'impiego che egli fa di determinate possibilità espressive offertegli dalla lingua greca. L'uso del formalismo geometrico. L'uso del formalismo matematico. L'impiego dell'osservazione sistematica e ripetuta di stati di cose fisici.

Dal modo di argomentare di Eraclito possiamo accertare che le conclusioni cui egli giunse provengono: dalla considerazione della struttura del reale come necessariamente concordante con la struttura del linguaggio. dalla non-identità di realtà e linguaggio. da nessuna delle precedenti. da un'osservazione ripetuta di stati di cose.

Quali tra questi autori rappresenta al contempo il culmine e il superamento della "logica arcaica"?. Democrito. Aristotele. Anassagora. Zenone.

Quale tra queste è una tesi di Eraclito?. La relazione oppositiva tra parole è un conflitto e un connubio di realtà opposte, perchè le antitesi verbali sono antitesi effettive. Tra parole e cose vige una relazione convenzionale. L'«essere» è, ed è impossibile non sia. La relazione oppositiva tra parole non è un conflitto e un connubio di realtà opposte perché vige «armonia».

4) I paradossi di Zenone. sono dovuti a un fraintendimento dell'impostazione parmenidea del «problema logico. annunciano alcune aporie intrinseche alla "logica arcaica", le quali non sono risolvibili nel suo stesso ambito. sono aporie soltanto apparenti dal punto di vista della "logica arcaica". risolvono le aporie intrinseche alla "logica arcaica", senza valicarne i confini.

Quale intuizione si cela alla base del paradosso zenoniano della "freccia"?. La freccia, pur immobile, di fatto risulta in movimento. La freccia, pur in movimento, di fatto risulta immobile. Uno spazio finito non è divisibile all'infinito. Nessuna delle precedenti.

Chi tra questi fu l'autore dei due celebri paradossi di "Achille e la tartaruga" e della "freccia"?. Zenone di Elea. Aristotele. Democrito. Parmenide.

Da quale atteggiamento mentale scaturiscono i paradossi di Zenone?. L'attribuzione a due soggetti di un medesimo predicato. L'attribuzione a uno stesso soggetto di due predicati contraddittori, data per garantita la corrispondenza tra struttura verbale e realtà del mondo. L'idea che ciò che è «certo» non è detto sia «vero». La tendenza a considerare le parole distinte dalle cose, creandosi così una frattura fra ciò che accade e ciò che si dice.

Quale intuizione si cela alla base del paradosso di Zenone di "Achille e la tartaruga"?. Chi insegue deve raggiungere anzitutto il punto da cui muove chi fugge. Chi fugge deve raggiungere prima il punto da cui muove chi insegue. Uno spazio finito non è divisibile all'infinito. Il valore delle velocità è relativo al punto in cui si trova l'osservatore.

5) Quale tra queste NON è una caratteristica degli «atomi» per Democrito?. L'essere di numero e forme indefiniti. L'essere invisibili e piccolissimi. L'essere insecabil. L'essere senza mutamento.

Quale tra queste NON è una tesi di Democrito?. Identità di pensiero e linguaggio. Indipendenza del pensiero dal linguaggio. Indipendenza delle cose dai loro nomi. Indipendenza della realtà dal pensiero.

Stando a Democrito, se vogliamo pervenire a una «conoscenza certa», dobbiamo anzitutto. dobbiamo rivolgerci al linguaggio, non alle cose. revocare l'unità tipicamente "arcaica" di pensiero, linguaggio e realtà materiale, dimostrandone l'inconsistenza. riconoscere l'identità di pensiero e linguaggio. dobbiamo rivolgerci alle cose in quanto «cose-nomi.

Stando a Democrito, che relazione vige tra parole e cose?. Una relazione convenzionale. Una relazione oppositiva. Una relazione sostanziale. Una relazione intrinseca.

Con quale "motto" Democrito si prese gioco dell'impostazione del «problema logico» da parte della "logica arcaica"?. «L'iente non è più del niente. Tutte le cose che sono si differenziano dalla stessa cosa, e sono questa stessa cosa». Una e medesima [è detta ed è] la via che va in su (la salita) e la via che va in giù (la discesa)». «Il niente dal niente».

6) Secondo la dottrina aristotelica, di cosa si compone un «termine»?. I «termini» sono elementi primi e non ulteriormente riducibili. Di dieci «giudizi». Di due premesse e una conclusione. Di una concatenazione necessaria di enunciati.

Secondo la dottrina aristotelica, di cosa si compone un «giudizio»?. Di «termini». Di «giudizi» sono elementi primi e non ulteriormente riducibili. Di due premesse e una conclusione. Di una concatenazione necessaria di enunciati.

Secondo Aristotele, in un sillogismo. la conclusione deve essere «risolta» nelle premesse da cui deriva necessariamente. le premesse devono essere «risolte» nella conclusione a cui ambiscono. la conclusione deve necessariamente fungere da premessa di un ulteriore sillogismo. le premesse vanno sempre «fondate» come conclusione di un precedente sillogismo.

Con quale locuzione Aristotele definisce ciò che noi oggi chiamiamo "logica"?. «Sapere certo analitico». «Categoria». «Induzione». Visione immediata».

Che cos'è un «sillogismo» secondo Aristotele?. Una concatenazione logicamente necessaria di proposizioni. Un modo di ricavare alcune premesse da una conclusione. Una relazione logica tra i «termini» di una proposizione. Una relazione convenzionale di una conclusione con le sue premesse.

Aristotele impiega di rado il termine «logica» per indicare ciò che noi intendiamo con essa. Quale locuzione usa Aristotele per indicarla?. «Sapere certo analitico». «Sapere certo sintetico». Sapere corretto non necessariamente veritiero». «Sapere analitico non reale».

Come si chiama il corpus di testi che contiene le opere di logica di Aristotele?. Organon. La metafisica. La retorica. Aforismi sulla logica.

Che cos'è la "logica" per Aristotele?. La forma del discorso probante. Una scienza poietica. Una disciplina etica. La "scienza prima".

Di cosa si compone un «sillogismo» qualsiasi?. Di «giudizi» o enunciati. Di quattro «termini». Di dieci «categorie». Di premesse indispensabili per la sua comprensione.

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