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LEZ 11-20

Fecha de Creación: 2026/03/19

Categoría: Otros

Número Preguntas: 36

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Il modello della motivazione a proteggersi (Protection motivation theory) è stato elaborato da: Rogers, nel 1983. Ajzen nel 1988. Rosenstock nel 1966. Gollwitzer nel 1993.

Secondo il modello della motivazione a proteggersi (Protection motivation theory, Rogers, 1983): La motivazione a proteggersi è il risultato di processi cognitivi responsabili della valutazione soggettiva della minaccia connesso alla malattia, da un lato, della risposta con cui far fronte alla malattia, dall’altro. Il limite principale del modello è il suo scarso potere predittivo rispetto all’adozione dell’azione preventiva consigliata. Per questo sono state proposte varie revisioni. La percezione della minaccia è influenzata da: mass-media, medici, giornali, amici, esperienza personale, pressione dei familiari, livello d’ansia. La percezione di gravità dipende soprattutto dalle conoscenze oggettive, mentre la percezione di vulnerabilità è prevalentemente soggettiva.

Secondo il modello della motivazione a proteggersi (Protection motivation theory, Rogers, 1983): La motivazione a proteggersi è il risultato di processi cognitivi responsabili della valutazione soggettiva della minaccia connesso alla malattia, da un lato, della risposta con cui far fronte alla malattia, dall’altro. Un elemento centrale del modello sono la considerazione delle percezioni individuali di vulnerabilità o rischio di contrarre una malattia. Un elemento centrale del modello sono le percezioni di gravità della malattia (le sue conseguenze mediche e sociali). Un elemento centrale del modello sono le barriere e i costi percepiti (effetti collaterali e gli inconvenienti dell'azione).

Il modello della motivazione a proteggersi (Protection motivation theory, Rogers, 1983) è di tipo: Continuo. Circolare. Complementare. Stadiale.

Il modello del comportamento pianificato (Theory of Planned Behavior, Ajzen, 1988) è di tipo: Continuo. Complementare. Circolare. Stadiale.

Il modello del comportamento pianificato è stato elaborato da: Ajzen nel 1988. Gollwitzer nel 1993. Rogers, nel 1983. Rosenstock nel 1966.

Il modello del comportamento pianificato (Ajzen, 1988): Tutte le altre alternative sono corrette. E' nato nell’ambito della psicologia sociale, e mira a fornire una spiegazione generale del comportamento, non limitandosi a quello connesso alla salute. Postula che la variabile che svolge un ruolo centrale nell’innescare l’azione è l’intenzione, cioè la motivazione necessaria per attuare un comportamento. Postula che conoscendo le variabili che influenzano il comportamento, è possibile manipolarle per apportare delle modifiche alle condotte dannose per la persona.

Il modello del comportamento pianificato (Ajzen, 1988): Postula che conoscendo le variabili che influenzano il comportamento, è possibile manipolarle per apportare delle modifiche alle condotte dannose per la persona. La percezione della minaccia è influenzata da: mass-media, medici, giornali, amici, esperienza personale, pressione dei familiari, livello d’ansia. La percezione di gravità dipende soprattutto dalle conoscenze oggettive, mentre la percezione di vulnerabilità è prevalentemente soggettiva. Il limite principale del modello è il suo scarso potere predittivo rispetto all’adozione dell’azione preventiva consigliata. Per questo sono state proposte varie revisioni.

Il modello di implementazione degli obiettivi è stato proposto da: Gollwitzer nel 1993. Rosenstock nel 1966. Ajzen nel 1988. Rogers, nel 1983.

Secondo l’implementazione degli obiettivi proposto da Gollwitzer (1993): Per mettere in atto un comportamento: nella prima fase il soggetto decide di agire in base alla formulazione di un desiderio; nella seconda fase la persona sviluppa l'intenzione di implementare la decisione e pianifica come trasformarla in realtà. Nella terza fase, detta di "preparazione", l’individuo si accinge a cambiare, sviluppando l’intenzione di agire concretamente nell’arco del mese successivo. Nella prima fase, detta di "precontemplazione", l’individuo non ha alcuna intenzione di cambiare comportamento nel prossimo futuro (prossimi 6 mesi). Nella seconda fase, detta di "contemplazione", l’individuo inizia a pensare al cambiamento, ma non ha ancora intrapreso azioni in tal senso; è consapevole che c’è un problema, considera attivamente la possibilità di superarlo, ma non si è ancora impegnato a farlo.

L’implementazione degli obiettivi (Gollwitzer, 2006) è un modello di tipo: Complementare. Continuo. Circolare. Stadiale.

Il modello trans teoretico del cambiamento è stato elaborato da: Prochaska e DiClemente nel 1982. Rosenstock nel 1966. Rogers, nel 1983. Gollwitzer nel 1993.

Secondo il modello trans teoretico del cambiamento (Prochaska e DiClemente, 1982): Prima che il cambiamento del comportamento abbia luogo, la dimensione temporale viene concettualizzata in termini di intenzione. Le intenzioni di implementazione hanno molto in comune con le abitudini, ma differiscono per il fatto che le intenzioni si formano tramite un processo deliberato di pianificazione, mentre le abitudini si creano attraverso la mera ripetizione del comportamento. Le intenzioni di implementazione possono avere effetti benefici anche tra coloro che conducono stili di vita malsani (chi segue una dieta con tanti grassi ha elevate probabilità di adottare un’alimentazione sana ricca di frutta, se ne sviluppa l’intenzione), ma gli effetti delle intenzioni di implementazione e delle abitudini malsane sono indipendenti (la persona può cioè aumentare l’apporto di frutta, ma continuare ad assumere cibi grassi). Distingue tra l’intenzione di fissare un obiettivo (o intenzione finalizzata), che è il risultato di una decisione presa tra più desideri in competizione, e l’intenzione di implementazione, che deriva dalla scelta tra i diversi modi per realizzare l’obiettivo (l’individuo specifica quando, dove e come raggiungere l’obiettivo).

Il modello transteoretico del cambiamento (Transtheoretical model of change, Prochaska e Di Clemente, 1982) è di tipo: Stadiale. Complementare. Continuo. Circolare.

L’approccio del processo di azione rilevante per la salute è stato presentato e sostenuto da quale autore?. Schwarzer nel 1992. Rogers, nel 1983. Rosenstock nel 1966. Gollwitzer nel 1993.

L’approccio del processo di azione rilevante per la salute (Health action process approach, Schwarzer, 1992) è un modello di tipo: Stadiale. Circolare. Complementare. Continuo.

L’approccio del processo di azione rilevante per la salute (Schwarzer, 1992): Tutte le altre alternative sono corrette. E’ un modello socio-cognitivo di carattere stadiale che ha una fase motivazionale e una volitiva. Postula che l’autoefficacia percepita, le aspettative di risultato e la percezione del rischio concorrono alla formulazione dell’intenzione. Postula che nella fase motivazionale l’individuo sviluppa l’intenzione di cambiare comportamenti rischiosi in favore di altre condotte.

Con il termine "eustress" si intende. Lo stess positivo. La defizione di stress presentata dall'Unione Europea. Lo stress negativo. Lo stress euristico.

La cosiddetta sindrome generale di adattamento (General Adaptation Syndrome, GAS) è stata illustrata nel 1946 da quale autore?. Selye. Ajzen. Rosenstock. Rogers.

Nella sindrome generale di adattamento (General Adaptation Syndrome, GAS) si possono riconoscere tre fasi comuni a tutti gli animali, compreso l'uomo: Reazione di allarme, resistenza, esaurimento. Attivazione, proazione, reazione. Reazione di allarme, pianificazione, ritiro. Immobilizzazione, valutazione dell'allarme, reazione.

Le risposte fisiologiche allo stress sono mediate da un complesso meccanismo neuroendocrino di comunicazione che coinvolge il sistema nervoso centrale e periferico e il sistema endocrino. Il coordinamento dei vari meccanismi che entrano in gioco nello stress è delegato al sistema nervoso centrale, ma il ruolo principale spetta al: sistema nervoso autonomo. sistema parasimpatico. Nessuna delle precedenti risposte è corretta. sistema simpatico.

Con il termine "distress" si intende. Lo stress negativo. Lo stess positivo. La defizione di stress presentata dall'Unione Europea. Lo stress euristico.

La Social Readjustment Rating Scale proposta da Holmes e Rahe: Consiste in una lista di 43 eventi relativi a vari ambiti e comprende anche gli eventi positivi. Consiste in una lista di 43 eventi relativi a vari ambiti ma comprende solo gli eventi negativi. nessuna delle alternative è corretta. Grazie a questa scala si è visto che non c'è differenza tra coloro che riportano un numero elevato di eventi stressanti e coloro che ne riportano un numero ridotto rispetto al contrarre più frequentemente malattie.

Secondo la teoria cognitivo-transazionale (Lazarus): L’individuo, attraverso la valutazione cognitiva, attribuisce agli eventi di vita un significato in relazione al proprio benessere e decide di conseguenza come reagire. L'individuo esplora e considera la spropria pinta all'autodeterminazione nel valutare la risposta agli stressors. Nessuna delle precedenti risposte è corretta. Nell'affrontare gli eventi stressanti, l'individuo può adottare diverse strategie di coping a seconda dell'evento stressante.

Quale autore ha concettualizzato il tratto generale di personalità del “sensation seeking” (ricerca di forti sensazioni);. Zuckerman. Tajfel. Lazarus. Selye.

Considerando il ruolo delle differenze individuali nella reazione allo stress, quale affermazione, tra le seguenti, è corretta: tutte le alternative sono corrette. la personalità contribuisce alle differenza individuali nel processo di stress. La personalità contribuisce alle differenze individuali nel processo di stress, influenzando gli eventi di vita, la valutazione cognitiva, le strategie di coping e gli esiti per la salute. Gli individui con alti punteggi di nevroticismo sono esposti a un maggior n. di eventi negativi, selezionano strategie di coping inappropriate, sviluppano emozioni negative e quindi sono meno efficaci nell’affrontare i problemi.

Lo stress: può, in alcuni casi, aggravare il quadro sintomatologico della persona o impedire la guarigione. non agisce sul sistema gastrointestinale ma solo sulla salute mentale. viene vissuto dalla persona, ma non dai caregiver. non arriva ad agire sulla salute mentale, ma soprattutto sul sistema gastrointestinale.

Quando si parla di eustress: Quando le pressioni sono tollerabili dal soggetto, che è così in grado di mobilitare le risorse necessarie per affrontare lo stress. Quando le pressioni non sono tollerabili dal soggetto, che non è così in grado di mobilitare le risorse necessarie per affrontare lo stress. Quando le pressioni sono tollerabili dal soggetto, cheperò non è in grado di mobilitare le risorse necessarie per affrontare lo stress. nessuna delle alternative è corretta.

Il coping orientato all’evitamento secondo Endler e Parker (1993): include la distrazione o la distrazione cognitiva. include strategie focalizzate a risolvere, minimizzare o riconcettualizzare il problema. include il sognare a occhi aperti, le risposte emotive o l’eccessiva preoccupazione per se stessi. include l’attribuzione di senso alla propria condizione, il che è fondamentale per riuscire a darsi nuovi obiettivi e la motivazione per perseguirli.

Il coping orientato al compito secondo Endler e Parker (1993): include strategie focalizzate a risolvere, minimizzare o riconcettualizzare il problema. include il sognare a occhi aperti, le risposte emotive o l’eccessiva preoccupazione per se stessi. include l’attribuzione di senso alla propria condizione, il che è fondamentale per riuscire a darsi nuovi obiettivi e la motivazione per perseguirli. include la distrazione o la distrazione cognitiva.

Il coping centrato sul significato (Park e Folkman): include l’attribuzione di senso alla propria condizione, il che è fondamentale per riuscire a darsi nuovi obiettivi e la motivazione per perseguirli. include strategie focalizzate a risolvere, minimizzare o riconcettualizzare il problema. include la distrazione o la distrazione cognitiva. include il sognare a occhi aperti, le risposte emotive o l’eccessiva preoccupazione per se stessi.

Secondo Cohen e Lazarus (1979) il coping svolge la funzione di: Tutte le risposte sono corrette. Limitare le condizioni esterne dannose. Mantenere un’immagine positiva di sé. Tollerare gli eventi negativi o adattarsi a essi.

La distinzione di Coping focalizzato sul problema e Coping focalizzato sull’emozione è imputabile a: Lazarus e Folkman (1984). Endler e Parker (1993). Turner e Gollwitzer (1993). Rogers e Brown (1983).

La formulazione originaria di coping è stata proposta da : Lazarus e Folkman (1984). Rogers e Brown (1983). Turner e Gollwitzer (1993). Ajzen e Tajfel (1988).

Il coping è: Tutte le risposte sono corrette. L’insieme degli sforzi cognitivi, comportamentali ed emotivi mirati alla gestione delle situazioni percepite soggettivamente come stressanti. Include non solo risposte volontarie, ma anche le risposte involontarie e automatiche che si attivano quando l’autonomia, la competenza e la capacità di valutare i rapporti tra gli eventi vengono minacciate. Una modalità di risposta allo stress la cui funzione generale è quella di permettere l’adattamento dell’individuo all’ambiente.

Il coping orientato all’emozione secondo Endler e Parker (1993): include il sognare a occhi aperti, le risposte emotive o l’eccessiva preoccupazione per se stessi. include l’attribuzione di senso alla propria condizione, il che è fondamentale per riuscire a darsi nuovi obiettivi e la motivazione per perseguirli. include strategie focalizzate a risolvere, minimizzare o riconcettualizzare il problema. include la distrazione o la distrazione cognitiva.

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