Master 2
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Título del Test:
![]() Master 2 Descripción: Test Pegaso 2 |



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1. Nell'ampia letteratura scientifica americana intorno al concetto chiave di giftedness i concetti chiave sono: talento e possibilità. valutazione e creatività. dall'intelligenza al talento, al potenziale, al pensiero critico, alla creatività. pensiero critico e percorsi personalizzati. 2. L'impegno del governo americano per l'inclusione è: di sviluppare politiche educative coerenti. di garantire a ciascuno condizioni per realizzare a pieno il proprio potenziale. di realizzare classi speciali. di intraprendere percorsi divergenti o specifici ma limitati a pochi. 3. Nella Raccomandazione n. 1.248. del Consiglio d'Europa è scritto che: è necessario sviluppare il potenziale intellettivo dei plusdotati. i bambini talentati dovrebbero poter sviluppare in autonomia le loro potenzialità, indipendentemente dalla scuola. nessun paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe utile per incidere sul proprio PIL. la plusdotazione va trattata come una condizione speciale e differente da tutte le altre. 4. In Italia il riconoscimento di questa categoria di studenti arriva: con il Rapporto Eurydice del 2006. con la Legge 170/2010. con la Circolare Bes del 2012. con la Nota n. 562 del 3 aprile 2019. 5. Secondo lo studio di Eurydice, Le misure educative destinate agli alunni talentati attraverso tre principali aree tematiche: a. la terminologia nazionale e le definizioni utilizzate per caratterizzare i giovani dotati o talentati; b. l'esistenza e il tipo di misure specifiche educative introdotte; c. l'offerta di formazione iniziale e in servizio per gli insegnanti in questo settore. a. la terminologia nazionale e le definizioni utilizzate per caratterizzare i giovani dotati o talentati; b. l'esistenza e il tipo di misure specifiche educative introdotte; c. l'offerta di formazione spontanea per gli insegnanti. a. La normativa sull'inclusioneb. l'esistenza e il tipo di misure specifiche educative introdotte; c. l'offerta di formazione iniziale e in servizio per gli insegnanti in questo settore. a. La terminologia nazionale e le definizioni utilizzate per caratterizzare i giovani dotati o talentati; b. le metodologie didattiche utilizzate in classe c. l'offerta di formazione iniziale e in servizio per gli insegnanti in questo settore. 6. La Svezia o la Norvegia non prevedono un termine specifico per definire i gifted perché: sono indifferenti alle questioni legate all'inclusione e ai Bisogni Educativi Speciali. sono contrari aduna classificazione in termini di abilità di questa categoria di alunni e preferiscono sottolineare il potenziale sviluppo di tutti i giovani indistintamente. non hanno i criteri di classificazione per questa tipologia di studenti. la normativa è già abbastanza esaustiva. 7. Alcuni Paesi europei non prevedono misure speciali nella formazione dei docenti e sono: Islanda, Norvegia e Malta. Italia e Regno Unito. Islanda, Finlandia, Norvegia. Norvegia e Spagna. 8. La totalità dei paesi europei concorda con la necessità di offrire a tutti i giovani dotati di abilità eccezionali di sviluppare i loro talenti ma convivono punti di vista contrastanti: sugli approcci dell' offerta educativa. sulle modalità di risposta a queste necessità educative 'speciali'. sulle regole da rispettare nella valutazione degli apprendimenti. sulla formazione dei docenti. 9. Secondo i più recenti studi il talento è: qualcosa che si possiede o non si possiede. un processo di evoluzione fluida. una caratteristica esclusiva di pochissimi individui. una abilità che si impara a scuola. 10. Il metodo della Flipped Classroom è adatto anche agli studenti Gifted perché: promuove una personalizzazione dei percorsi di apprendimento. fa esercitare abilità diverse con lo stesso compito autentico. premia solo le prestazioni migliori. allena creatività, individualismo e problem solving. 1. La difficoltà nel definire il costrutto di "competenza" è: non si tratta solo di fare riferimento ad un contenuto (le conoscenze e le abilità di una persona), ma anche di sottolinearne l'adeguatezza in una determinata situazione. difficile definire le sottoabilità che compongono ogni competenza. capire quali contenuti la compongono e inserire e far interagire questi saperi all'interno di un sistema, in cui assume significato anche il chi è portatore dei saperi e il dove e perché essi si esprimono. la sua contrapposizione con il costrutto di conoscenza. 2. Il Portfolio è una idea che proviene da un ambito diverso da quello scolastico e cioè: l'ambito economico e l'ambito accademico. l'ambito produttivo e l'ambito grafico. l'ambito industriale e l'ambito creativo. l'ambito economico e l'ambito produttivo. 3. Il Portfolio si focalizza sul processo perché: è un work in progress. è focalizzato sull'acquisizione di competenze e quindi deve tener conto dei processi. mette in luce la relazione tra i vissuti del soggetto e l'elaborazione dell'esperienza ai fini di una sempre maggiore consapevolezza personale e lavorativa. si tratta di un oggetto nato nel mondo produttivo, non in quello creativo. 4. Le quattro fasi del Portfolio, secondo il modello di Danielson & Abrutyn (1997), rivisto da Barrett (2005) sono: Selezione, Modellazione, Riflessione, Produzione. Selezione, Riproduzione, Pubblicazione, Revisione. Selezione, Riflessione, Produzione, Pubblicazione. Selezione, Condivisione, Riflessione, Pubblicazione. 5. Nel mondo del lavoro il portfolio ha anche un'interessante funzione di: condivisione delle proprie esperienze con quelle di altri colleghi. esplorazione personale delle proprie competenze e potenzialità. esplorazione dei propri limiti e delle possibilità di sviluppo di nuove competenze. attirare l'attenzione dei futuri datori di lavoro interessati ad investire sulla professionalità dell'autore. 6. I vantaggi del Portfolio elettronico sono: sono condivisibili solo con chi riteniamo possa essere interessato. Possono essere redatti con lavori di più autori. sono duplicabili e stampabili, all'occorrenza. permettono di raccogliere anche materiali non cartacei e sono facilmente visibili e implementabili da diverse postazioni. 7. Il fine principale del Portfolio è: maturare un processo di consapevolezza che permette da un lato al professionista di acquisire coscienza della propria identità, dall'altra di auto-indirizzare la propria traiettoria evolutiva e trasformativa. diffondere la buona pratica di raccogliere i propri manufatti artigianali, sia analogici che digitali. aiutare la metacognizione. permettere una consultazione rapida del proprio Curriculm Vitae Et Studiorum. 8. Una delle competenze più complesse da raggiungere durante il percorso scolastico e da consolidare nella vita professionale è: competenza alfabetica funzionale. imparare ad imparare. competenze digitali. competenze imprenditoriali. 9. Una delle domande guida che potrebbe aiutare lo studente nella redazione del Portfolio potrebbe essere: quello che ho scelto di inserire, rappresenta bene le mie migliori qualità?. che cosa posso ancora imparare prima di redigere il mio Portfolio?. la mia insegnante che cosa vorrebbe trovare nel mio Portfolio?. come possiamo far sapere a qualcuno che non è mai stato in classe che cosa abbiamo imparato, come e a che livello ci troviamo?. 10. Una ricerca di Save The Children ha rilevato il rischio di aggravio dei livelli di povertà educativa in Europa, individuandone le quattro dimensioni: salute, Benessere, Fare, Pensare. comprendere, Essere, Vivere bene, Fare. comprendere, essere, vivere insieme, fare. fare, Insieme, Studiare, Viaggiare. 1. Le “capacità trasversali2 del Cliente sono: Capacità comuni presenti in lavori diversi svolti dal Cliente. Capacità diverse che attraversano momenti diversi della vita lavorativa del Cliente. Capacità simili rilevate in momenti simili della vita lavorativa del Cliente. Capacità che attraversano la vita di lavoro. 2. Alcune life skills sono: Conoscenza delle lingue, lavorare con i numeri, capacità di base di utilizzare l’informatica. Self concept, Difese interne ed esterne, Capacità di analisi, Capacità di astrazione, Assertività, Capacità generali; interessi; valori lavorativi, Capacità di attenzione, Capacità generali; interessi; valori lavorativi, Persistenza, Capacità di sintesi, Tolleranza allo stress. Quelle maturate professionalmente. Pensiero creativo, Lavorare in gruppo, Copying, Imparare ad imparare, Capacità comunicative, Propensione al cambiamento, Formabilità, Problem solving, Networking. 3. Le life skill: Sono universali. Sono espressione del contesto in cui ci troviamo. Dipendono dalle motivazioni del soggetto. Sono una scoperta recente. 4. L'espressione "long life learning" descrive: Lo studio di questioni essenziali. Attività di formazione di lunga durata. Uno studio protratto per lungo tempo. La necessità di formarsi per tutta la vita. 5. Auto valutarsi: È impossibile. Rappresenta la capacità di avere consapevolezza delle proprie risorse. Richiede la collaborazione di operatori qualificati. È un esercizio fine a sé stesso dato che le capacità cambiano continuamente. 6. La curiosità è: Insieme delle risorse personali disponibili, in un dato momento e in prossimità di un evento formativo. La capacità di recepire gli stimoli dal contesto. Energia, coinvolgimento, efficacia e forte identificazione col proprio lavoro. La capacità di condividere incondizionatamente l’obiettivo. 7. I job requirement: Descrivono il fabbisogno di risorse rispetto a un dato lavoro. Sono l'insieme delle posizioni di lavoro disponibili. Un tipo particolare di bando. I requisiti degli operatori in servizio. 8. Nel futuro: Emergeranno altre capacità oggi imprevedibili. Le capacità saranno sempre meno importanti. Resteranno confermate le life skill di oggi. Le life skill continueranno a rappresentare al meglio le risorse individuali. 9. Le life skill possono essere apprese: A scuola, nei primi anni di formazione. Utilizzando appropriate letture. In tutto l'arco di vita, attraverso esperienze e occasioni di crescita. Esclusivamente all'interno della propria famiglia. 10. La "capacità di lavorare in rete" si riferisce: All'utilizzo del Pc e di internet. È la capacità di interagire con persone, istituzioni e organizzazioni, all’interno di relazioni fluide in cui tutti gli attori hanno uguale potere. A coloro che creano i siti www. Alla formazione a distanza. 1. La valutazione è un processo: Simmetrico. Mediatico. Dialogico. Informale. 2. La principale funzione della Rubric consiste: Nell'offrire allo studente uno strumento unico per l'autovalutazione del proprio lavoro. Nella raccolta dei migliori lavori degli studenti. Nell'educare e migliorare le prestazioni degli studenti, divenendo una guida. Nel valutare con precisione le performance degli studenti. 3. Alla base dell'uso della Rubric ci sono due elementi portanti della Flipped Classroom: La collaborazione e l'autonomia. Il video e l'autovalutazione. Il compito autentico e il feedback sul compito. L'apprendimento formale e quello informale. 4. Secondo Popham, la Rubric ha tre elementi essenziali: Punteggi e diagrammi. Parametri, livelli di prestazioni, autovalutazione. Criteri, Indicatori, Punteggi. Criteri valutativi, definizioni di livelli di qualità, strategia di assegnazione punteggio. 5. Le àncore sono: Dei simboli per indicare la difficoltà del livello da raggiungere. Ulteriori esempi che guidano nel tradurre un criterio o l'indicatore. La descrizione dei livelli di prestazione minimi. I criteri di valutazione contenuti nella Rubric. 6. Secondo Goodrich, tra i passi fondamentali per redigere una rubric troviamo: Raccogliere e mostrare esempi di lavori, elencare le caratteristiche, articolare sfumature della qualità. Stabilire i livelli di padronanza e chi può raggiungere i livelli massimi tra gli studenti della classe. Il dialogo tra studente e docente. Verificare i livelli di prestazione di ogni studente con difficoltà e redigere rubric differenziate. 7. Uno dei vantaggi dell'uso della Rubric è: Facilitano l'attribuzione di un voto numerico. Aumentano il tempo speso dagli insegnanti per la valutazione dei lavori degli studenti. Gli studenti diventano più profondi nel giudicare la qualità dei propri lavori e quella degli altri. Non si correggono più compiti in classe. 8. L'utilità delle Rubric per il Piano dell'Offerta Formativa potrebbe essere: Comunicare ai genitori quali sono i livelli attesi per le prestazioni dei loro figli. Sviluppare nei docenti una comune competenza valutativa. Aiutare i docenti di tutte le classi e mettere voti coerenti tra le diverse sezioni. Un ulteriore strumento per esplicitare le scelte curricolari afferenti alla visione educativa della scuola. 9. Valutare con le rubric ha alcuni vantaggi: Aiuta l'inserimento del Portfolio come strumento di valutazione alternativo. Insegna a valutare sia il lavoro del docente che dello studente. Esclude altri modelli di valutazione. Supporta percorsi di apprendimento differenziati. 10. Il Modeling è: La pratica per cui il docente raccoglie esempi di prestazioni e le mostra agli studenti. La cattiva abitudine degli studenti di copiare durante l'esecuzione delle prove. Simile al Cheating. La pratica per cui si espongono i lavori migliori a tutta la classe e si votano collettivamente. 1. I codici linguistici, gli stili cognitivi, i ritmi di apprendimento e i livelli di partenza si possono definire come: caratteristiche personali del discente. caratteristiche individuali dell'allievo. attributi propri dell'allievo. attributi personali del discente. 2. Che cosa si intende con codice linguistico: la padronanza del linguaggio specifico di una disciplina. la padronanza del linguaggio verbale e scritto. la predominanza nel discente dell'intelligenza linguistica. la predominanza del discente dell'intelligenza emotiva. 3. Secondo la classificazione di Bernstein gli allievi si possono distinguere secondo quali attributi: codice elaborato e codice ristretto. codice seriale e codice olistico. linguaggio seriale e globale. linguaggio globale e ristretto. 4. "L'allievo possiede delle strutture linguistiche a cui la comunicazione didattica deve attagliarsi". 'affermazione precedente si riferisce a quale specificità degli allievi: ai codici linguistici. agli stili cognitivi. ai ritmi di apprendimento. ai livelli di partenza. 5. Che cosa si intende con stile cognitivo: la padronanza di una particolare cognizione. la padronanza della metacognizione. le personali modalità di elaborazione dell'informazione. le generali modalità di elaborazione dell'informazione. 6. Parlando di stili cognitivi possiamo parlare di due differenti approcci che l'allievo mette in atto quando apprende: quello olistico e seriale. quello olistico e ristretto. quello elaborato e ristretto. quello settoriale e elaborato. 7. "Secondo Carrol l'attitudine è predittiva del tempo necessario al raggiungimento di un certo grado di apprendimento". A quale delle seguenti conclusioni possiamo correlare questa tesi di Carrol: pertanto è necessario offrire a ciascuno lo stesso tempo di apprendimento. nessuna delle altre risposte. dunque l'attitudine è predittiva del grado di apprendimento raggiungibile. quindi l'attitudine non è predittiva del grado di apprendimento raggiungibile. 8. Se parliamo di prerequisiti allora ci stiamo riferendo: agli stili cognitivi. ai livelli di partenza. ai codici linguistici. ai ritmi di apprendimento. 9. In relazione al conseguimento di un obiettivo i prerequisiti si dividono in: globali e seriali. essenziali e seriali. essenziali e di supporto. globali e di supporto. 10. Mediante il procedimento della task analysis è possibile definire i prerequisiti di un particolare obiettivo. Di che procedura si tratta: della scomposizione a ritroso dell'obiettivo in elementi via via più semplici. dell'analisi del compito in relazione all'obiettivo dato. della strutturazione di una serie di obiettivi più complessi. dell'individuazione delle dimensioni cognitive sottese all'obiettivo dato. |





