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Master gruppo 2

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Título del Test:
Master gruppo 2

Descripción:
Test Pegaso

Fecha de Creación: 2026/01/03

Categoría: Universidad

Número Preguntas: 50

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Temario:

1. Nell'interrogazione, la stimolazione è: Rappresentativa dei contenuti dell'apprendimento. Diversa da soggetto a soggetto. Uniforme nei confronti di tutti gli allievi. Omogenea nel linguaggio utilizzato, ma non nella modalità.

2. Riguardo alle prove tradizionali, quali delle seguenti affermazioni è falsa: Sono soggette all'effetto di ordine di correzione. Non permettono una misurazione attendibile e valida. Il loro utilizzo è da limitarsi ad alcuni ambiti e con specifici accorgimenti. Rientrano tra le prove semistrutturate di conoscenza.

3. L'insegnante è coinvolto dall'effetto di stereotipia quando: Assegna un voto più alto, a parità di merito, a coloro che sanno parlare meglio. Attribuisce voti senza possedere una preparazione di tipo docimologico. Continua ad assegnare allo stesso alunno il voto che gli aveva inizialmente attribuito. Assegna voti simili a tutti gli alunni della sua classe.

4. Nel tema la 'registrazione' è: Imprecisa poiché non si distinguono con chiarezza gli elementi espliciti da quelli impliciti. Imprecisa perché lo strumento utilizzato è a stimolo aperto e risposta aperta. Fedele perché l'oggetto della valutazione è scritto e non può essere alterato. Fedele solo se per la correzione si utilizzano griglie fortemente strutturate.

5. Per effetto 'alone' si intende: L'inalterabilità del giudizio di un docente nei confronti di un allievo. L'alterabilità del giudizio del docente nei confronti degli allievi. L'influenzabilità del giudizio del docente in base ad aspetti principalmente cognitivi. L'influenzabilità del giudizio del docente in base ad aspetti affettivi.

6. Al fine di utilizzare al meglio l'interrogazione sarebbe opportuno: Somministrare domande corrette e semplici. Capitalizzare le domande e creare un archivio ottimizzabile in itinere. Ideare di volta in volta domande sempre diverse. Chiedere semplicemente allo studente di dare un assenso o meno a quanto afferma il docente.

7. Nel tema la 'lettura' è: In genere, compiuta dal docente in modo arbitrario. Costante se ripetuta in tempi diversi. La medesima se effettuata da docenti diversi. Strutturata da criteri ben precisi.

8. L'interrogazione può essere impiegata al meglio utilizzata: In sede di valutazione sommativa. Solo all'inizio per processo di insegnamento per valutare i prerequisit. Solo per verificare ampi segmenti di apprendimento. In sede di valutazione diagnostico-iniziale o formativa.

9. Nell'interrogazione, la registrazione: E' effettuata in modo da discernere ciò che importa ai fini valutativi da ciò che non importa. Permette all'insegnate di cogliere tutti gli aspetti che intende verificare. Avviene nella memoria dell'insegnante senza criteri fissati a priori. Da adito ad una lettura fedele.

10. Per effetto '€˜stereotipia' si intende: L'inalterabilità del giudizio di un docente nei confronti di un allievo. L'alterabilità del giudizio del docente nei confronti degli allievi. L'influenzabilità del giudizio del docente sull'allievo in base ad aspetti non cognitivi. L'influenzabilità del giudizio del docente in base ad aspetti affettivo-motivazionali di un allievo.

1. Una prova oggettiva di profitto consente di: Limitare l'influenza di fattori soggettivi nella correzione. Accertare, principalmente, conoscenze di tipo nozionistico. Ottenere misure appropriate delle capacità apprenditive degli allievi. Lasciare gli allievi liberi di organizzare le modalità delle risposte.

2. Nelle prove strutturate di profitto l'item è: La prova. Il distrattore. La risposta corretta. La domanda.

3. Nella costruzione degli item, è necessario che il linguaggio sia: Complesso solamente per gli item vero/falso. Semplice e chiaro. Ricco di perifrasi per mettere alla prova l'abilità verbale degli allievi. Complesso, per distrarre gli allievi dalla risposta corretta.

4. Gli item vero/falso si utilizzano principalmente per: Misurare la capacità di compiere applicazioni. Valutare le molteplici dimensioni formali dell'apprendimento. Verificare conoscenze di tipo riproduttivo. Saggiare l'astuzia degli alunni.

5. Nelle prove da utilizzare in classe, la validità: E' garantita dall'applicazione di procedure statistiche. Non è mai garantita. E' garantita per assunzione. E' garantita solo se il docente le elabora con l'aiuto di esperti.

6. Gli item di confronto sono utili per rilevare abilità: Semplici. Molto complesse. Caratteriali. Valutative.

7. Tra le 'regole' di costruzione degli item non abbiamo la seguente: Evitare troppe negazioni nella domanda. Evitare i distrattori distanti. Preparare almeno due item con più risposte corrette. Utilizzare un linguaggio semplice e chiaro.

8. Gli item a scelta multipla servono per rilevare: Abilità semplici. Abilità soprattutto riproduttive. Un'ampia gamma di abilità. Molte abilità complesse.

9. Gli item vero/falso possono essere resi più complessi attraverso: L'affiancamento di un riassunto. L'elaborazione di un esercizio. La penalizzazione delle risposte non corrette. Altri item a scelta multipla il secondo come un dispositivo di selezione.

10. L'attendibilità di una prova oggettiva è garantita quando gli item: Sono preparati da esperti. Misurano ciò che deve essere misurato. Tengono conto delle conoscenze di tipo riproduttivo dell'allievo. Sono rappresentativi dei contenuti trasmessi e uguali per tutti.

1. Il numero degli item in una prova dovrà: Essere scelto dal docente in relazione agli alunni della classe. E' relativo alla funzione formativa o sommativa della prova. E' legato al periodo scolastico. Varia da materia a materia.

2. L'ordine degli item è relativo: Ai contenuti disciplinari. Alla materia trattata. Alla struttura della prova. A nessuna delle alternative sopra esposte.

3. Le prove oggettive, si dice, 'spersonalizzano' l'interazione educativa in quanto: Sminuiscono l'interazione tra gli allievi e il docente. Non consentono forme di personalizzazione. Privilegiano l'individualizzazione a scapito della personalizzazione. Creano disagio alla persona del discente.

4. Le prove oggettive, si dice, 'penalizzano' i processi intellettuali superiori: Se tra i requisiti manca l'attendibilità e la validità. Se costruite dal docente in modo estemporaneo. Se il docente non utilizza, nel costruirle, la tassonomia di Bloom. Quando il docente evita di affiancarle alle prove tradizionali.

5. Le prove oggettive possono potenziare l'interazione tra docente e allievi: Dal momento in cui la loro compilazione richiede poco tempo. In quanto debbono essere costruite 'insieme' agli allievi. Dal momento in cui la loro correzione richiede forme di dialogo tra docente e allievo. Dal momento in cui, per rispondere al alcuni item, è necessario dialogare con il docente.

6. Per l'attribuzione dei punteggi grezzi, ad ogni singolo item: E' consigliabile penalizzare risposte errate per ottenere esiti più attendibili. Si può scegliere tra diverse metodologie di attribuzione dei punteggi. E' sempre consigliabile attribuire a tutti gli item lo stesso punteggio. E' opportuno non comunicare agli studenti la metodologia di attribuzione dei punteggi.

7. Quale delle seguenti affermazioni è falsa. Nella preparazione di una prova oggettiva è necessario: Identificare le abilità cognitive più importanti e rappresentative da sottoporre a verifica mediante una tassonomia. Stabilire la funzione che la prova dovrà assolvere all'interno del processo apprenditivo. Sondare esclusivamente abilità di tipo riproduttivo enozionistico. Cercare di non somministrare prove troppo lunghe con il rischio di renderle non valide.

8. Indicare quali tra le seguenti affermazioni, riguardanti le prove oggettive di profitto, è corretta: Consentono di sincronizzare i tempi suddivisi tra le comunicazioni culturali e la valutazione. Non favorisco interventi correttivi in quanto sono utilizzabilisolo al termine del processo. Richiedono l'impiego di troppo tempo per la loro correzione. Permettono di utilizzare diversamente la struttura del tempoimpiegato per la formazione.

9. La possibilità di rispondere in maniera casuale, in modo che gli esiti conseguiti non rispecchino le reali competenze degli allievi: E' uno degli aspetti negativi di questa tipologia di prove. E' ininfluente se la prova è strutturata da diverse tipologie e un numero adeguato di item. Incide in modo da rendere gli esiti della prova non attendibili. E' ininfluente ed indipendentemente dalla tipologia e del numero degli item.

10. Il numero di item relativo agli argomenti della prova dovrà essere scelto in base al seguente criterio: Difficoltà incontrate durante la spiegazione di ciascun argomento. Interesse dei discenti durante la spiegazione di ciascun argomento. Importanza assegnata ai diversi argomenti trattati. Destinare a tutti gli argomenti il medesimo numero di item.

1. L'autovalutazione delle agenzie di formazione odierne ha come scopo funzionale quello di: Creare operatori professionisti in ambito economico. Mettere a confronto più realtà scolastiche. Sviluppare abilità operative di professionalità. Creare un'istituzione scolastica pubblica di qualità.

2. Il Ministro dell'Istruzione che formulò il primo approccio alla valutazione di sistema negli anni Novanta è: Rosa Russo Iervolino nel congresso europeo della scuola del 1993. Sergio Mattarella nella conferenza nazionale della scuola del 1990. Rosa Russo Iervolino nella conferenza nazionale del 1992. Sergio Mattarella nel congresso europeo della scuola del 1991.

3. L'intenzione di indirizzare la scuola verso percorsi di qualità mediante il confronto confluì nell'elaborazione di un: Know how (saper fare). Benchmark (standard di riferimento). Business plan (piano di progettazione aziendale). Standard error (errore standard).

4. L' autonomia scolastica e le prove INVALSI sono elementi, introdotti dalle nuove normative vigenti, che hanno cambiato la struttura delle istituzioni scolastiche nazionali: No, hanno solo cambiato il comparto normativo, ma a livello strutturale e didattico è cambiato poco o nulla. Sì, la legge sull'autonomia concretizza la volontà di decentralizzazione dei singoli istituti, ma le prove INVALSI esautorano de facto le scuole di questo potere. Sì, la legge sull'autonomia consegna una notevole libertà d'azione ai singoli istituti e le prove INVALSI costituiscono un primo sistema di riferimento per mettere a confronto il rendimento delle scuole. Sì, hanno cambiato totalmente la struttura della scuola, risultando delle riforme definitive per il superamento di buona parte degli ostacoli che si erano incontrati in passato.

5. La Raccomandazione del Parlamento Europeo sulla Collaborazione europea per la valutazione della qualità dell'insegnamento scolastico del 2001 costituisce: Una vera e propria ingerenza delle istituzioni europee in ambito educativo, per una cultura della qualità. Un suggerimento di linee guida finalizzate al miglioramento continuo. Un ausilio per l'INVALSI affinchè esso si solidifichi come sistema valutativo di riferimento. Un semplice confronto di dati raccolti nei molteplici istituti di formazione europei.

6. I punti cardine dell'EQAVET che ogni sistema scolastico nazionale è tenuto a rispettare sono: Progettazione, sviluppo, valutazione e revisione. Progettazione, sviluppo, formazione e revisione. Pianificazione, sviluppo, valutazione e innovazione. Pianificazione, sviluppo, formazione e innovazione.

7. L'indagine OCSE-PISA pone una lente di ingrandimento su: Quanto i sistemi valutativi adottati siano obiettivi. La validità delle prove di valutazione. La contestualizzazione territoriale delle agenzie di formazione. Le competenze (sapere pratico) degli allievi.

8. Dallo studio OCSE-PISA è emerso sostanzialmente che: In Finlandia la scuola che si frequenta determina il profitto finale degli allievi. In Italia la scuola che si frequenta determina il profitto finale degli allievi. In Finlandia il profitto finale degli allievi non è determinato dalle loro caratteristiche individuali. In Italia il profitto finale degli allievi è determinato dalle loro caratteristiche individuali.

9. L'obiettivo della valutazione esterna è: Sanzionare gli istituti che hanno ottenuto risultati scadenti durante l'Audit. Assegnare finanziamenti in base al risultato dell'Audit. Promuovere il miglioramento continuo. Interagire con il processo di autovalutazione.

10. Con autovalutazione d'istituto si intende: La ricerca di un parametro di riferimento per il confronto in ambito didattico dei differenti istituti di formazione italiani. Un'indagine esterna condotta da professionisti del settore al fine verificare la corrispondenza tra conoscenze e competenze possedute dagli allievi. Un processo di autoanalisi complessivo integrato ad una valutazione esterna finalizzato alla raccolta di dati significativi utili alla definizione di piani di miglioramento. Un processo di monitoraggio, supportato da valutatori esterni, incentrato sulla sinergia strutturale degli organi amministrativi e organizzativi di ogni singolo istituto scolastico.

1. Il problema della cultura della qualità nella scuola italiana si poteva ricondurre alla: Mancanza di normative che ne regolassero i processi. Politica poco trasparente in merito da parte delle dirigenze scolastiche. Conflittuale quantità di norme regolatrici. Elevata burocratizzazione procedurale di tutti i processi in merito.

2. La legge sull'autonomia ovviò al problema della cultura della qualità nella scuola facendo emergere: La spinta al rinnovamento proveniente dagli stessi istituti scolastici soggetti all'attuazione della nuova normativa. La necessità di sottoporre a monitoraggio non solo l'ambito didattico dei vari istituti, ma anche il comparto amministrativo e organizzativo. Il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni scolastiche delle ingerenti indicazioni europee. L'efficacia del monitoraggio continuo attuato da valutari esterni provenienti dal mondo stesso della scuola.

3. Il modello ISO 9000 è stato utilizzato per primo dagli istituti scolastici professionali perché: Pone elevata attenzione sul prodotto finale del processo in cui viene utilizzato. Essendo già ampiamente utilizzato nel mondo del lavoro, risulta molto vicino al contesto di tali istituti scolastici. Pone la centralità della persona su tutti i livelli come elemento fondamentale del fare scuola. Il suo modello procedurale segue le normative vigenti, ma lascia un ampio margine di lavoro ai singoli istituti.

4. Il modello ISO 9000 pone l'attenzione sul prodotto: No, pone l'attenzione solo alle esigenze del cliente e ai metodi operativi. No, bensì sul contesto di appartenenza dell'istituzione in esame. Sì, ma presta anche attenzione alle esigenze del cliente e ai metodi operativi. Sì, ma tralascia il contesto di appartenenza dell'istituzione in esame.

5. Il modello EFQM (European Foundation fo Quality Management) pone l'attenzione su alcuni fattori determinanti ai fini dei risultati per definire gli indicatori e i criteri di valutazione: La progettazione, l'implementazione, la valutazione e l'inclusione. La leadership, le strategie, le risorse, il personale e i processi. La progettazione, lo svolgimento, la valutazione e la revisione. La leadership, le strategie, le risorse, il personale e il cooperative learning.

6. Il modello EFQM (European Foundation fo Quality Management) risulta più consono di altri alla valutazione degli enti di formazione perché: Concentra le sue attenzioni sul contesto territoriale in cui è inserito l'istituto in esame. Fornisce strumenti di miglioramento più idonei in base alle criticità riscontrate al personale degli istituti. Non adotta un approccio univoco nell'analisi dei processi e nell'identificazione delle priorità tese al miglioramento. Il processo di autovalutazione è accompagnato da una valutazione esterna riguardante gli stessi ambiti della disamina interna.

7. Il modello CAF (Common Assessment Framework) è stato pensato per: Per gli enti amministrativi pubblici. Per istituti scolastici paritari. Per tutti gli istituti scolastici. Per il corpo di polizia.

8. L modello ISFOL pone l'attenzione e si basa: Sul contesto d'appartenenza dell'istituto in analisi. Sul miglioramento continuo dell'ente valutato. Sulla valutazione dell'istituto che gli esaminatori esterni redigeranno. Sul riconoscimento della centralità della persona a qualsiasi livello.

9. I punti cardine del ciclo della qualità del CQAF (Common Quality Assurance Framework) sono: La leadership, le strategie, le risorse, il personale e la valutazione. La leadership, le strategie, le risorse, il personale e i processi. La progettazione, l'implementazione, la valutazione e la revisione. La progettazione, lo svolgimento, la valutazione e la revisione.

10. Il modello ISFOL perché abbia successo e raggiunga l'obiettivo del miglioramento continuo richiede: Una progettazione del lavoro, una valutazione in itinere di quanto svolto, e una revisione finale per far emergere i risultati ottenuti. Una politica dirigenziale trasparente e una contestualizzazione con la realtà economico e produttiva del territorio. Una particolare attenzione al prodotto e ai processi che portano ai risultati i quali devono essere misurabili e confrontabili. Una politica che segua le normative, ma che lasci ampio margine di lavoro all'organico degli enti che adottano tale modello.

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