Didattica e pedagogia speciale
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Título del Test:
![]() Didattica e pedagogia speciale Descripción: Simone 26-61 |



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Per quanto riguarda l'integrazione scolastica, la legge n. 194/1992 ha fissato le basi, per l’allievo portatore di disabilità, di un progetto al tempo stesso: contestualizzati e individualizzato. globale e individualizzato. individualizzato e circoscritto. comprensivo e contestualizzato. La dichiarazione di Salamanca venne stilata nell’anno: 1962. 1971. 1994. 1992. La legge n. 104/1992 si è occupata dei bisogni educativi speciali: si. soltanto nelle sue conclusioni. no. solo in parte. A partire dalla legge n. 104/1992 un ruolo sempre più attivo viene attribuito: alla scuola. agli specialisti di area medica. alla famiglia. al gruppo dei pari. La legge che sancisce l’ingresso della parola integrazione all’interno del lessico, non soltanto scolastico, è la: n. 104 del 1992. n. 1859 del 1962. n. 517 del 1977. n. 118 del 1971. A seguito dell’abolizione delle classi differenziali, l’inserimento dei portatori di disabilità nelle classi normali venne da alcuni definito come: selvaggio. comune. speciale. integrato. La legge n. 118 del 1971 sancì che l'istruzione dell'obbligo per i soggetti portatori di disabilità doveva avvenire nelle classi normali: della scuola paritaria. della scuola pubblica. della scuola speciale. della scuola privata. “A questa legge si riconosce l’aver introdotto la parola “inserimento”, per sancire il processo di accoglienza, all’interno delle mura scolastiche, degli allievi con disabilità”. Si tratta della legge: n. 517 del 1977. n. 104 del 1992. n. 118 del 1971. n. 1859 del 1962. La prospettiva inclusiva scaturisce da un cammino iniziato: negli anni Sessanta del secolo scorso. negli anni Quaranta del secolo scorso. negli anni Cinquanta del secolo scorso. negli anni Settanta del secolo scorso. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità introduce il concetto di: accoglienza. integrazione. inclusione. inserimento. Per favorire il diritto allo studio occorre che la scuola elabori risposte: esaustive e autosufficienti. semplici e complesse. individualizzate e personalizzate. articolate e plurime. d’Alonzo (2017) sottolinea come la scuola italiana non riesca a dare risposta di valore: ad alcuni suoi alunni. a tutti i suoi alunni. alle famiglie degli alunni. a molti suoi alunni. Attualmente, i gruppi classe appaiono sempre meno disposti: dei presidi socio-sanitari. soltanto degli allievi portatori di disabilità. all’ascolto. soltanto degli allievi senza problematiche. Una scuola inclusiva pianifica avendo presente la necessità di dare risposte in primo luogo: a tutti i suoi allievi. al corpo docenti. al dirigente scolastico. ai portatori di BES. Le strategie di gestione della classe risultano ormai: difficili da definire. assodate e validate dalla ricerca. affidate all’estro di ciascun docente. desuete. In una scuola inclusiva il soggetto in difficoltà non deve avere la percezione di essere: un corpo estraneo. integrato. uguale agli altri. incluso. La didattica speciale per una scuola inclusiva inizia necessariamente dal concetto di gestione: del corpo docenti. della classe. dei metodi. degli allievi portatori di disabilità. Nella disabilità intellettiva, la compressione delle abilità psichiche si manifesta durante il periodo: diagnostico. scolastico. clinico. evolutivo. I domini interessati dalla disabilità intellettiva sono in tutto: tre. quattro. cinque. due. Le aree di deficit delle funzioni intellettive sono in tutto: quattro. tre. sei. due. I disturbi dello spettro autistico rientrano nell’ambito dei: disturbi pervasivi dello sviluppo. disturbi invalidanti dello sviluppo. disturbi clinici dello sviluppo. disturbi sistemici dello sviluppo. La compromissione, sempre presente nei disturbi dello spettro autistico, è quella relativa: alla competenza motoria. all’interazione sociale. alla competenza logico-matematica. all’intelligenza spaziale. La classe dell’allievo con disturbi dello spettro autistico può divenire un contesto inclusivo se si adatta facilmente: alle sue peculiari modalità di funzionamento. alle sue peculiari crisi comportamentali. alle sue difficoltà di apprendimento. alle sue peculiari modalità aggressive. La presenza ed il ruolo dei compagni, per l’allievo con disturbi dello spettro autistico, rappresentano: una risorsa. un elemento ininfluente. un fattore di criticità. un elemento di disturbo. La sfera cognitiva, nella disabilità sensoriale, in genere: è sempre parzialmente compromessa. è irrilevante. è compromessa. non è compromessa. I vari livelli di ipoacusia e le loro differenze comportano, per chi ne è affetto, diverse esperienze: della scuola. del mondo. di se stesso. degli altri. La pluridisabilità sensoriale prevede la presenza simultanea di: disabilità visiva e uditiva. disabilità motoria e cognitiva. disabilità tattile e visiva. disabilità sensoriale e intellettiva. Le disabilità sensoriali implicano una serie di difficoltà nella sfera: cognitiva e sociale. motoria e linguistica. intellettiva e dell’autonomia personale. sociale e dell’autonomia personale. Il soggetto sordo percepisce la propria differenza come una propria: peculiarità. prerogativa. carenza. originalità. L'esposizione ad una lingua dei segni, per il soggetto sordo, produce vantaggi: improbabili. probabili. irrilevanti. indubbi. Il soggetto sordo presenta una carenza di dati informativi: sulla scuola. sul mondo. sulla sua disabilità. su se stesso. Il soggetto sordo, in ambito didattico, presenta difficoltà nella lingua: parlata ma non scritta. scritta e parlata. scritta ma non parlata. dei segni. La distanza ottimale nella conversazione con l'allievo sordo non deve mai essere oltre: due metri. un metro e mezzo. 30 centimetri. un metro. Per utilizzare la lingua italiana dei segni (LIS) occorre ricorrere: alla sensibilità dei compagni. ad un mediatore linguistico. all’insegnante curriculare. all’insegnante di sostegno. In assenza della vista, gli altri sensi cooperano tra di loro per sopperire a tale mancanza mediante un processo note come: corrispondenza. vicarianza. assonanza. dissonanza. Nell’ambito della stessa disabilità visiva, molto differente può essere la percezione della realtà a seconda se si sia: non vedente o ipovedente. non vedente o disabile intellettivo. ipovedente o disabile intellettivo. vedente o ipovedente. Il disabile visivo, circa l’apprendimento, necessita di: stimoli visivi. tempi più lunghi. stimoli uditivi. tempi più brevi. Le strategie didattiche più favorevoli ad un alunno con disabilità visiva fanno riferimento a una prospettiva di tipo: visivo. cognitivo. esperienziale. concettuale. Nell’intervento didattico a favore dello studente con disabilità visiva, occorre anche ponderare il ruolo dei meccanismi: di vicarianza. espliciti. impliciti. di difesa. Tra gli obiettivi dell’intervento didattico a favore dello studente con disabilità visiva, vi è anche l’acquisizione di una buona competenza: psicologica. relazionale. linguistica. personale. La sfida della pedagogia speciale, in materia di progettazione didattica, è di riuscire a coniugare la didattica curricolare alle esigenze dettate: dall’apprendimento. dall’inclusione. dall’istruzione. dall’insegnamento. La progettazione dell'insegnamento è l'analisi della situazione da cui prende avvio l’azione: didattica. scolastica. di sostegno. valutativa. In ottica inclusiva, il curricolo comune va adattato per accogliere le esigenze: della dirigenza scolastica. degli allievi portatori di disabilità. degli insegnanti curricolari. di ciascuno studente. L’adattamento degli obiettivi didattici e dei materiali di apprendimento è parte integrante: soltanto del PEI. del PDP ma non del PEI. del PEI ma non del PDP. del PEI (piano educativo individualizzato) e del PDP (Piano didattico personalizzato). Quale, tra le seguenti, NON è una strategia di adattamento didattico: relazione. facilitazione. sostituzione. semplificazione. Nella classe inclusiva le strategie di adattamento: sono utili soprattutto ai docenti. sono destinate soltanto agli allievi con bisogni educativi speciali. tornano utili a tutti gli allievi. tornano utili soprattutto alla dirigenza scolastica. Una delle seguenti NON è una strategia di adattamento didattico: partecipazione alla cultura del compito. sostituzione. inversione. facilitazione. La strategia didattica della facilitazione prevede: l’offerta di attività libere. la riduzione del contenuto dell’attività. una aggiunta di informazioni per svolgere l’attività. un esonero dallo svolgimento dell’attività. Nella strategia didattica della sostituzione, si vanno a sostituire: i metodi. i materiali. le consegne. gli obiettivi. Nel caso di ipoacusia, il banco va posto di fronte: alla finestra. alla foresta. alla cattedra. ai compagni. In presenza di deficit uditivo, la compromissione dell’udito si può compensare con: appositi strumenti. la voce. la vista. il tatto. In presenza di deficit visivo si possono utilizzare: mappe. schemi. audiolibri. riassunti. Per quanto riguarda la comprensione del testo per un allievo ipovedente, si può utilizzare del materiale di lettura: in Braille. LIS. alternativo. speciale. In caso di disabilità sensoriale, a carico della vista e dell’udito, il PEI suggerisce: scomposizione dei nuclei fondanti della disciplina. sostituzioni o semplificazioni. partecipazione alla cultura del compito. semplificazioni o facilitazioni. Nell’ambito dei disturbi generalizzati dello sviluppo, la strategia didattica della facilitazione prevede il ricorso al mediatore: globale. verbale. testuale. iconico. In caso di disturbi di attenzione, concentrazione e iperattività, i materiali didattici vanno presentati con: rapidità e tempestività. appositi strumenti. semplicità e ordine. complessità e disposizione. Le strategie di facilitazione nei disturbi oppostivi provocatori e comorbilità con ADHD si possono strutturare mediante la modalità: di e learning. scritta. di visual learning. on line. Un esempio di sostituzione, nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, è: la scomposizione dei nuclei fondanti della disciplina. la partecipazione alla cultura del compito. la facilitazione. la comunicazione aumentativa alternativa. La LIM può essere parte del generale processo di semplificazione delle attività didattiche, specialmente per quanto riguarda la semplificazione: dell’espressione grafico-pittorica. dell’espressione corporea. della sostituzione. della complessità concettuale. Lo schermo della LIM diviene per gli alunni spazio condiviso: di calcolo e concettualizzazione autonoma. di concettualizzazione e azione indiretta. di elaborazione e azione pregressa. di elaborazione e azione diretta. La LIM scardina la centralità: della voce umana. dell’insegnante. del testo scritto. dell’allievo. Secondo l’approccio dell’Universal Design for Learning, “quello che è necessario per qualcuno, finisce per diventare utile: “per alcuni”. “per la maggioranza”. “per nessuno”. “per tutti”. L’approccio dell’Universal Design for Learning si fonda sulla consapevolezza che gli allievi hanno: abilità uguali e stili di apprendimento differenti. abilità e stili di apprendimento differenti. disabilità differenti. livelli di giudizio differenti. Secondo l’Universal Design for Learning, includere significa promuovere: tutti i portatori di disabilità. tutti gli allievi. la creatività. tutte le intelligenze. Secondo il criterio della tolleranza dell’errore, la proposta didattica è tanto più efficace quanto più è pensata per: facilitare l’espressione corporea. limitare l’insuccesso. contenere gli errori. favorire la semplificazione. I principi dell’Universal Design for Learning sono in tutto: quattro. tre. sei. due. Le linee Guida elaborare dal CAST circa l’Universal Design for Learning risalgono al: 2011. 2016. 1999. 2021. La possibilità di attività coinvolgenti e motivanti per lo studente si può attuare mediante: lavori individuali. verifiche individuali. lavori di gruppo. verifiche di gruppo. Secondo il principio “fornire molteplici mezzi per manifestare impegno”, l’apprendimento in classe è un processo di: costruzione di significato. costruzione di gruppi di lavoro. implementazione. valutazione. La direttiva del 27 dicembre 2012 pone alla scuola, per la prima volta, il problema: dei bisogni educativi speciali dei suoi allievi anche senza certificazione o diagnosi. delle criticità comportamentali dei propri allievi. della collegialità. delle scarse competenze dei suoi allievi. La persona con svantaggio socio-economico linguistico culturale, senza alcuna diagnosi: potrebbe rientrare nei BES. rientra nei BES. non rientra nei BES. ) è esclusa categoricamente dai BES. Come sostiene d’Alonzo, la scuola italiana possiede risorse e una notevole tradizione, sul piano inclusivo: che nessun paese al mondo possiede. inferiore quantitativamente rispetto agli altri paesi. ambigue rispetto agli altri paesi. antiquate rispetto agli altri paesi. La direttiva del 27 dicembre 2012 ha evidenziato che l'area dello svantaggio scolastico: è molto più ampia di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. si circoscrive alla presenza di deficit certificato. è molto più ristretta di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. è molto più specifica di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. Se si desidera rispondere ai bisogni educativi speciali è necessario attivarsi per sviluppare le risorse: della strumentazione disponibile. dei docenti. delle scuole. degli studenti che ne sono portatori. Nei BES, l’interesse principale dei docenti va rivolto: alle difficoltà presenti. alle difficoltà latenti. alle potenzialità di ciascun studente. alle criticità dell’ambiente. La dislessia è un disturbo specifico: dell’ortografia. della lettura. del calcolo. della scrittura. La diagnosi dei DSA e' effettuata: da persone di fiducia della famiglia dell’allievo. dagli specialisti di ambito sanitario. dall’insegnante di sostegno. dagli insegnanti curriculari. I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono stati riconosciuti e definiti: dalla legge n. 170 dell’8 ottobre 2010. dalla legge n. 104 del 1992. dalla legge n. 517 del 1977. dalla legge n. 1859 del 1962. Nella disortografia, è compromessa la correttezza: della lettura. della scrittura. del calcolo. del ragionamento. Gli allievi con dislessia hanno difficoltà: nella comprensione del testo. nel calcolo rapido. del ragionamento. Nella scrittura. Nella scuola, gli allievi che presentano disturbi specifici dell’apprendimento: sono in continua crescita. sono in diminuzione. sono rimasti numericamente invariati negli anni. sono la maggioranza. Le strategie ritenute efficaci per la comprensione del testo degli allievi con DSA si distinguono in: strategie singole e strategie multiple. strategie singole e strategie multidisciplinari. strategie statiche e strategie dinamiche. strategie semplici e strategie complesse. Le misure dispensative sono interventi che consentono all’alunno con DSA di: non svolgere alcune prestazioni. rimandare alcune prestazioni. riflettere su alcune prestazioni. svolgere alcune prestazioni. Per l’alunno con DSA, gli strumenti compensativi: sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta. sostituiscono ma non facilitano la prestazione richiesta. consentono non svolgere la prestazione. facilitano ma non sostituiscono la prestazione richiesta. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative, a favore degli studenti con DSA, trovano la loro ragion d’essere: nei principi di individualizzazione e personalizzazione didattica. nella pratica della collegialità. nel momento della verifica e della valutazione. nel PEI (piano educativo individualizzato). S. Pinnelli (2015) suddivide gli strumenti compensativi a seconda che siano: a tecnologia multimediale o ipertestuale. a tecnologia analogica o digitale. a tecnologia personale o sociale. a bassa o alta tecnologia. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo: della sfera sensoriale. della sfera motoria. dell’autostima. dell’autocontrollo. Diversi autori sostengono che il deficit principale della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sia rappresentato da difficoltà che si manifestano: nelle situazioni scolastiche ma non in quelle lavorative e sociali. nelle situazioni lavorative e scolastiche ma non in quelle sociali. nelle situazioni sociali ma non in quelle scolastiche e lavorative. sia nelle situazioni scolastiche e lavorative che in quelle sociali. Secondo alcuni autori, la caratteristica distintiva del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è: l’asocialità. la metodicità. la dinamicità. l’impulsività. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) insorge: in epoca perinatale. in età evolutiva. nell’età adulta. in epoca prenatale. L’ipermedialità, secondo Pinnelli, favorisce l’apprendimento degli allievi con sindrome di attenzione e iperattività (ADHD): no. probabilmente. si. in parte. Rispetto alla fruizione della televisione da parte dell’alunno con deficit di attenzione e iperattività (ADHD), la differenza fondamentale è data: dalla comprensione di ciò che guarda. dalla presenza di altri spettatori. dalla dimensione dello schermo. dalla tipologia del programma trasmesso. Gli allevi con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) hanno, tra gli altri aspetti, un deficit: dell’aggressività. motivazionale. sociale. dell’autostima. Un recente impiego della tecnologia nel campo del disturbo da ADHD viene dall'utilizzo dei sistemi di: Biofeedback (BF) e Neurofeedback (NF). simulazione didattica. autoregolazione cognitiva. intelligenza artificiale. Le aree privilegiate di intervento attraverso le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sugli alunni con ADHD riguardano compiti: ) strategici, organizzativi, di memoria e di autoregolazione. attentivi, organizzativi, di memoria e di autoregolazione. attentivi, rievocativi, di memoria e di autobiografia. attentivi, organizzativi, di memoria e di autodeterminazione. È quel “complesso costrutto dell'attività cognitiva che si riferisce a delle abilità specifiche ben coordinate che, una volta apprese, permettono al soggetto di controllare il proprio comportamento senza la necessità di un supervisore esterno”. Stiamo parlando di: strategia cognitiva. funzione cognitiva. autoregolazione cognitiva. autonomia cognitiva. Una difficoltà di funzionamento della persona genera: una disabilità sensoriale. un disturbo specifico dell’apprendimento. un bisogno educativo speciale. una disabilità intellettiva. L’affermazione seguente “un bisogno educativo speciale può scaturire da moltissime combinazioni di fattori sfavorevoli per l’alunno”: corrisponde parzialmente a verità. corrisponde a verità. potrebbe corrispondere a verità. non corrisponde a verità. Nel modello di funzionamento della persona dell’OMS agli estremi superiori e inferiori si trovano: i fattori contestuali e le condizioni scolastiche. le condizioni fisiche e i fattori contestuali. le condizioni fisiche e i fattori mentali. le condizioni familiari e i fattori ereditari. Lo scopo generale della classificazione ICF è di fornire un linguaggio standard e unificato circa: la disabilità motoria. il funzionamento della persona. un bisogno educativo speciale. i disturbi specifici dell’apprendimento. La seguente definizione “insiemi pratici e significativi di funzioni fisiologiche, strutture anatomiche, azioni, compiti, o aree di vita correlate” nell’ICF si riferisce ai: fattori contestuali. domini. fattori ambientali. funzioni cognitive. I domini nell’ICF sono descritti in due elenchi principali: Funzioni e Strutture Comunicative; Attività e Partecipazione. Funzioni e Strutture Corporee; Attività e Relazione. Funzioni e Strutture Mentali; Attività e Socializzazione. Funzioni e Strutture Corporee; Attività e Partecipazione. La sigla PEI sta per: progettazione educativa incorporata. piano riabilitativo individualizzato. piano educativo individualizzato. piano educativo istituzionalizzato. Il PEI è elaborato è approvato: dal collegio dei docenti. dal team degli insegnanti di sostegno. dal GLO (Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione). dagli specialisti della patologia. Le sezioni del PEI più significative per la valorizzazione della prospettiva bio-psico-sociale sono quelle dedicate: al contesto. alle strutture mentali. ai fattori personali. alle strutture corporee. Guardare al PEI in prospettiva bio-psico-sociale significa leggere i bisogni educativi speciali in ottica di : disabilità. deficit. malattia. salute. La sigla ICF-CY identifica la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) nella sua versione specifica per: l’età adulta. i bisogni educativi speciali. l’infanzia e l’adolescenza. la disabilità intellettiva. Pensare al PEI in prospettiva bio-psico-sociale significa considerare l’allievo secondo una prospettiva: globale. settoriale. sistematica. critica. Rispetto ad un’azione, compito o funzione, quello che l’alunno è in grado di fare senza alcuna influenza di fattori contestuali, ambientali o personali, si definisce: abilità. prestazione. performance. capacità. Nella componente delle “Funzioni mentali” di ICF troviamo due domini: funzioni mentali centrali e funzioni mentali periferiche. funzioni mentali normali e funzioni mentali speciali. funzioni mentali globali e funzioni mentali specifiche. funzioni mentali semplici e funzioni mentali complesse. Tra le quattro dimensioni fondamentali del nuovo PEI non è presente: la dimensione della relazione, dell’interazione e della socializzazione. la dimensione della valutazione scolastica. la dimensione dell’autonomia e dell’orientamento. la dimensione della comunicazione e del linguaggio. Il modello di PEI voluto dal dm 182/2020 invita a strutturarlo secondo il seguente numero di dimensioni fondamentali: quattro. cinque. due. tre. |





